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Particolare Tenuità Del Fatto — Anno 2026

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1431 provvedimenti applicano questo termine

Altri anni per Particolare Tenuità Del Fatto

Provvedimenti

Occupazione abusiva di immobile: no allo stato di necessità
L'Imputato ha occupato un locale di proprietà pubblica per adibirlo a proprio ufficio privato. Il soggetto ha continuato l'utilizzo dell'immobile nonostante il rifiuto dell'autorizzazione e un'ordinanza di sgombero emessa dal Comune. La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per occupazione abusiva di immobile. I giudici hanno escluso lo stato di necessità perché il locale serviva come ufficio e non per far fronte a un pericolo imminente per la vita o la salute. La Cassazione ha negato anche la causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto a causa della natura prolungata dell'illecito. L'Imputato non ha ottenuto le attenuanti generiche per via dei suoi precedenti penali. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile con condanna al pagamento delle spese e delle sanzioni pecuniarie.
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Spaccio e particolare tenuità del fatto: condanna confermata
L'Imputato è stato condannato per il reato di cessione di sostanze stupefacenti di lieve entità. La difesa ha proposto ricorso in Cassazione censurando la mancata applicazione della particolare tenuità del fatto da parte dei giudici di secondo grado. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. La decisione ha confermato che la pluralità delle cessioni e la presenza di droghe pesanti impediscono di considerare il fatto tenue. L'esito finale vede la conferma della condanna a otto mesi di reclusione e ottocento euro di multa, oltre al pagamento delle spese processuali e al versamento di tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Dichiarazione fraudolenta: reato confermato ma pena da rivedere
Un amministratore societario è stato condannato per il reato di dichiarazione fraudolenta mediante l'uso di fatture per operazioni inesistenti, legate a un illecito contratto di appalto di manodopera. La Corte di Cassazione ha confermato la responsabilità penale e il dolo di evasione, evidenziando come la finta interposizione consenta l'indebita detrazione dell'IVA. Tuttavia, la Suprema Corte ha annullato parzialmente la sentenza di secondo grado con rinvio ad altra sezione. I giudici d'appello avevano infatti omesso di motivare sulla richiesta difensiva di applicazione della particolare tenuità del fatto, formulata con memoria scritta e supportata dal pagamento rateale del debito tributario. La responsabilità dell'imputato rimane accertata in modo definitivo.
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Ricettazione di un veicolo rubato: la Cassazione conferma la pena
L'Imputato ha proposto ricorso in Cassazione per contestare la condanna relativa alla ricettazione di un veicolo rubato. La difesa ha sostenuto l'assenza di prova sul furto del mezzo e ha richiesto l'applicazione delle attenuanti per la lieve entità o la causa di non punibilità della particolare tenuità del fatto. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso del tutto inammissibile. La provenienza illecita del veicolo è risultata provata dalla denuncia di furto e dalle indagini immediate delle forze dell'ordine. Inoltre, la gravità dell'episodio, legata al valore economico del mezzo, unita ai precedenti penali del soggetto, ha escluso ogni attenuante. L'Imputato perde il ricorso ed è stato condannato al pagamento delle spese del processo e al versamento di tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Vendita di prodotti con marchi contraffatti: reato per l’orafo
Un orafo e una commerciante sono stati condannati per la vendita di prodotti con marchi contraffatti dopo essere stati trovati in possesso di ciondoli artigianali che riproducevano la celebre corona a cinque punte di un noto marchio di orologi. La difesa ha sostenuto l'assenza di inganno per la natura decorativa e artigianale dell'oggetto. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, precisando che il reato punisce la semplice detenzione per la vendita di prodotti recanti marchi contraffatti a tutela della fede pubblica. La natura artigianale dell'oggetto e la presunta grossolanità della riproduzione non escludono il reato. La Suprema Corte ha inoltre confermato la responsabilità penale degli imputati anche per il reato di ricettazione.
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Furto d’uso: il mancato rientro della refurtiva aggrava la pena
L'Imputato è stato condannato per furto aggravato. Successivamente ha proposto ricorso in Cassazione per ottenere la riqualificazione del reato in furto d'uso e la concessione della particolare tenuità del fatto. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. Riguardo all'ipotesi di furto d'uso, i giudici hanno rilevato l'assenza della restituzione spontanea del bene, elemento indispensabile previsto dalla legge. Per quanto concerne la particolare tenuità del fatto, la Corte ha confermato l'ampia discrezionalità del giudice di merito nell'individuazione degli elementi decisivi. L'Imputato è stato condannato al pagamento delle spese processuali e al versamento di tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Rapina impropria consumata: oltre le casse scatta la condanna
L'imputata ha prelevato dei beni dagli scaffali di un esercizio commerciale per un valore di circa 147 euro. Ha superato la barriera delle casse ed è stata fermata dai vigilanti in prossimità dell'uscita. Per scappare, ha spintonato la guardia e il direttore. La difesa ha sostenuto che il fatto costituisse solo un tentativo, in quanto la sorveglianza continuativa non le aveva permesso di acquisire l'autonomo possesso della merce. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso. I giudici hanno stabilito che la rapina impropria si considera consumata con la semplice sottrazione della merce. L'intervento della vigilanza impedisce l'impossessamento definitivo, ma non cancella la sottrazione già avvenuta. L'uso della violenza per guadagnare la fuga perfeziona il reato consumato. La condanna resta confermata.
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Ricettazione di patente di guida: no a sconto per valore minimo
L'Imputato è stato condannato per la ricettazione di patente di guida, utilizzata per sottrarsi a un ordine di carcerazione. La difesa ha proposto ricorso in Cassazione sostenendo il valore minimo del documento e chiedendo l'attenuante della particolare tenuità del fatto. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso, chiarificando che la lieve entità economica non basta ad attenuare la pena. Occorre infatti valutare la pericolosità sociale e la capacità a delinquere del soggetto, dimostrata nel caso specifico dall'uso del documento per eludere la giustizia e dai precedenti penali reiterati. L'Imputato è stato condannato al pagamento delle spese processuali e al versamento di una sanzione di tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Particolare tenuità del fatto negata per evasione e furto
L'Imputato ha proposto ricorso in Cassazione contro la sentenza di condanna per i reati di evasione e furto pluriaggravato. La difesa ha sostenuto la scarsa gravità dell'evasione, definita come un allontanamento temporaneo di poche decine di metri, e ha invocato l'applicazione della particolare tenuità del fatto. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. Per il reato di evasione, la breve distanza non riduce la gravità della condotta lesiva. Per il furto pluriaggravato, la richiesta contrasta con i limiti stabiliti dall'articolo 131-bis del codice penale, poiché le pene previste superano le soglie di legge. L'Imputato è stato condannato al pagamento delle spese processuali e al versamento di tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Simulazione di reato: condanna confermata per falsa denuncia
Un professionista ha denunciato lo scippo del proprio cellulare ad opera di due minorenni all'esterno di un esercizio commerciale. Le indagini della polizia giudiziaria hanno smentito la ricostruzione: le telecamere di videosorveglianza non hanno registrato l'evento e i tabulati telefonici hanno attestato la totale assenza di traffico nei venti giorni precedenti, smentendo l'uso continuo dichiarato dal denunciante. Successivamente l'uomo ha sostenuto di aver ottenuto la restituzione del telefono da parte del genitore dell'autore del furto, modificando anche il luogo dell'evento. I giudici di merito lo hanno condannato per simulazione di reato a otto mesi di reclusione. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso, ritenendo la versione difensiva illogica e confermando il diniego della particolare tenuità del fatto a causa della complessità delle indagini inutilmente attivate.
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Occupazione abusiva di terreni: terreno vasto, niente tenuità
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso contro la condanna per occupazione abusiva di terreni. L'imputato contestava la valutazione della responsabilità e il diniego della causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto. I giudici di legittimità hanno chiarito che non è possibile richiedere in Cassazione una nuova valutazione delle prove già esaminate in appello. L'occupazione abusiva di terreni riguardava una superficie di notevole estensione e costituiva un reato permanente, elementi che escludono a priori la lieve entità dell'offesa. Di conseguenza, la Corte ha confermato la condanna e ha sanzionato il ricorrente con il pagamento delle spese processuali e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Ricettazione di lieve entità: la prescrizione sfuma in Cassazione
L'Imputato è stato condannato per la ricettazione di due smartphone. La difesa ha proposto ricorso in Cassazione lamentando l'avvenuta prescrizione del reato e contestando il mancato riconoscimento della speciale attenuante della ricettazione di lieve entità. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. Riguardo alla prescrizione, i giudici hanno chiarito che il termine era slittato a causa del congelamento dei tempi dovuto allo sciopero degli avvocati. Riguardo alla ricettazione di lieve entità, la Cassazione ha evidenziato la corretta valutazione dei giudici di merito, i quali hanno considerato il valore non trascurabile dei telefoni e la natura seriale della condotta. Il ricorso inammissibile non permette di beneficiare della prescrizione e comporta la condanna al pagamento di tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Falsa attestazione a pubblico ufficiale: fedina pulita non basta
L'Imputato propone ricorso alla Corte di Cassazione contro la condanna per il reato di falsa attestazione a pubblico ufficiale. La difesa contesta la responsabilità penale e lamenta il mancato riconoscimento della particolare tenuità del fatto e delle attenuanti generiche. La Suprema Corte dichiara il ricorso del tutto inammissibile. I giudici evidenziano che i motivi presentati ripetono in modo generico gli argomenti già respinti nei gradi precedenti. Inoltre, l'assenza di precedenti penali e la presenza di un impiego stabile non bastano da sole a giustificare uno sconto di pena. La decisione stabilisce che la dichiarazione mendace all'autorità non beneficia di attenuanti senza elementi idonei. L'Imputato perde la causa e viene condannato al pagamento delle spese processuali e al versamento di tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Possesso di segni distintivi contraffatti: ricorso inammissibile
L'Imputato è stato prosciolto dal Tribunale per il reato di possesso di segni distintivi contraffatti in ragione della particolare tenuità del fatto. Nonostante il proscioglimento, L'Imputato ha presentato ricorso in Cassazione per contestare la ricostruzione dei fatti e la valutazione delle prove operata dal giudice di primo grado. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. La Suprema Corte ha chiarito che in sede di legittimità non è consentito richiedere un nuovo esame degli elementi probatori quando la motivazione della sentenza impugnata appare congrua e priva di vizi logici. Di conseguenza, L'Imputato è stato condannato al pagamento delle spese del processo e al versamento della somma di tremila euro in favore della Cassa delle ammende.
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Occupazione abusiva di immobile pubblico: no alla tenuità
L'Imputato ha proposto ricorso contro la condanna per la occupazione abusiva di immobile pubblico (art. 633 c.p.). La difesa ha contestato la sussistenza dell'elemento soggettivo del reato e la mancata applicazione della causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che le contestazioni sull'intenzione delittuosa richiedevano una rivalutazione dei fatti inammissibile in sede di legittimità. Inoltre, la particolare tenuità del fatto è stata esclusa a causa della natura prolungata e reiterata dell'occupazione, proseguita anche a fronte dei ripetuti dinieghi di regolarizzazione da parte dell'amministrazione pubblica. L'Imputato è stato quindi condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione di tremila euro in favore della Cassa delle Ammende.
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Combustione illecita di rifiuti: bruciare rame costa la condanna
L'Imputato è stato condannato per i reati di combustione illecita di rifiuti e porto abusivo di armi, per aver dato fuoco a guaine di plastica allo scopo di recuperare i cavi di rame contenuti all'interno e per la detenzione di un coltello a serramanico. L'Imputato ha proposto ricorso in Cassazione sostenendo l'assenza dell'elemento soggettivo, avendo egli tentato di contenere le fiamme, e chiedendo l'applicazione della non punibilità per particolare tenuità del fatto. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso. I giudici hanno chiarito che il reato richiede il solo dolo generico, ossia la consapevolezza di dare fuoco ai materiali. Inoltre, la presenza di precedenti penali specifici impedisce il riconoscimento della tenuità del fatto, a prescindere dal tempo trascorso dai reati anteriori. L'Imputato è stato quindi condannato al pagamento delle spese processuali.
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Sicurezza sul lavoro: blocco ignorato e condanna confermata
Il titolare di un autolavaggio è stato condannato per gravi inadempienze relative alla sicurezza sul lavoro e all'impiego di personale non regolarizzato. Nonostante un precedente provvedimento di sospensione dell'attività, l'imprenditore ha proseguito la gestione impiegando un lavoratore non in regola, sprovvisto di visite mediche, formazione e dispositivi di protezione individuale. L'imputato ha proposto ricorso in Cassazione lamentando l'inutilizzabilità dei verbali e invocando la particolare tenuità del fatto. La Corte Suprema ha rigettato il ricorso, confermando la condanna. I giudici hanno chiarito che la reiterazione delle violazioni e l'inosservanza dei blocchi amministrativi escludono la tenuità dell'offesa, mentre i verbali ispettivi restano validi se non emergono indizi precisi prima dell'audizione. Il datore di lavoro deve quindi pagare la sanzione e le spese processuali.
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Particolare tenuità del fatto: negata per furto pluriaggravato
L'Imputato ricorre in Cassazione contestando il mancato riconoscimento della particolare tenuità del fatto per una condanna relativa al reato di furto pluriaggravato. La Suprema Corte dichiara il ricorso inammissibile per due ragioni fondamentali. In primo luogo, il reato di furto pluriaggravato prevede una pena edittale minima che supera i limiti stabiliti dalla legge per applicare tale beneficio. In secondo luogo, difetta il requisito della non abitualità del comportamento, evidenziato dai numerosi precedenti penali specifici dell'imputato. Di conseguenza, il Giudice conferma la condanna e sanziona il ricorrente con il pagamento delle spese processuali e di una somma in favore della Cassa delle Ammende.
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Ricettazione di materiale rubato: senza scuse scatta la condanna
Due individui venivano fermati durante un controllo stradale a bordo di un veicolo appartenente a terzi. Nel bagagliaio trasportavano ventidue apparecchiature pubbliche per l'irrigazione sottratte a un ente locale, del valore stimato tra 600 e 800 euro, insieme ad attrezzi da scasso. Gli imputati non fornivano alcuna giustificazione sulla provenienza dei beni. La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per la ricettazione di materiale rubato, dichiarando inammissibile il ricorso della difesa. I giudici hanno chiarito che chi viene sorpreso in possesso di merce illecita senza fornire spiegazioni credibili risponde del reato, poiché da tale condotta si desume la consapevolezza dell'origine delittuosa. La Cassazione ha negato sia l'ipotesi di lieve entità sia la particolare tenuità del fatto, condannando i ricorrenti al pagamento delle spese e a tremila euro in favore della Cassa delle Ammende.
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Particolare tenuità del fatto negata e condanna in Cassazione
L'Imputato è stato condannato per due episodi di tentato furto. La difesa ha proposto ricorso in Cassazione lamentando il mancato riconoscimento della particolare tenuità del fatto, l'errata applicazione della recidiva e la mancata riduzione della pena al massimo consentito per il tentativo. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che la valutazione della particolare tenuità del fatto rientra nella discrezionalità del giudice di merito e non è rivedibile in sede di legittimità se sostenuta da motivazione logica. Anche la recidiva risulta motivata in relazione alla pericolosità del soggetto e ai suoi precedenti. L'Imputato è stato condannato al pagamento delle spese processuali e al versamento di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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