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Particolare Tenuità Del Fatto — Anno 2026

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1431 provvedimenti applicano questo termine

Altri anni per Particolare Tenuità Del Fatto

Provvedimenti

Tentato furto aggravato: no allo sconto e multa di 3000 euro
Un uomo, condannato per tentato furto aggravato, ha presentato ricorso in Cassazione lamentando la mancata applicazione della particolare tenuita del fatto e la mancata riduzione massima della pena per il tentativo. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno evidenziato che i motivi presentati erano del tutto generici e miravano a ottenere un nuovo esame del merito della vicenda, precluso in sede di legittimita. Di conseguenza, il ricorrente e stato condannato al pagamento delle spese processuali e al versamento di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Tentato furto aggravato: niente sconti per i complici
Due soggetti sono stati condannati per tentato furto aggravato. La Corte d'appello ha ridotto la pena, ma ha confermato la loro responsabilità penale. I condannati hanno proposto ricorso per Cassazione, lamentando la mancata applicazione della particolare tenuità del fatto e contestando la ricostruzione del loro accordo criminoso. La Suprema Corte ha dichiarato inammissibili entrambi i ricorsi. I giudici hanno evidenziato che i motivi erano del tutto generici e non si confrontavano con le prove del danno arrecato e con l'abitualità della condotta di uno dei ricorrenti. Di conseguenza, i due imputati sono stati condannati al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria a favore della Cassa delle Ammende.
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Tentato furto: inammissibilità del ricorso per cassazione
Il caso riguarda un uomo condannato per molteplici episodi di tentato furto. La Corte d'appello aveva dichiarato prescritto un capo d'accusa e ridotto la pena complessiva. L'imputato ha proposto ricorso, ma la Corte di Cassazione ha rilevato l'inammissibilità del ricorso per cassazione. Innanzitutto, la difesa ha depositato una memoria difensiva oltre il termine di quindici giorni liberi prima dell'udienza. Inoltre, i motivi d'appello relativi alla particolare tenuità del fatto e al trattamento sanzionatorio erano del tutto generici. Infine, la richiesta di applicare lo stato di necessità mirava solo a una inammissibile rivalutazione dei fatti già accertati in sede di merito. La Cassazione ha quindi respinto il ricorso, condannando il ricorrente al pagamento delle spese processuali e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Violenza privata: assolto dal reato ma condannato a pagare
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato da un uomo, confermando la sua responsabilità civile per il reato di violenza privata, nonostante l'assoluzione penale per particolare tenuità del fatto. La vicenda nasce dall'opposizione dell'imputato contro la sentenza d'appello che lo condannava al risarcimento dei danni verso la vittima. La Suprema Corte ha ribadito che la violenza privata si configura anche attraverso la violenza impropria, ossia qualsiasi comportamento anomalo capace di esercitare pressioni sulla volontà altrui e limitarne la libertà di azione. Di conseguenza, l'imputato perde definitivamente la causa, viene condannato a pagare le spese processuali, una sanzione di tremila euro alla Cassa delle ammende e oltre tremila euro per le spese legali della persona offesa.
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Furto con strappo: il danno morale pesa più del valore del bene
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un uomo condannato per il reato di furto con strappo, commesso strappando il cellulare dalle mani di una donna anziana. I giudici hanno confermato il diniego della particolare tenuità del fatto a causa dei precedenti penali del colpevole e della gravità dell'azione. Inoltre, la Suprema Corte ha escluso l'attenuante del danno di speciale tenuità: per la sua concessione non rileva solo il valore economico del bene, ma anche il danno morale subito dalla vittima, aggredita improvvisamente. L'imputato è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Patente falsa e fuga: niente particolare tenuità del fatto
Un automobilista è stato condannato per l'uso di patente e permesso internazionale falsi. Durante un controllo, l'uomo ha tentato di fuggire accelerando alla vista della polizia. La difesa ha richiesto l'applicazione della causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto. La Corte di Cassazione ha confermato il diniego di questa agevolazione. I giudici hanno evidenziato la gravità della condotta, caratterizzata dal possesso di molteplici documenti contraffatti e dal tentativo di sottrarsi al controllo di polizia. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile, confermando la condanna del conducente.
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Particolare tenuità del fatto: il tentato furto non la garantisce
L'Imputato, condannato per tentato furto aggravato, ha proposto ricorso in Cassazione lamentando la mancata applicazione della causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto. Secondo la difesa, trattandosi di un reato solo tentato, non si era verificata alcuna offesa concreta o danno economico per la vittima. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che la valutazione sulla particolare tenuità del fatto richiede un esame complessivo della condotta, della colpevolezza e del pericolo creato. Inoltre, la nozione di danno non coincide con il mero pregiudizio economico, ma va intesa come danno criminale, ossia come offesa all'ordine giuridico. L'Imputato è stato condannato al pagamento delle spese e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Furto di un tester: perché anche un campione costa caro
L'Imputata è stata condannata per furto aggravato dopo aver sottratto un flacone di profumo utilizzato come tester in un negozio. La difesa ha sostenuto che il furto di un tester non configurasse un danno economico, poiché l'oggetto non era destinato alla vendita, chiedendo l'applicazione della particolare tenuità del fatto e l'attenuante del danno lieve. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, dichiarandolo inammissibile. I giudici hanno chiarito che il tester, corrispondente a un'intera boccetta di profumo, possiede un valore economico reale stimato in cento euro. Di conseguenza, il danno non può considerarsi irrisorio né il fatto di speciale tenuità. L'Imputata perde la causa ed è condannata a pagare le spese processuali e tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Aumento di pena per recidiva: la Cassazione nega ogni sconto
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un cittadino condannato a un anno e sei mesi di reclusione per violazione delle misure di prevenzione antimafia. L'imputato contestava l'applicazione della recidiva e l'entità della sanzione. I giudici hanno confermato la legittimità del trattamento sanzionatorio, convalidando l'aumento di pena per recidiva infraquinquennale e negando la particolare tenuità del fatto. La decisione si fonda sui numerosi precedenti penali del ricorrente, in particolare per reati contro il patrimonio, che dimostrano un'abitualità criminosa incompatibile con qualsiasi beneficio o attenuante. Di conseguenza, la condanna è diventata definitiva e il ricorrente dovrà pagare le spese processuali e una sanzione pecuniaria.
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Misura di prevenzione: la Cassazione nega sconti al recidivo
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un cittadino condannato a un anno di reclusione per aver violato una misura di prevenzione, allontanandosi dal proprio comune di residenza per compiere attività illecite. I giudici hanno confermato il diniego della particolare tenuità del fatto e delle attenuanti generiche, evidenziando la gravità della condotta e i numerosi precedenti penali del soggetto. Inoltre, la Suprema Corte ha chiarito che per l'applicazione della recidiva reiterata non serve una precedente dichiarazione formale di recidiva semplice, essendo sufficiente la presenza di più condanne definitive che dimostrino la pericolosità sociale del reo al momento del nuovo reato. L'imputato perde la causa e deve pagare le spese processuali e una sanzione pecuniaria.
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Particolare tenuità del fatto: quando l’abitualità costa cara
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato da un cittadino contro la sentenza della Corte di Appello. Il ricorrente lamentava la mancata applicazione della causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto. I giudici di legittimità hanno rilevato che il motivo era meramente ripetitivo e non si confrontava con la decisione d'appello, la quale aveva accertato l'abitualità della condotta. Inoltre, il ricorrente ha proposto motivi nuovi non collegati all'atto di appello principale, violando le regole procedurali. Di conseguenza, la Cassazione ha respinto il ricorso, confermando la condanna e sanzionando il ricorrente con il pagamento delle spese e di una somma alla Cassa delle ammende.
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Danneggiamento di cose esposte alla pubblica fede: reo condannato
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per danneggiamento di cose esposte alla pubblica fede ai danni di un soggetto che aveva distrutto un distributore automatico sulla pubblica via. La difesa sosteneva che la presenza di telecamere escludesse l'aggravante dell'esposizione alla pubblica fede e che la querela andasse confermata dopo la riforma Cartabia (D.Lgs. 31/2024). I giudici hanno chiarito che la videosorveglianza non equivale a una custodia continua e che la querela originaria è pienamente valida. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile.
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Reato di ricettazione: niente sconti se il bene ha valore
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un cittadino condannato per il reato di ricettazione. L'imputato chiedeva la riqualificazione del fatto in furto e l'applicazione della causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto. I giudici hanno stabilito che la richiesta di derubricazione era infondata per mancanza di prove sul furto. Inoltre, hanno confermato il diniego della particolare tenuità, giustificato dal valore economico del bene sottratto e dalle modalità concrete con cui è stato commesso il fatto. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Particolare tenuità del fatto: ricorso ripetitivo costa caro
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un'imputata condannata per truffa e ricettazione di un assegno bancario. La ricorrente lamentava il mancato riconoscimento della causa di esclusione della punibilità per la particolare tenuità del fatto. I giudici di legittimità hanno rilevato che i motivi di ricorso erano la mera ripetizione di quanto già dedotto in appello, senza una reale critica alla sentenza impugnata. La Corte d'Appello aveva legittimamente negato il beneficio valutando la gravità della condotta e la personalità del soggetto, gravato da recidiva qualificata. Di conseguenza, l'imputata è stata condannata al pagamento delle spese processuali e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Particolare tenuità del fatto: assolto chi resiste all’agente
Il Tribunale di Bari ha assolto un cittadino accusato di resistenza a pubblico ufficiale, applicando la causa di non punibilità della particolare tenuità del fatto. Il Procuratore della Repubblica ha impugnato la decisione, sostenendo che la legge escludesse espressamente l'applicazione di questo beneficio per tale reato. Tuttavia, durante il giudizio di Cassazione, la Corte Costituzionale ha dichiarato illegittima l'esclusione automatica per la resistenza a pubblico ufficiale. La Corte di Cassazione ha quindi dichiarato inammissibile il ricorso della Procura, confermando l'assoluzione dell'imputato grazie all'effetto retroattivo della decisione costituzionale e alla scarsa gravità concreta della condotta.
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Rissa e violenza: negata la particolare tenuità del fatto
L'Imputato è stato condannato per rissa aggravata e resistenza a pubblico ufficiale. Egli ha proposto ricorso in Cassazione lamentando il mancato riconoscimento della causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto, sostenendo che i giudici avessero valutato erroneamente la sua condotta successiva e applicato norme incostituzionali. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che, sebbene la norma ostativa per la resistenza sia stata dichiarata incostituzionale, il diniego della particolare tenuità del fatto è giustificato dalla concreta gravità dell'azione. L'Imputato, infatti, ha mostrato un'elevata aggressività, tentando di colpire i rivali e aggredendo fisicamente le Forze dell'Ordine intervenute per sedare la rissa. Di conseguenza, l'offesa non può considerarsi di lieve entità.
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Furto aggravato di fieno: quando la cortesia diventa reato
Un agricoltore è stato condannato per il reato di furto aggravato per aver falciato e asportato il fieno da un terreno ereditato da una parente, nonostante la revoca dell'autorizzazione allo sfalcio. L'uomo sosteneva di aver agito legittimamente ritenendo il fondo proprio per usucapione. La Corte di Cassazione ha confermato la qualificazione del fatto come furto, escludendo l'appropriazione indebita poiché l'autorizzazione iniziale era di mera cortesia. Tuttavia, i giudici di legittimità hanno accolto il ricorso limitatamente alla mancata valutazione, da parte della Corte d'appello, della causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto. La sentenza è stata quindi annullata con rinvio su questo specifico punto, confermando nel resto la responsabilità civile dell'imputato.
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Occupazione abusiva di immobile: nessun beneficio senza rilascio
L'Occupante di un alloggio di edilizia residenziale pubblica, condannata in appello a otto mesi di reclusione per occupazione abusiva di immobile, ha proposto ricorso per Cassazione. La ricorrente ha invocato l'applicazione della particolare tenuità del fatto e il beneficio della non menzione della condanna, evidenziando il pagamento delle utenze e dei canoni. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, precisando che la causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto è incompatibile con i reati permanenti finché la condotta illecita è in corso. Inoltre, la natura pluriennale dell'occupazione abusiva e l'assenza di reale risarcimento escludono la concessione della non menzione. L'Occupante perde definitivamente il ricorso e deve pagare le spese processuali.
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Sorveglianza speciale: il sonno profondo non evita la condanna
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un uomo sottoposto alla misura della sorveglianza speciale, condannato per non essere stato trovato in casa durante un controllo notturno delle forze dell'ordine. L'imputato si era giustificato adducendo un sonno profondo che gli aveva impedito di sentire i controllori bussare alla porta. I giudici hanno stabilito che il sonno profondo non esclude la responsabilità penale, poiché il sorvegliato ha il dovere assoluto di rendersi sempre reperibile presso il proprio domicilio. Inoltre, la Suprema Corte ha negato l'applicazione della particolare tenuità del fatto a causa dei numerosi precedenti di polizia dell'uomo, confermando la condanna a tre mesi e dieci giorni di arresto e disponendo una sanzione pecuniaria per il ricorso inammissibile.
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Furto in parrocchia: no alla particolare tenuità del fatto
Un uomo, autore di un furto all'interno di una sala parrocchiale, è stato condannato alla pena di otto mesi di reclusione e duecento euro di multa. L'imputato ha proposto ricorso per Cassazione contestando la procedibilità del reato per mancanza di querela e richiedendo l'applicazione della causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno accertato la presenza di una regolare querela sporta dalla persona offesa. Inoltre, la Corte ha escluso la particolare tenuità del fatto a causa dei numerosi precedenti penali dell'uomo per reati contro il patrimonio, che dimostrano una condotta abituale incompatibile con il beneficio. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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