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Particolare Tenuità Del Fatto — Anno 2023

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1700 provvedimenti applicano questo termine

Altri anni per Particolare Tenuità Del Fatto

Provvedimenti

Reato di evasione: anche un breve allontanamento costa caro
Un soggetto sottoposto alla misura degli arresti domiciliari si è allontanato dalla propria abitazione senza alcuna autorizzazione. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso dell'imputato, confermando la condanna per il reato di evasione. I giudici hanno chiarito che per la configurazione del reato è sufficiente il solo allontanamento non autorizzato dal luogo di custodia, indipendentemente dalla durata dell'assenza, dalla distanza percorsa o dai motivi personali del soggetto. È stata inoltre esclusa l'applicazione della particolare tenuità del fatto e delle circostanze attenuanti generiche. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria in favore della cassa delle ammende.
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Particolare tenuità del fatto: negata a chi fugge nel traffico
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un automobilista che chiedeva l'applicazione della causa di non punibilità per la particolare tenuità del fatto. L'uomo era fuggito a forte velocità durante l'orario di punta, mettendo in grave pericolo l'incolumità di numerosi passanti. I giudici hanno confermato che la condotta non può essere considerata di lieve entità sia per l'elevata pericolosità della fuga, sia per la presenza di due precedenti condanne definitive a carico del soggetto, che dimostrano l'abitualità del comportamento criminoso. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Esercizio arbitrario delle proprie ragioni: punito il fai-da-te
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibili i ricorsi di due soggetti condannati per il reato di esercizio arbitrario delle proprie ragioni. Gli imputati avevano rotto un lucchetto per accedere a un'area contesa, adiacente a quella locata all'azienda della moglie di uno di essi. La Corte ha confermato la responsabilità penale basandosi sulle riprese video e sull'esistenza di un contrasto di fatto sull'uso dell'area. È stata inoltre negata l'esclusione della punibilità per particolare tenuità del fatto, poiché l'azione era stata pianificata e organizzata nei dettagli. I ricorrenti sono stati condannati al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Offese in carcere: no alla particolare tenuità del fatto
Un detenuto ha proposto ricorso in Cassazione contestando la condanna per offese e minacce pronunciata nei suoi confronti. Il ricorrente sosteneva l'assenza di più persone al momento del fatto e richiedeva l'applicazione della causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno confermato che le offese sono avvenute davanti a un'infermiera e ad altri detenuti. Inoltre, la Corte ha escluso la particolare tenuità del fatto a causa della durata dell'azione e della gravità delle minacce che accompagnavano le ingiurie. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Patente sospesa e particolare tenuità del fatto: decide il Prefetto
Un automobilista, accusato di guida in stato di ebbrezza, viene dichiarato non punibile dal Tribunale per particolare tenuità del fatto. Nonostante il proscioglimento, il giudice gli applica direttamente la sospensione della patente per due anni. L'automobilista propone ricorso in Cassazione. La Suprema Corte accoglie parzialmente il ricorso, stabilendo che in caso di particolare tenuità del fatto la sospensione della patente resta applicabile poiché l'illecito è stato comunque accertato. Tuttavia, il giudice penale non ha il potere di irrogarla direttamente in assenza di condanna. La competenza esclusiva spetta al Prefetto. Di conseguenza, la Cassazione annulla la sanzione disposta dal giudice e trasmette gli atti al Prefetto per i provvedimenti di sua competenza.
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Reato di evasione: l’amore paterno non cancella la condanna
Un genitore sottoposto a misura restrittiva si è allontanato dal proprio domicilio senza autorizzazione per incontrare il figlio. Accusato del reato di evasione, l'uomo ha sostenuto che il diritto di visita del minore costituisse una causa di giustificazione. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. I giudici hanno stabilito che il diritto di vedere il proprio figlio non giustifica in alcun modo l'allontanamento arbitrario. Inoltre, la Suprema Corte ha escluso l'applicazione della particolare tenuità del fatto a causa della reiterazione e delle modalità della condotta. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di tremila euro in favore della Cassa delle Ammende.
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Evasione dai domiciliari: l’illusione della fuga costa caro
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un uomo condannato per il reato di evasione dai domiciliari. Il ricorrente contestava l'accertamento del dolo nell'allontanamento dalla propria abitazione e la mancata applicazione della particolare tenuità del fatto. I giudici di legittimità hanno stabilito che la Corte d'Appello ha fornito una motivazione logica e coerente sulla gravità della condotta e sull'intensità del dolo, elementi che precludono benefici sanzionatori. Di conseguenza, oltre alla conferma della condanna, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Particolare tenuità del fatto: negata a chi viola i domiciliari
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un soggetto in detenzione domiciliare che chiedeva l'applicazione della particolare tenuità del fatto per essersi allontanato temporaneamente. I giudici hanno stabilito che l'incontro con due soggetti pregiudicati e l'incertezza sulla durata della violazione impediscono di considerare l'azione come un fatto di lieve entità. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di tremila euro a favore della Cassa delle ammende.
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Reato di evasione: la recidiva cancella la tenuità del fatto
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato da un cittadino contro la condanna per il reato di evasione. L'imputato contestava la sussistenza del dolo e chiedeva l'applicazione della causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto. I giudici hanno confermato la presenza dell'elemento soggettivo, ritenendo irrilevanti le giustificazioni fornite. Inoltre, la Cassazione ha escluso la particolare tenuità del fatto a causa dell'abitualità del comportamento, dimostrata da due precedenti condanne definitive per lo stesso reato. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Reato di evasione: pochi minuti fuori casa costano 3.000 euro
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per il reato di evasione a carico di un soggetto che si era allontanato senza autorizzazione dal proprio domicilio, dove si trovava agli arresti domiciliari. I giudici hanno ribadito che per configurare il reato di evasione è sufficiente qualsiasi allontanamento non autorizzato, indipendentemente dalla durata, dalla distanza percorsa o dai motivi del gesto. È stata inoltre negata l'applicazione della particolare tenuità del fatto a causa della gravità della condotta e della consapevolezza del soggetto, già gravato da precedenti recenti. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile, con condanna al pagamento delle spese e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Particolare tenuità del fatto: negata se l’arma è di notte
Il Ricorrente ha impugnato la condanna per aver portato un'arma con elevata potenzialità offensiva in pieno centro abitato durante la notte. La difesa ha richiesto l'applicazione della causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto, sostenendo che non vi fosse alcuna prova della volontà di utilizzare l'arma contro terzi. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno stabilito che il porto notturno di un'arma in un centro abitato costituisce una condotta dotata di un'apprezzabile offensività concreta, escludendo così qualsiasi ipotesi di particolare tenuità del fatto. Di conseguenza, il Ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e al versamento di tremila euro in favore della Cassa delle ammende.
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Furto consumato al supermercato: la fuga non evita la condanna
Un uomo sottrae un profumo da un supermercato, supera le casse attivando l'antitaccheggio e fugge, gettando la merce in una siepe durante l'inseguimento da parte del direttore. La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso dell'imputato, confermando la condanna per furto consumato. I giudici chiariscono che il reato si considera furto consumato e non tentato nel momento in cui il soggetto supera le casse, acquisendo anche solo temporaneamente il controllo autonomo della refurtiva. Inoltre, la Corte conferma la validità della querela presentata dal direttore del punto vendita, in quanto custode dei beni, e nega l'applicazione della particolare tenuità del fatto poiché l'azione è avvenuta in presenza di un minore.
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Furto con destrezza in studio legale: condanna inevitabile
Un uomo, approfittando della distrazione del personale all'interno di uno studio legale, si è impossessato di un computer portatile per poi fuggire rapidamente. I giudici di merito lo hanno condannato per il reato di furto aggravato. L'imputato ha proposto ricorso in Cassazione, contestando la ricostruzione dei fatti e chiedendo l'applicazione di attenuanti e benefici di legge. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno confermato la responsabilità dell'uomo, ritenendo provato il furto con destrezza grazie alla sua presenza concomitante con la sparizione del bene e all'assenza di altri clienti. La Cassazione ha escluso benefici come la sospensione condizionale della pena a causa dei precedenti penali del soggetto, condannandolo anche al pagamento delle spese processuali.
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Particolare tenuità del fatto: negata a chi evade con la droga
Il Soggetto Sottoposto a Misura, autorizzato ad allontanarsi da casa tra le 10:00 e le 12:00, è stato sorpreso in auto fuori dal Comune autorizzato e in possesso di sostanze stupefacenti. Il ricorrente ha impugnato la decisione lamentando il mancato riconoscimento della causa di non punibilità per la particolare tenuità del fatto. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno confermato che la condotta non presenta una scarsa offensività, data la violazione dei limiti territoriali imposti dal Tribunale di Sorveglianza e la contestuale detenzione di droga. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Particolare tenuità del fatto: negata se la condotta è abituale
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un cittadino che chiedeva l'applicazione della causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto e il riconoscimento delle attenuanti generiche. I giudici hanno confermato che la condotta non era occasionale ma abituale. Inoltre, l'imputato ha comunicato il proprio allontanamento alle autorità con un ritardo di ben sette ore, elemento che esclude qualsiasi comportamento collaborativo meritevole di uno sconto di pena. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
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Festa religiosa contro legge: no alla particolare tenuità del fatto
Il Ricorrente ha impugnato la sentenza d'appello che non gli ha riconosciuto la causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto. L'uomo si era allontanato dalla propria abitazione per raggiungere un altro comune e partecipare a una festa religiosa. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno confermato che la condotta non presentava una scarsa offensività, rendendo irrilevante la giustificazione del motivo religioso. Inoltre, la presenza di numerosi precedenti penali per reati gravi esclude l'applicazione del beneficio. Di conseguenza, l'imputato perde il ricorso e viene condannato al pagamento delle spese processuali e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Ricorso contro patteggiamento: la Cassazione fissa i limiti
L'Imputato ha concordato una pena di due mesi di arresto per gestione illecita di rifiuti. Successivamente, ha proposto ricorso per cassazione lamentando la mancanza di motivazione sulla colpevolezza e la mancata applicazione della particolare tenuità del fatto. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso contro patteggiamento. I giudici hanno chiarito che il patteggiamento comporta la rinuncia a contestare il merito dei fatti e che la particolare tenuità del fatto non può essere richiesta in questa sede, poiché richiede una valutazione di merito incompatibile con il rito speciale. L'Imputato è stato condannato al pagamento delle spese e di tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Sospensione condizionale della pena: negata al reclutatore
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un cittadino straniero condannato per favoreggiamento dell'immigrazione clandestina. L'imputato contestava la gravità della pena e il mancato riconoscimento della sospensione condizionale della pena. I giudici hanno stabilito che i motivi del ricorso erano generici e ripetitivi rispetto all'appello. Inoltre, la pena base era stata correttamente calcolata considerando il ruolo attivo dell'uomo come reclutatore. Il diniego della sospensione condizionale della pena è stato confermato anche a causa di un precedente per particolare tenuità del fatto iscritto nel casellario giudiziale. L'imputato è stato condannato al pagamento delle spese e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Particolare tenuità del fatto: negata a chi usa un alias
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un cittadino straniero condannato a un anno di reclusione per rientro illegale nel territorio dello Stato. Il giudice di merito ha legittimamente negato la causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto a causa dei numerosi precedenti penali specifici dell'imputato, che dimostrano un comportamento abituale. Inoltre, la Suprema Corte ha confermato il diniego delle circostanze attenuanti generiche e della sospensione condizionale della pena. Questa decisione si fonda sull'uso di un alias (identità falsa) da parte del condannato per riportare precedenti condanne, elemento che impedisce una prognosi favorevole sul suo comportamento futuro. L'imputato perde il ricorso e viene condannato anche al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
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Coltelli e particolare tenuità del fatto: condanna inevitabile
Il Ricorrente è stato condannato per il porto ingiustificato di due coltelli, di cui uno con punta acuminata. La difesa ha richiesto l'applicazione della causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto e l'attenuante della lieve entità. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. I giudici hanno chiarito che la particolare tenuità del fatto non può essere concessa in presenza di precedenti penali specifici per reati in materia di armi, i quali dimostrano l'abitualità della condotta. Inoltre, la sospensione condizionale della pena, pur potendo estinguere il reato, non cancella gli effetti penali della condanna ai fini della valutazione della condotta del reo. Infine, per l'attenuante della lieve entità, non basta valutare le dimensioni dell'arma, ma occorre considerare anche la personalità del soggetto e il contesto del porto abusivo.
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