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Particolare Tenuità Del Fatto — Anno 2023

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1700 provvedimenti applicano questo termine

Altri anni per Particolare Tenuità Del Fatto

Provvedimenti

Furto aggravato di energia elettrica: condannato il residente
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per il reato di furto aggravato di energia elettrica a carico di un cittadino. L'imputato sosteneva la propria estraneità ai fatti poiché l'utenza era intestata a un'altra persona e non vi erano prove dirette della sua manomissione del contatore. I giudici hanno dichiarato il ricorso inammissibile: l'uomo risiedeva stabilmente nell'immobile dal 2010 ed era quindi l'effettivo utilizzatore dell'energia abusivamente sottratta. La mancata voltura del contratto non esclude la responsabilità penale del residente, accertata tramite i rilievi fotografici dei tecnici dell'ente erogatore che hanno documentato la manomissione del misuratore.
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Misure violate ma pena annullata: l’applicazione della recidiva
Un uomo sottoposto a misure di prevenzione è stato condannato per aver violato gli obblighi di comunicazione del domicilio e per resistenza a pubblico ufficiale. L'imputato ha fatto ricorso in Cassazione contestando la sussistenza del dolo, l'esclusione della particolare tenuità del fatto e l'applicazione della recidiva. La Suprema Corte ha dichiarato inammissibili i motivi sui reati principali, confermando la responsabilità dell'uomo. Tuttavia, ha accolto il ricorso riguardo all'applicazione della recidiva, poiché i giudici di merito non avevano motivato l'effettivo aumento della pericolosità sociale del soggetto. La sentenza è stata quindi annullata con rinvio alla Corte d'appello limitatamente a questo punto, offrendo al ricorrente la possibilità di una riduzione della pena.
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Invasione di edifici: condanna definitiva per l’occupante abusiva
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un'inquilina condannata per danneggiamento aggravato e invasione di edifici pubblici. L'imputata aveva occupato abusivamente un appartamento di proprietà pubblica, invocando lo stato di necessità e la particolare tenuità del fatto. I giudici hanno confermato la condanna penale, evidenziando che lo stato di necessità non era stato provato e che l'occupazione era premeditata, con rifiuto di rilascio spontaneo e presenza di precedenti penali. Inoltre, la notifica dell'atto al difensore è stata ritenuta valida poiché l'imputata si era trasferita senza comunicare il nuovo indirizzo. L'occupante è stata condannata al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Particolare tenuità del fatto: negata se richiesta in ritardo
L'Imputato ha proposto ricorso in Cassazione lamentando la mancata applicazione della causa di esclusione della punibilità per particolare tenuità del fatto da parte del Giudice di Pace. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. La difesa non aveva infatti richiesto l'applicazione di tale istituto durante il giudizio di primo grado. I giudici hanno chiarito che la particolare tenuità del fatto non può essere rilevata d'ufficio dal giudice senza una specifica richiesta della difesa, poiché richiede la mancata opposizione dell'imputato e della persona offesa. Di conseguenza, la questione non può essere sollevata per la prima volta davanti alla Corte di Cassazione. L'Imputato perde il ricorso e viene condannato al pagamento delle spese processuali e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Particolare tenuità del fatto: negata se non chiesta subito
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato che lamentava la mancata applicazione della causa di esclusione della punibilità per particolare tenuità del fatto. I giudici hanno chiarito che questo beneficio non può essere concesso d'ufficio dal giudice se la difesa non ne ha fatto esplicita richiesta durante il giudizio davanti al Giudice di Pace. Poiché l'applicazione della norma richiede la mancata opposizione della persona offesa e dell'imputato, la questione non può essere sollevata per la prima volta in Cassazione. L'imputato perde così il ricorso e viene condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria di tremila euro in favore della Cassa delle ammende.
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Coltello e droga: niente particolare tenuità del fatto
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un uomo fermato con un coltello a serramanico mentre cercava di acquistare droga. L'imputato chiedeva l'applicazione della causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto. I giudici hanno confermato il diniego del beneficio, evidenziando che il porto dell'arma in un contesto di spaccio, unito alla propensione a delinquere del soggetto, esclude qualsiasi ipotesi di lieve entità. La Suprema Corte ha ribadito che la valutazione del giudice deve essere globale e che il diniego può essere anche implicito nella descrizione della gravità della condotta.
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Restare in comune non basta: negata la particolare tenuità del fatto
Il Ricorrente ha impugnato la sentenza di condanna lamentando la mancata applicazione della causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto. L'uomo si era allontanato dalla propria abitazione, pur rimanendo all'interno del territorio comunale. I giudici di merito avevano negato il beneficio evidenziando l'abitualità della condotta e la presenza di una duplice violazione. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso, confermando che il diniego della particolare tenuità del fatto è legittimo se motivato anche implicitamente attraverso la ricostruzione della gravità della condotta. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Particolare tenuità del fatto: negata a chi viola le regole
Un cittadino, sottoposto a misura di prevenzione, viene sorpreso di notte alla guida di un ciclomotore senza targa e con sostanza stupefacente. Condannato nei gradi precedenti, propone ricorso in Cassazione lamentando il mancato riconoscimento della causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto e valorizzando un vizio parziale di mente. La Suprema Corte dichiara il ricorso inammissibile. I giudici chiariscono che la particolare tenuità del fatto richiede una valutazione globale della condotta, della colpevolezza e del pericolo. Nel caso specifico, l'abitualità del comportamento e la violazione delle prescrizioni di sicurezza escludono l'applicazione del beneficio, rendendo legittimo il diniego espresso dai giudici di merito. Il ricorrente viene condannato anche al pagamento delle spese processuali e della sanzione pecuniaria.
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Coltello in tasca e porto abusivo di armi: scatta la condanna
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un cittadino condannato per porto abusivo di armi. L'uomo era stato sorpreso in luogo pubblico, di sera, con un coltello a serramanico nella tasca del giubbotto, senza alcun giustificato motivo. Il ricorrente ha contestato la ricostruzione dei fatti sostenendo di avere una valida giustificazione, ma non ha allegato i documenti necessari a provarlo, violando il principio di autosufficienza del ricorso. Inoltre, la richiesta di applicazione della particolare tenuità del fatto è stata ritenuta tardiva perché non presentata nei precedenti gradi di giudizio. Di conseguenza, la Suprema Corte ha confermato la condanna penale e ha sanzionato il ricorrente con il pagamento delle spese processuali e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Tubo in ferro in auto: no alla particolare tenuità del fatto
Il Conducente è stato fermato mentre trasportava nel bagagliaio della propria auto un tubo di ferro senza alcuna giustificazione. Il Tribunale lo ha condannato per il porto in luogo pubblico di oggetti atti ad offendere, escludendo l'applicazione della causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto. La Corte di Cassazione ha confermato questa decisione, dichiarando il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che la particolare tenuità del fatto può essere negata anche in modo implicito se la condotta complessiva del soggetto, valutata secondo la gravità del pericolo e il comportamento sospetto al momento del controllo, dimostra una pericolosità non trascurabile. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato anche al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
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Procedibilità a querela: la pace tra le parti spegne l’accusa
L'Imputato era stato prosciolto dal reato di violenza privata per particolare tenuità del fatto. Il Procuratore Generale ha proposto ricorso in Cassazione, contestando l'applicazione di questa causa di non punibilità a causa dei precedenti penali dell'uomo. Tuttavia, la Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. Con l'entrata in vigore della Riforma Cartabia, infatti, per il reato in questione è ora prevista la procedibilità a querela. Poiché le persone offese avevano già ritirato la querela (remissione) e l'Imputato aveva accettato, mancava la condizione fondamentale per proseguire l'azione penale. Di conseguenza, il Procuratore Generale non aveva alcun interesse concreto a impugnare la sentenza, determinando la vittoria definitiva dell'Imputato.
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Omesso esame dei motivi di appello: annullata la condanna
Durante una perquisizione domiciliare, le forze dell'ordine rinvenivano nell'abitazione dell'Imputato diverse armi e un proiettile calibro 22. Condannato nei primi due gradi di giudizio, l'Imputato proponeva ricorso lamentando l'omesso esame dei motivi di appello da parte della Corte d'Appello. In particolare, la difesa aveva eccepito la regolare denuncia e detenzione del proiettile, doglianza totalmente ignorata dai giudici di secondo grado. La Corte di Cassazione ha accolto parzialmente il ricorso, evidenziando che il mancato esame di un punto decisivo della difesa costituisce un vizio insuperabile. Di conseguenza, la Suprema Corte ha annullato la sentenza limitatamente alla contravvenzione per la detenzione del proiettile, rinviando gli atti alla Corte d'Appello di Perugia per un nuovo esame, mentre ha confermato la condanna per i restanti reati di detenzione di armi.
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Porto abusivo di armi: il coltello in tasca costa la condanna
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un cittadino condannato per il porto abusivo di armi, nello specifico un coltello a serramanico senza giustificato motivo. I giudici di merito avevano negato sia la particolare tenuità del fatto sia l'attenuante della lieve entità, basandosi sui gravi precedenti penali dell'imputato e sulla pericolosità dello strumento. La Suprema Corte ha confermato questa linea, ribadendo che i precedenti penali e la valutazione negativa della personalità del reo sono elementi sufficienti per escludere qualsiasi riduzione di pena o causa di non punibilità. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria di tremila euro.
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Particolare tenuità del fatto: la richiesta tardiva costa cara
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato da un cittadino contro la sentenza della Corte d'Appello. L'imputato lamentava la mancata applicazione della causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto. Tuttavia, i giudici di legittimità hanno rilevato che questa specifica questione non era stata sollevata durante il precedente giudizio di appello. Di conseguenza, il motivo di ricorso è stato ritenuto improponibile in sede di Cassazione. Il ricorrente è stato quindi condannato al pagamento delle spese processuali e al versamento di tremila euro alla cassa delle ammende.
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Reato di evasione: allontanarsi anche di poco costa caro
Un uomo sottoposto a detenzione domiciliare si è allontanato dalla propria abitazione senza autorizzazione. Il soggetto ha giustificato l'allontanamento con la necessità di acquistare farmaci urgenti, ma era privo della relativa prescrizione medica. La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per il reato di evasione, stabilendo che la distanza percorsa dal luogo di detenzione è del tutto irrilevante. La Suprema Corte ha inoltre escluso l'applicazione della particolare tenuità del fatto a causa della gravità della condotta e dei precedenti penali dell'imputato. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile, con la conseguente condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Particolare tenuità del fatto negata: ricorso inammissibile
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato da un cittadino contro la sentenza della Corte d'Appello che gli aveva negato l'applicazione della causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto. I giudici di legittimità hanno rilevato che la decisione di merito era congruamente motivata e che i motivi di ricorso erano manifestamente infondati. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e al versamento di tremila euro in favore della Cassa delle Ammende, confermando la sua responsabilità penale senza possibilità di accedere allo sconto di pena o all'archiviazione per la lieve entità del comportamento contestato.
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Particolare tenuità del fatto negata: condanna e sanzione pecuniaria
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato da un cittadino contro la sentenza della Corte d'Appello. Il ricorrente lamentava la mancata applicazione dell'esimente della particolare tenuità del fatto. I giudici di legittimità hanno ritenuto il ricorso manifestamente infondato, confermando la decisione dei giudici di merito che avevano fornito una motivazione logica e coerente per escludere il beneficio. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese del procedimento e al versamento di tremila euro in favore della Cassa delle Ammende, perdendo definitivamente la possibilità di ottenere l'annullamento della condanna.
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Reato di evasione: la Cassazione nega la particolare tenuità
Il caso riguarda il ricorso presentato da un soggetto condannato per il reato di evasione. L'imputato ha contestato la sussistenza dell'elemento materiale e del dolo, richiedendo inoltre l'applicazione della causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, poiché i motivi presentati erano generici e riproducevano censure già ampiamente esaminate e respinte dai giudici di merito con adeguate motivazioni giuridiche. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e al versamento di tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Particolare tenuità del fatto: ricorso ripetitivo costa 3000 euro
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato contro la sentenza d'appello che gli negava l'esimente della particolare tenuità del fatto. I giudici hanno rilevato che il ricorso era generico e ripetitivo, limitandosi a riproporre le medesime tesi difensive già respinte nei precedenti gradi di giudizio. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e a una sanzione di tremila euro in favore della Cassa delle Ammende.
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Furto di legna: negata la particolare tenuità del fatto
Due soggetti sono stati condannati per furto aggravato dopo aver abbattuto un albero di eucalipto, riducendolo in pezzi per caricarlo su un furgone. I ricorrenti hanno impugnato la sentenza chiedendo l'applicazione della causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto e contestando l'aggravante dell'esposizione alla pubblica fede, sostenendo che il fondo fosse sorvegliato dal proprietario vicino. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibili i ricorsi. I giudici hanno chiarito che la sorveglianza saltuaria del vicino non esclude l'aggravante e che l'abbattimento violento di un albero impedisce di riconoscere la particolare tenuità del fatto, a prescindere dal modesto valore economico del legno sottratto. Di conseguenza, i ricorrenti perdono il ricorso e sono condannati al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
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