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Ordine Pubblico

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63 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Privativa comunitaria: limiti al controllo dei frutti
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 9429/2024, ha stabilito che il titolare di una privativa comunitaria per una varietà vegetale non può controllare la commercializzazione dei frutti raccolti se questi non sono utilizzabili per la riproduzione. Una clausola contrattuale che impone al produttore di vendere il raccolto solo a distributori autorizzati dal titolare della privativa è nulla per contrarietà all'ordine pubblico, in quanto viola il principio UE di esaurimento del diritto. Di conseguenza, un lodo arbitrale che dichiara la risoluzione del contratto per la violazione di tale clausola è a sua volta nullo.
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Mediazione immobiliare: senza iscrizione, niente provvigione
La Suprema Corte ha respinto il ricorso di un consulente che richiedeva una provvigione per un'attività di procacciamento d'affari relativa a impianti fotovoltaici. La Corte ha confermato la nullità dell'accordo, qualificando l'attività come mediazione immobiliare, che impone l'obbligatoria iscrizione all'albo professionale. Poiché il consulente non era iscritto, non solo non aveva diritto ad alcun compenso, ma è stato condannato a restituire le somme già percepite. La decisione sottolinea che gli impianti fotovoltaici sono considerati beni immobili ai fini della mediazione.
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Ricorso inammissibile: quando i motivi sono generici
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di una società immobiliare contro una società di gestione crediti. Il ricorso, basato su presunte violazioni dell'ordine pubblico e degli Accordi di Basilea in un contratto di finanziamento, è stato respinto perché i motivi addotti erano eccessivamente generici, fattuali e non adeguatamente argomentati in diritto. La sentenza sottolinea la necessità di formulare censure specifiche e pertinenti per un ricorso inammissibile non si verifichi.
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Impugnazione lodo arbitrale: la Cassazione chiarisce
Una società di autotrasporti ha impugnato un lodo arbitrale, sostenendo che il mancato rispetto delle tariffe minime legali costituisse una violazione dell'ordine pubblico. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, stabilendo che, ai fini dell'impugnazione lodo arbitrale, la nozione di "ordine pubblico" è limitata ai principi fondamentali dell'ordinamento e non si estende a tutte le norme imperative. Di conseguenza, la violazione delle norme sui costi minimi non è un motivo valido per contestare il lodo, a meno che le parti non lo abbiano espressamente previsto.
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Delitto di devastazione: la rivolta in un CPR è reato
La Corte di Cassazione conferma la custodia cautelare per un indagato accusato del delitto di devastazione a seguito di una rivolta in un Centro di Permanenza per i Rimpatri. Si chiarisce che il reato sussiste quando l'azione, per vastità e modalità, lede concretamente l'ordine pubblico, oltre al patrimonio.
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Pensione estera pignorata: quale legge si applica?
Un pensionato tedesco residente in Italia si oppone alle trattenute sulla sua pensione, derivanti da una procedura di insolvenza in Germania. La Corte di Cassazione ha stabilito che la legge applicabile è quella tedesca, poiché il rapporto previdenziale è sorto e si è sviluppato interamente in Germania. Di conseguenza, la questione della pignorabilità della pensione estera è regolata dalla legge del Paese erogante, e non da quella del Paese di residenza del pensionato.
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Clausola compromissoria: valida anche senza firma?
Una società fornitrice di gas ha impugnato un lodo arbitrale che la condannava a pagare una cospicua somma a una società energetica. L'impugnazione si basava principalmente sulla presunta invalidità della clausola compromissoria, non firmata dalla società energetica. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, affermando che il requisito della forma scritta può essere soddisfatto anche tramite comportamenti concludenti che manifestino in modo inequivocabile la volontà di accettare la clausola, come l'avvio della procedura arbitrale. La Corte ha inoltre rigettato le censure relative alla violazione dell'ordine pubblico.
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Licenziamento dipendente ambasciata: quale legge si applica?
La Corte di Cassazione ha stabilito che in caso di licenziamento illegittimo di un dipendente di un'ambasciata italiana all'estero, le tutele applicabili sono quelle previste dalla legge italiana sul pubblico impiego (art. 63 D.Lgs. 165/2001) e non dalla legge locale. Questa sentenza sul licenziamento dipendente ambasciata chiarisce che il giudice italiano deve garantire la reintegrazione e il risarcimento del danno, uniformando la protezione a prescindere dal Paese in cui si svolge il rapporto di lavoro.
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Devastazione e saccheggio: la Cassazione conferma
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per il reato di devastazione e saccheggio a carico di alcuni tifosi per gravi incidenti avvenuti in uno stadio nel 2003. La sentenza chiarisce che per configurare tale reato non è sufficiente il semplice danneggiamento di beni, ma è necessaria un'azione violenta e indiscriminata che metta in pericolo l'ordine pubblico. La Corte ha inoltre stabilito che per essere ritenuti responsabili in concorso non è necessario compiere materialmente atti di distruzione, ma è sufficiente partecipare consapevolmente ai disordini diffusi, rafforzando così il proposito criminoso collettivo.
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Associazione per delinquere: impresa familiare e reato
La Corte di Cassazione conferma la condanna per associazione per delinquere a carico di un nucleo familiare che utilizzava la propria azienda di pelletteria per produrre e commercializzare sistematicamente beni contraffatti. La sentenza chiarisce che l'utilizzo di una struttura lecita preesistente per un programma criminoso indeterminato, con ruoli stabili e definiti, integra il più grave reato associativo e non un semplice concorso di persone nei singoli delitti.
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Lodo straniero: quando non viola l’ordine pubblico
La Corte di Cassazione ha stabilito che un lodo straniero, emesso in una controversia tra due società farmaceutiche, non viola l'ordine pubblico italiano anche se dispone adempimenti (come la revoca di domande di autorizzazione o il trasferimento di documentazione) che incidono indirettamente sull'attività di un ente pubblico come l'AIFA. La Corte ha chiarito che il riconoscimento può essere negato solo per violazioni manifeste e gravi dei principi fondamentali dell'ordinamento. In questo caso, il lodo imponeva obblighi solo alla parte privata soccombente, senza interferire con la sfera di competenza esclusiva dell'ente pubblico, risolvendo una disputa puramente contrattuale.
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Recesso da cooperativa: limiti e durata del vincolo
La Corte di Cassazione si è pronunciata sul caso di alcuni soci di una cooperativa agricola che intendevano esercitare il recesso a seguito di una sospensione della raccolta del latte. La Corte ha rigettato il ricorso dei soci, confermando la decisione della Corte d'Appello e la validità del lodo arbitrale. È stato stabilito che le clausole statutarie che prevedono un vincolo associativo di lunga durata sono legittime e limitano il diritto di recesso da cooperativa, non potendo essere equiparate a un vincolo a tempo indeterminato che consentirebbe il recesso libero. La Corte ha inoltre dichiarato inammissibili i motivi volti a ottenere una nuova interpretazione delle clausole contrattuali.
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Impugnazione lodo arbitrale: quando è possibile?
Una società di autotrasporti ha proposto ricorso in Cassazione dopo che la Corte d'Appello ha respinto la sua impugnazione di un lodo arbitrale. Il lodo non le aveva riconosciuto le differenze tariffarie basate su norme inderogabili. La Cassazione, con ordinanza interlocutoria, non decide nel merito ma, riconoscendo la complessità della questione sull'impugnazione lodo arbitrale per contrarietà all'ordine pubblico, rinvia la causa alla Sezione competente per materia.
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Impugnazione lodo arbitrale: quando è inammissibile
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile un ricorso contro una decisione della Corte d'Appello che aveva respinto un'impugnazione lodo arbitrale. La sentenza di merito era basata su due distinte ragioni (ratio decidendi). Poiché i ricorrenti ne hanno contestata solo una, il ricorso è stato respinto per difetto di interesse, confermando la decisione originale.
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Riconoscimento sentenza straniera sulla giurisdizione
La Corte di Cassazione ha stabilito che una sentenza di un giudice straniero che si pronuncia esclusivamente sulla propria giurisdizione è riconoscibile in Italia. Il caso riguarda una controversia tra un ente territoriale italiano e un istituto finanziario su contratti derivati. La Corte ha chiarito che il riconoscimento sentenza straniera su una questione preliminare come la giurisdizione, una volta passata in giudicato, impedisce al giudice italiano di riesaminare la stessa questione, confermando la validità delle clausole di scelta del foro estero.
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Ordine pubblico e sentenza straniera: il risarcimento
La Corte di Cassazione ha confermato la validità in Italia di una sentenza argentina che ordinava a un Ministero il pagamento di un'indennità a una ex dipendente. Il Ministero sosteneva che la decisione, derivante dall'abuso di contratti a termine, violasse l'ordine pubblico italiano, che impone concorsi pubblici per l'impiego statale a tempo indeterminato. La Corte ha chiarito che, poiché la sentenza straniera si limitava a concedere un risarcimento monetario senza costituire un rapporto di lavoro stabile, non entrava in conflitto con l'ordine pubblico.
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Lodo straniero: quando è contrario all’ordine pubblico?
Una società chimica otteneva un lodo straniero che condannava una società energetica a un ingente risarcimento per danni ambientali taciuti in una cessione d'azienda. La Cassazione, chiamata a pronunciarsi sull'opposizione al riconoscimento in Italia, ha respinto il ricorso. Ha chiarito che la valutazione della compatibilità di un lodo straniero con l'ordine pubblico è un controllo esterno, limitato al dispositivo della decisione, e non può mai trasformarsi in un riesame del merito, delle prove o della correttezza giuridica della decisione arbitrale.
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Impugnazione lodo arbitrale: limiti e condizioni
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 19277/2025, ha rigettato il ricorso di una società che contestava un lodo arbitrale. Il caso riguardava un contratto preliminare di vendita immobiliare che, secondo la ricorrente, mascherava un patto commissorio vietato. La Corte ha stabilito che, dopo la riforma del 2006, l'impugnazione del lodo arbitrale per violazione di norme di diritto è ammessa solo se espressamente prevista dalle parti nella convenzione di arbitrato. Inoltre, ha chiarito che la violazione del divieto di patto commissorio, pur essendo una norma imperativa, non costituisce una violazione dell'ordine pubblico tale da consentire l'impugnazione in assenza di tale previsione, rafforzando così la stabilità delle decisioni arbitrali.
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Riconoscimento sentenza straniera: limiti e ordine pubblico
Una società ha impugnato il riconoscimento in Italia di una sentenza canadese che rendeva esecutivo un Memorandum of Understanding per l'acquisto di quote societarie, lamentando la violazione dell'ordine pubblico. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, specificando che il controllo per il riconoscimento di una sentenza straniera non riesamina il merito della causa né l'applicazione del diritto estero, ma si limita a verificare che gli effetti della pronuncia non contrastino con i principi fondamentali dell'ordinamento italiano. La Corte ha ritenuto che la procedura canadese garantisse un risultato equivalente alle tutele previste dalla legge italiana.
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Sentenza straniera non notificata: no al riconoscimento
La Corte d'Appello di Torino ha respinto la richiesta di riconoscimento di una sentenza di divorzio francese del 1999. La decisione si fonda sul fatto che la sentenza straniera non notificata alla controparte entro il termine di sei mesi previsto dalla legge francese, non è mai diventata definitiva ('passata in giudicato'). Tale vizio insanabile impedisce che la decisione possa avere efficacia nel nostro ordinamento, rendendo irrilevante la successiva notifica avvenuta a 25 anni di distanza.
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