Una cittadina straniera era stata condannata per essere rimasta in Italia nonostante un presunto provvedimento restrittivo. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso della difesa, rilevando che il documento notificato non era un vero e proprio ordine di espulsione, bensì un semplice invito a lasciare il territorio nazionale entro quindici giorni, emesso dopo il rifiuto della sua carta di soggiorno. Mancando l'ordine di espulsione, che costituisce l'elemento fondamentale per far scattare il reato, il fatto contestato non sussiste. La Suprema Corte ha quindi annullato la condanna, disponendo un nuovo giudizio davanti a un altro magistrato.
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