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Ordine Di Espulsione

16 provvedimenti applicano questo termine

Definizione

Un provvedimento che impone a un cittadino straniero di lasciare il territorio nazionale, emesso per motivi di sicurezza pubblica o per irregolarità nel soggiorno.

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Inottemperanza Ordine Espulsione: l’Indigenza non è Giustificato Motivo
Un Cittadino Straniero è stato condannato per non aver rispettato un ordine di espulsione. Ha presentato ricorso, sostenendo che la sua condizione di indigenza (povertà) fosse un valido giustificato motivo espulsione. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha ribadito che la semplice difficoltà socio-economica non basta a giustificare l'inottemperanza, ma servono impedimenti oggettivi o soggettivi concretamente dimostrati. Il Cittadino Straniero è stato condannato anche al pagamento delle spese processuali e di una sanzione.
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Ordine di espulsione: la povertà non cancella il reato
Uno straniero riceveva un ordine di espulsione a seguito del rigetto della propria richiesta di protezione internazionale. Le forze dell'ordine lo controllavano sul territorio nazionale oltre il termine prefissato per la partenza. Il Giudice di Pace dichiarava la non punibilità per particolare tenuità del fatto. L'imputato ricorreva in Cassazione per ottenere l'assoluzione piena, sostenendo la propria indigenza economica e la pendenza del ricorso civile sul diritto d'asilo. La Suprema Corte ha rigettato il ricorso. Il semplice disagio economico tipico del migrante non costituisce giustificato motivo per violare l'ordine di espulsione, servendo la prova di un'assoluta e oggettiva impossidenza. Inoltre, la pendenza di una causa non sospesa non elimina l'obbligo di allontanamento.
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Niente ordine di espulsione: annullata la condanna penale
Una cittadina straniera era stata condannata per essere rimasta in Italia nonostante un presunto provvedimento restrittivo. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso della difesa, rilevando che il documento notificato non era un vero e proprio ordine di espulsione, bensì un semplice invito a lasciare il territorio nazionale entro quindici giorni, emesso dopo il rifiuto della sua carta di soggiorno. Mancando l'ordine di espulsione, che costituisce l'elemento fondamentale per far scattare il reato, il fatto contestato non sussiste. La Suprema Corte ha quindi annullato la condanna, disponendo un nuovo giudizio davanti a un altro magistrato.
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Ordine di espulsione annullato: cade la condanna penale
Il Giudice di pace aveva condannato un cittadino straniero per non aver rispettato l'ordine di espulsione emesso dal Questore. La difesa ha impugnato la decisione evidenziando che il decreto di espulsione era stato successivamente annullato con effetto retroattivo e che allo straniero era stato concesso un permesso di soggiorno per motivi familiari. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso, stabilendo che l'annullamento retroattivo del provvedimento amministrativo presupposto fa venir meno il reato stesso. Di conseguenza, la Suprema Corte ha annullato senza rinvio la sentenza di condanna perché il fatto non sussiste.
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Ordine di espulsione: multa legittima, addio all’assoluzione
Un cittadino straniero è stato accusato di non aver rispettato l'ordine di espulsione emesso dal Questore, trattenendosi in Italia senza giustificato motivo. Il Giudice di Pace lo ha assolto, ritenendo la norma penale italiana contraria alla Direttiva europea sui rimpatri. La Corte di Cassazione ha invece accolto il ricorso del Procuratore Generale. I giudici di legittimità hanno chiarito che, dopo le riforme legislative, la violazione dell'ordine di espulsione è punita solo con una multa e non più con il carcere. Questa sanzione pecuniaria non ostacola il rimpatrio e rispetta pienamente il diritto dell'Unione Europea. Di conseguenza, la Cassazione ha annullato l'assoluzione e ha disposto un nuovo processo.
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Ordine di espulsione violato: la povertà non evita la condanna
Il Cittadino Straniero è stato condannato a quindicimila euro di multa per non aver rispettato l'ordine di espulsione emesso dal Questore. L'imputato ha proposto ricorso in Cassazione, lamentando che i giudici di merito non avessero considerato la sua impossibilità economica come giustificato motivo e avessero negato la particolare tenuità del fatto. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che la mancanza di denaro non può essere rivalutata in sede di legittimità e che il possesso di coltelli e droga al momento del controllo esclude categoricamente la particolare tenuità della condotta. Il ricorrente è stato condannato anche al pagamento delle spese e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Reato permanente: una sola condotta ma due condanne diverse
Il Giudice di pace di Genova condannava un cittadino straniero per non aver rispettato l'ordine di espulsione del Questore. Il difensore proponeva ricorso in Cassazione, sostenendo l'illegittimità di una seconda condanna per lo stesso fatto. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che la condotta configura un reato permanente. La prima sentenza di condanna chiude la prima frazione temporale del reato. Se la condotta illecita prosegue dopo la prima condanna, si configura una nuova frazione temporale dello stesso reato permanente, punibile autonomamente in continuazione. Il ricorrente è stato quindi condannato al pagamento delle spese e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Espulsione violata: no alla particolare tenuità del fatto
Lo Straniero è stato condannato per essere rimasto in Italia oltre i termini dell'ordine di espulsione emesso dal Questore. Ha presentato ricorso in Cassazione invocando la particolare tenuità del fatto e la concessione delle attenuanti generiche. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che la particolare tenuità del fatto non può essere applicata se la condotta si protrae per due mesi e se il soggetto ha precedenti di polizia, escludendo così l'occasionalità del comportamento. Lo Straniero perde la causa e viene condannato a pagare le spese processuali e tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Recidiva qualificata: condanna confermata per violenza
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato contro la sua condanna. La Corte ha confermato la correttezza della valutazione sulla recidiva qualificata, sottolineando che non si basa solo sui precedenti penali. Contano anche le modalità gravi e violente del nuovo reato, commesso peraltro in violazione di un ordine di espulsione. Questa decisione rafforza il principio che la pericolosità sociale del reo si valuta su elementi concreti. L'imputato è stato condannato a pagare le spese processuali e una somma alla cassa delle ammende.
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Espulsione ignorata: niente particolare tenuità del fatto
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna a 15.000 euro di multa per uno straniero che non ha rispettato un ordine di espulsione. L'imputato aveva chiesto l'applicazione della causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto, ma la sua richiesta è stata respinta. I giudici hanno stabilito che questo beneficio non può essere concesso quando la condotta non è occasionale. Nel caso specifico, l'imputato aveva già ignorato un precedente ordine di espulsione ed era stato identificato più volte con generalità diverse, elementi che escludono il carattere sporadico del suo comportamento illegale.
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Ordine di espulsione: matrimonio non sana la condanna
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un cittadino straniero condannato per non aver rispettato un ordine di espulsione del 2013. La Corte ha stabilito che il suo successivo matrimonio con una cittadina italiana, che ha portato all'annullamento di un secondo e distinto ordine di espulsione del 2018, non costituisce un giustificato motivo per l'inadempienza del primo. Il reato è permanente e le cause di giustificazione devono preesistere all'ordine violato.
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Ordine di espulsione: quando il ricorso è inammissibile
La Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un cittadino straniero condannato per non aver rispettato un ordine di espulsione. I motivi, basati sulla mancata traduzione dell'ordine e sulla particolare tenuità del fatto, sono stati respinti perché infondati, contraddittori e proposti per la prima volta in sede di legittimità.
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Ordine di espulsione: omessa motivazione annulla la pena
Un cittadino straniero, condannato per non aver rispettato un ordine di espulsione, ha presentato ricorso in Cassazione. La Suprema Corte ha respinto le eccezioni di incostituzionalità della norma e la tesi del 'giustificato motivo' legato alla povertà. Tuttavia, ha annullato la sentenza con rinvio perché il giudice di merito non aveva fornito alcuna motivazione sulla richiesta di concessione delle attenuanti generiche, violando un obbligo fondamentale.
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Ordine di espulsione: quando il ricorso è inammissibile
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza 12127/2024, ha dichiarato inammissibile il ricorso di un cittadino straniero contro una condanna per non aver rispettato un ordine di espulsione. Il ricorso è stato respinto perché sollevava questioni di merito, non ammesse in sede di legittimità, e non contestava validamente la motivazione del giudice di pace.
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Ordine di espulsione annullato: cade il reato
Un cittadino straniero, condannato per non aver ottemperato a un ordine di espulsione emesso dal Questore, ha presentato ricorso in Cassazione. La Corte ha annullato la condanna senza rinvio perché, nel frattempo, l'originario decreto di espulsione era stato annullato da un Giudice di pace. La Cassazione ha stabilito che l'annullamento del provvedimento presupposto fa venire meno retroattivamente l'elemento oggettivo del reato, rendendo il fatto non sussistente.
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Ordine di espulsione: reiterazione e tenuità del fatto
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna di un cittadino straniero per non aver ottemperato a un ordine di espulsione. La sentenza stabilisce che è legittima l'emissione di un nuovo ordine di espulsione anche se uno precedente è rimasto ineseguito. Inoltre, ha escluso l'applicabilità della causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto a causa della condotta abituale dell'imputato, caratterizzata da precedenti condanne per lo stesso reato.
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