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Ordine di espulsione violato: la povertà non evita la condanna

Il Cittadino Straniero è stato condannato a quindicimila euro di multa per non aver rispettato l’ordine di espulsione emesso dal Questore. L’imputato ha proposto ricorso in Cassazione, lamentando che i giudici di merito non avessero considerato la sua impossibilità economica come giustificato motivo e avessero negato la particolare tenuità del fatto. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che la mancanza di denaro non può essere rivalutata in sede di legittimità e che il possesso di coltelli e droga al momento del controllo esclude categoricamente la particolare tenuità della condotta. Il ricorrente è stato condannato anche al pagamento delle spese e di tremila euro alla Cassa delle ammende.

Riferimento:
Ordinanza di Cassazione Penale Sez. 7 Num. 28431 Anno 2023
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Pubblicato il 15 luglio 2026 in Giurisprudenza Penale, Procedura Penale

Il mancato rispetto dell’ordine di espulsione e le conseguenze penali

La presenza irregolare sul territorio dello Stato può comportare gravi conseguenze, tra cui l’adozione di un provvedimento di allontanamento. Quando un cittadino straniero riceve un ordine di espulsione firmato dal Questore, ha l’obbligo giuridico di lasciare il Paese entro i termini stabiliti. La violazione di questo precetto non costituisce una semplice irregolarità amministrativa, ma configura un vero e proprio reato punito con una multa severa. Nel caso in esame, Il Cittadino Straniero ha subito una condanna alla pena di quindicimila euro di multa per essere rimasto in Italia nonostante il provvedimento restrittivo.

La vicenda nasce da un controllo sul territorio, durante il quale le forze dell’ordine hanno accertato la permanenza illegittima dell’uomo. Di fronte alla contestazione del reato, la difesa ha tentato di giustificare l’inottemperanza sollevando diverse eccezioni basate sulle condizioni personali del soggetto. Tuttavia, la Corte di Cassazione ha confermato la linea della fermezza, ribadendo i limiti invalicabili del giudizio di legittimità (il controllo sulla corretta applicazione delle leggi) rispetto alle valutazioni di fatto.

La difesa del cittadino straniero e il preteso giustificato motivo

Il difensore del Cittadino Straniero ha basato il ricorso principalmente su due argomenti. In primo luogo, ha sostenuto che il giudice di merito avesse ignorato un giustificato motivo (una causa di giustificazione oggettiva), rappresentato dalla totale impossidenza economica dell’imputato. Secondo questa tesi, la mancanza assoluta di denaro avrebbe impedito materialmente all’uomo di acquistare un biglietto per fare rientro nel proprio Paese d’origine.

In secondo luogo, la difesa ha lamentato la mancata applicazione della particolare tenuità del fatto (un istituto che cancella la pena quando l’offesa è minima). Secondo il ricorrente, il giudice avrebbe dovuto motivare espressamente il rifiuto di concedere questo beneficio, considerando la condotta complessivamente non pericolosa. La difesa ha quindi richiesto l’annullamento della sentenza di condanna, invocando una lettura più favorevole delle norme sull’immigrazione.

Le motivazioni della Cassazione sull’ordine di espulsione

I giudici della Suprema Corte hanno respinto fermamente le tesi difensive, dichiarando il ricorso del tutto inammissibile. Per quanto riguarda la presunta mancanza di risorse economiche come giustificato motivo per non rispettare l’ordine di espulsione, la Corte ha chiarito un principio fondamentale. La valutazione sulla reale situazione finanziaria dell’imputato costituisce un accertamento di fatto. Questo significa che spetta esclusivamente ai giudici dei gradi precedenti valutare le prove, come le dichiarazioni dei testimoni o i verbali di polizia. La Cassazione non può riesaminare il merito delle prove, ma deve solo verificare che la motivazione della sentenza impugnata sia logica e coerente.

Inoltre, la Corte ha affrontato il tema della particolare tenuità del fatto. I giudici hanno evidenziato che, al momento del controllo, Il Cittadino Straniero portava con sé coltelli e sostanze stupefacenti. Questo elemento di fatto, accertato in modo inequivocabile, esclude alla radice qualsiasi possibilità di considerare il comportamento come poco grave o scarsamente offensivo. La presenza di armi da taglio e droga dimostra una pericolosità sociale incompatibile con il beneficio della tenuità del fatto, rendendo superflua una motivazione più dettagliata da parte del giudice di merito.

Le conclusioni dei giudici e la condanna finale

La decisione della Corte di Cassazione mette un punto fermo sulla vicenda, confermando la condanna penale. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile a causa della manifesta infondatezza dei motivi presentati. Di conseguenza, Il Cittadino Straniero perde definitivamente la causa e deve subire gli effetti della sentenza del Giudice di Pace.

Oltre alla multa originaria di quindicimila euro, la Suprema Corte ha condannato il ricorrente al pagamento delle spese del procedimento giudiziario. A questa sanzione si aggiunge l’obbligo di versare la somma di tremila euro in favore della Cassa delle ammende, una penalità prevista per chi promuove ricorsi palesemente infondati. Questa pronuncia riafferma che l’ordine di espulsione deve essere rispettato e che le scuse basate sulla povertà non possono essere usate in modo strumentale per evitare le sanzioni della legge penale.

La mancanza di denaro giustifica il mancato rispetto dell’ordine di espulsione?
No, la Corte di Cassazione ha stabilito che la semplice affermazione di non avere risorse economiche non costituisce un giustificato motivo automatico per restare in Italia.

Si può applicare la particolare tenuità del fatto a chi viola l’espulsione?
In teoria sì, ma l’applicazione è esclusa se il soggetto viene trovato in possesso di armi o sostanze stupefacenti, poiché tali elementi dimostrano la gravità e la pericolosità della condotta.

Cosa rischia chi presenta un ricorso inammissibile in Cassazione?
Oltre alla conferma della condanna precedente, il ricorrente deve pagare le spese del processo e una sanzione pecuniaria a favore della Cassa delle ammende.

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La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, e Benevento.

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