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Ordine Di Allontanamento

28 provvedimenti applicano questo termine

Definizione

È un provvedimento con cui l'autorità di pubblica sicurezza (il Questore) ordina a un cittadino straniero di lasciare il territorio italiano entro un termine stabilito, di solito sette giorni.

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Inammissibilità ricorso penale: multa confermata per violazione espulsione
Un Lavoratore straniero è stato condannato dal Giudice di Pace per essersi trattenuto in Italia senza giustificato motivo, violando un ordine di allontanamento e un decreto di espulsione. Il Giudice lo ha multato per 10.000 euro. Il Lavoratore ha presentato ricorso contro questa condanna. La Corte di Cassazione ha dichiarato l'**inammissibilità ricorso penale**, perché le sue contestazioni riguardavano solo i fatti già accertati e non questioni di diritto. Di conseguenza, il Lavoratore deve pagare le spese processuali e una sanzione di tremila euro a favore della cassa delle ammende.
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Ordine di allontanamento ignorato: ricorso generico e sanzione
Il Giudice di Pace ha condannato un cittadino straniero al pagamento di 15.000 euro di multa per la violazione delle norme sull'immigrazione, avendo ignorato un formale ordine di allontanamento dal territorio nazionale. Il giudice ha escluso la concessione delle attenuanti generiche a causa dei precedenti penali dell'uomo. L'imputato ha proposto ricorso per Cassazione, sostenendo di non aver potuto eseguire il provvedimento poiché si trovava in detenzione domiciliare per un altro procedimento. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile: il ricorrente non ha specificato la data esatta di inizio della misura detentiva rispetto al momento del reato contestato. La Cassazione ha confermato la condanna penale e ha imposto all'imputato il versamento di 3.000 euro alla Cassa delle Ammende.
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Inosservanza ordine di espulsione: la povertà non è giustificazione
Un Lavoratore straniero, condannato per l'inosservanza ordine di espulsione e soggiorno illegale, ha presentato ricorso. Ha sostenuto che la sua povertà estrema gli impediva di ottenere i documenti di viaggio, costituendo un giustificato motivo. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso. Ha stabilito che il mero disagio economico non basta a giustificare l'inosservanza. Il Lavoratore avrebbe dovuto attivarsi presso le autorità consolari. La Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando la condanna e imponendo ulteriori spese.
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Ordine di allontanamento: il ritardo per povertà evita la condanna
Un cittadino straniero riceveva dal Questore un decreto di espulsione con l'ordine di allontanamento entro sette giorni dal territorio italiano. L'uomo oltrepassava la frontiera verso la Svizzera con quattro giorni di ritardo rispetto al termine fissato, venendo fermato a un controllo ferroviario. La Procura ne richiedeva la condanna per inottemperanza all'ordine del Questore. Il Giudice di Pace prima e la Corte di Cassazione poi hanno confermato il proscioglimento dello straniero. La Suprema Corte ha chiarito che le gravi difficoltà economiche e la condizione di clandestinità integrano il giustificato motivo del ritardo. L'impossidenza materiale esclude la rilevanza penale della condotta quando l'interessato dimostri l'effettiva volontà di lasciare lo Stato.
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Ordine di allontanamento del Questore: sanzioni e limiti del ricorso
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna penale a carico di un cittadino straniero per non aver rispettato l'ordine di allontanamento del Questore dal territorio nazionale. La difesa lamentava l'illegittimità dell'intimazione rispetto a provvedimenti più gravosi e invocava la particolare tenuità del fatto. I giudici supremi hanno chiarito che l'ordine di lasciare il Paese entro una data scadenza costituisce una misura di maggior favore rispetto all'accompagnamento coattivo alla frontiera o al trattenimento in un centro di permanenza. Di conseguenza, il destinatario non ha alcun interesse giuridico a contestare la scelta della misura meno restrittiva. Inoltre, la prolungata permanenza abusiva in Italia impedisce il riconoscimento della tenuità dell'offesa, rendendo il ricorso inammissibile con condanna alle spese e alla sanzione pecuniaria.
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Carcere e ordine di allontanamento: la libertà impone l’uscita
Il Giudice di Pace assolveva uno straniero dal reato di inosservanza dell'ordine di allontanamento emesso dal Questore. Il primo giudice riteneva giustificata la mancata partenza perché l'uomo si trovava detenuto in carcere al momento della notifica dell'atto. La Procura ha impugnato l'assoluzione in Cassazione, rilevando che l'accertamento dell'illecito era avvenuto quando l'imputato era già tornato in libertà da lungo tempo. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del Pubblico Ministero. La detenzione impedisce la partenza immediata, ma non autorizza la permanenza illegale successiva alla scarcerazione. La Suprema Corte ha quindi annullato la sentenza con rinvio per celebrare un nuovo processo.
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Espulsione e lieve entità: la particolare tenuità del fatto
Un cittadino straniero ha ricevuto una condanna a diecimila euro di multa dal Giudice di Pace per essere rimasto in Italia oltre il termine indicato dall'ordine del Questore. Il primo giudice ha escluso la particolare tenuità del fatto, ritenendo l'istituto inapplicabile per principio alle violazioni delle norme sull'immigrazione e ai reati davanti al Giudice di Pace. L'imputato ha presentato ricorso in Cassazione. La Suprema Corte ha accolto l'impugnazione, chiarendo che la causa di non punibilità prevista dall'ordinamento speciale si applica a tutte le condotte di competenza del magistrato di pace. I giudici di legittimità hanno quindi annullato la condanna, rinviando gli atti per un nuovo esame del caso.
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Ordine di allontanamento: condanna e rinvio per le attenuanti
Un cittadino straniero riceve un ordine di allontanamento dal territorio nazionale emesso dal Questore, ma rimane in Italia senza alcuna giustificazione. Il Giudice di Pace lo condanna al pagamento di una multa di 10.000 euro per la violazione commessa. L'imputato propone ricorso in Cassazione sostenendo di trovarsi in uno stato di indigenza e lamentando la mancata concessione delle attenuanti generiche. La Corte di Cassazione dichiara inammissibili le doglianze sullo stato di povertà, precisando che il semplice disagio economico non costituisce un giustificato motivo per la violazione dell'ordine di allontanamento. Tuttavia, la Suprema Corte accoglie il ricorso limitatamente al diniego delle attenuanti generiche, poiché il giudice di primo grado non ha fornito alcuna motivazione al riguardo. La sentenza viene quindi annullata con rinvio al Giudice di Pace per una nuova decisione su questo specifico aspetto.
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Ordine di allontanamento e protezione: la Cassazione prende tempo
Un cittadino straniero ha impugnato l'ordine di allontanamento emesso dalla Questura dopo il rigetto della proroga del suo trattenimento. Il Giudice di pace aveva dichiarato inammissibile il ricorso. Lo straniero sostiene che la sua nuova richiesta di protezione internazionale debba considerarsi come prima domanda, garantendogli il diritto di soggiornare in Italia. La Corte di Cassazione, rilevando la complessità della questione legata all'applicazione del Regolamento Dublino e la pendenza di rinvii pregiudiziali davanti alla Corte di Giustizia dell'Unione Europea, ha deciso di non decidere subito. Con un'ordinanza interlocutoria, ha rinviato la causa alla pubblica udienza per consentire un esame più approfondito e la formulazione delle conclusioni del Pubblico Ministero.
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Ordine di allontanamento: senza prove la povertà non scusa
Un cittadino straniero è stato condannato dal Giudice di Pace a una multa di 10.000 euro per non aver rispettato l'ordine di allontanamento del Questore. L'imputato ha presentato ricorso in Cassazione, sostenendo di non aver potuto lasciare il territorio italiano a causa della mancanza di denaro e di documenti di identità. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che il ricorrente non ha fornito alcuna prova concreta a sostegno della sua impossibilità di viaggiare, né ha dimostrato di aver sollevato questa difesa nei precedenti gradi di giudizio. Di conseguenza, l'imputato perde la causa e viene condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione di 3.000 euro in favore della Cassa delle Ammende.
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Ordine di allontanamento del Questore: la povertà non scusa
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un cittadino straniero condannato per non aver rispettato l'ordine di allontanamento del Questore. L'imputato si era giustificato lamentando la mancanza di denaro e di documenti per il viaggio. Tuttavia, i giudici hanno rilevato che l'uomo non ha dimostrato alcun impegno concreto per procurarsi i documenti necessari. Inoltre, la sua situazione personale smentiva lo stato di povertà assoluta, in quanto l'uomo conviveva con la madre e il patrigno in Italia e svolgeva lavori saltuari. Di conseguenza, la Suprema Corte ha confermato la condanna, respingendo le scuse generiche e condannando il ricorrente anche al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Particolare tenuità del fatto: annullata la multa allo straniero
Lo Straniero è stato condannato dal Giudice di Pace per essersi trattenuto in Italia violando l'ordine di allontanamento del Questore. La difesa ha proposto ricorso in Cassazione lamentando la mancata valutazione, da parte del giudice di primo grado, della richiesta di proscioglimento per particolare tenuità del fatto. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso, stabilendo che l'istituto della particolare tenuità del fatto è applicabile anche ai reati in materia di immigrazione. Di conseguenza, la Suprema Corte ha annullato la sentenza di condanna limitatamente a questo aspetto, rinviando il caso al Giudice di Pace per una nuova valutazione della gravità concreta del comportamento.
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Doppio ordine di allontanamento: la Cassazione nega lo sconto
Lo Straniero è stato condannato dal Giudice di Pace per non aver rispettato due successivi provvedimenti di espulsione. Il ricorrente ha impugnato la decisione sostenendo che la condotta costituisse un unico reato permanente. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che la violazione di un nuovo ordine di allontanamento, emesso dopo un precedente accertamento, configura un reato autonomo e persino più grave. Tuttavia, in applicazione del principio del favor rei (divieto di peggiorare la situazione dell'imputato in assenza di ricorso del pubblico ministero), la Suprema Corte ha mantenuto la pena pecuniaria precedentemente inflitta di 7.000 euro, correggendo unicamente la qualificazione giuridica del fatto. Lo Straniero perde il ricorso e deve pagare le spese processuali.
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Ordine di allontanamento ignorato: la Cassazione conferma la multa
Un cittadino straniero è stato condannato dal Giudice di Pace di Alessandria per non aver rispettato, senza giustificato motivo, l'ordine di allontanamento dal territorio nazionale emesso dal Questore. L'uomo, identificato tramite rilievi foto-dattiloscopici dopo aver fornito false generalità, aveva già ricevuto un precedente decreto di espulsione. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato dalla difesa, giudicando i motivi d'appello del tutto generici. Di conseguenza, la Suprema Corte ha confermato la condanna alla multa di ventimila euro e ha condannato il ricorrente al pagamento delle spese processuali e di tremila euro a favore della Cassa delle ammende.
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Ordine di allontanamento: senza documenti non è una scusa valida
La Corte di Cassazione ha stabilito che commette reato il cittadino straniero che non rispetta l'ordine di lasciare l'Italia, anche se è privo di documenti validi per l'espatrio. La mancanza del passaporto, infatti, non costituisce un 'giustificato motivo' che rende legale l'inosservanza ordine di allontanamento. Secondo i giudici, l'ordine è legittimo proprio quando l'identificazione dello straniero è incerta e impedisce l'accompagnamento coattivo alla frontiera. Per evitare la condanna, la persona interessata avrebbe dovuto dimostrare di essersi attivata per ottenere un nuovo documento.
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Arresto Illegittimo: Rientra in Italia ma la pena è troppo lieve
Un cittadino dell'Unione Europea, precedentemente espulso dall'Italia, viene arrestato per aver fatto ritorno nel Paese senza autorizzazione. La Corte di Cassazione ha però dichiarato l'arresto illegittimo. La motivazione si basa sul fatto che il reato commesso, pur essendo effettivo, è punito con una pena massima di un anno di reclusione. Tale sanzione è troppo bassa per consentire l'arresto secondo il codice di procedura penale. Di conseguenza, l'ordinanza che convalidava l'arresto è stata annullata in via definitiva, stabilendo un importante principio sulla proporzionalità delle misure restrittive.
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Reato Continuato Negato: Viola Due Ordini di Espulsione Diversi
Un cittadino straniero, già condannato per aver violato un ordine di allontanamento, viene nuovamente condannato per aver trasgredito un secondo ordine, emesso in un momento successivo. L'imputato chiede di applicare la disciplina del reato continuato per ottenere una pena più mite, sostenendo che si trattasse di un unico piano. La Corte di Cassazione respinge la richiesta. I giudici chiariscono che il reato continuato esiste solo se tutti i reati sono stati programmati fin dall'inizio. In questo caso, era impossibile pianificare la violazione di un secondo ordine di allontanamento che, al tempo del primo reato, non era stato ancora emesso. I due illeciti restano quindi separati e autonomi.
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Ordine di allontanamento e validità dell’espulsione
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per inottemperanza all'ordine di allontanamento emesso dal Questore, nonostante il successivo annullamento del decreto di espulsione. La Corte ha chiarito che l'annullamento amministrativo rileva in sede penale solo se basato su vizi gravi (nullità o inesistenza) e non su mere irregolarità formali. Il ricorso è stato rigettato poiché la difesa non ha specificato le ragioni dell'annullamento, rendendo impossibile valutare l'incidenza del vizio sulla condotta illecita.
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Ordine di allontanamento: i limiti della difesa penale
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per inosservanza dell'ordine di allontanamento emesso dal Questore a carico di un cittadino straniero. Il ricorrente aveva contestato la mancanza di prove testimoniali e il mancato riconoscimento delle attenuanti, ma la Corte ha stabilito che la documentazione amministrativa non contestata è prova sufficiente del reato. Inoltre, è stato ribadito che il semplice disagio socio-economico non costituisce un giustificato motivo per restare nel territorio nazionale dopo l'ordine di espulsione.
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Ordine di allontanamento: la domanda di asilo non cancella il reato
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna di uno straniero per non aver rispettato un ordine di allontanamento del Questore. La difesa sosteneva che la successiva manifestazione di volontà di chiedere protezione internazionale, comunicata via PEC, dovesse annullare il reato. I giudici hanno stabilito che il reato si perfeziona nel momento esatto in cui scade il termine per lasciare l'Italia. Una domanda di asilo presentata dopo tale scadenza non ha alcun effetto retroattivo e non può cancellare una responsabilità penale già sorta. La condanna a 10.000 euro di multa è quindi diventata definitiva.
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