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Ordinaria Diligenza

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102 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Responsabilità contribuente: quando rispondi dell’errore
La Corte di Cassazione ha stabilito che la responsabilità contribuente per errori fiscali persiste anche se gli adempimenti sono delegati a un professionista. Per evitare sanzioni, il contribuente deve dimostrare non solo l'errore del commercialista, ma un suo comportamento fraudolento, finalizzato a mascherare l'inadempimento e difficilmente riconoscibile. In questo caso, una società non è riuscita a fornire prove concrete del comportamento fraudolento del proprio consulente, limitandosi ad allegazioni generiche, e pertanto il suo ricorso è stato respinto, confermando la sua responsabilità.
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Notifica appello tardiva: quando è colpa tua?
La Corte di Cassazione chiarisce che una notifica appello tardiva è imputabile alla parte notificante se questa non usa l'ordinaria diligenza per trovare il nuovo domicilio del difensore avversario, specialmente se iscritto nello stesso foro. In tal caso, l'appello è inammissibile perché il fallimento della prima notifica è considerato una colpa, impedendo la sanatoria del termine.
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Prescrizione risarcimento danni: il dies a quo
Una cittadina ha citato in giudizio un Ministero per i danni subiti a seguito di un'alluvione avvenuta nel 1992. La Corte di Cassazione ha rigettato la richiesta, confermando che la prescrizione risarcimento danni di dieci anni non decorre dalla sentenza penale definitiva, ma dal momento in cui la vittima, con ordinaria diligenza, avrebbe potuto conoscere la potenziale responsabilità di terzi, identificato in questo caso con il rinvio a giudizio di un funzionario pubblico nel 2000.
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Operazioni inesistenti: onere della prova per l’IVA
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 26762/2025, ha cassato la decisione di una Commissione Tributaria Regionale in un caso di operazioni soggettivamente inesistenti. La Corte ha ribadito che, per negare la detrazione IVA, l'Amministrazione finanziaria deve provare, anche con presunzioni, che il contribuente sapeva o avrebbe dovuto sapere, usando l'ordinaria diligenza, di partecipare a un'evasione. Il giudice di merito aveva erroneamente ignorato gli indizi forniti dall'Agenzia, focalizzandosi solo sulla formale esistenza del fornitore. Viene così riaffermato il principio secondo cui la prova della buona fede richiede al contribuente di dimostrare di aver agito con la massima diligenza per non essere coinvolto in frodi fiscali.
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Prescrizione risarcimento danni: quando inizia a decorrere
La Corte di Cassazione, a Sezioni Unite, ha stabilito che la prescrizione del diritto al risarcimento danni da fatto illecito decorre dal momento in cui il danneggiato ha, o avrebbe dovuto avere con ordinaria diligenza, conoscenza della riconducibilità causale del danno a un terzo. Nel caso di un'esondazione del 1992, la Corte ha identificato tale momento con il rinvio a giudizio di un funzionario pubblico nel 2000, e non con la successiva sentenza di condanna. Di conseguenza, l'azione risarcitoria, avviata nel 2015, è stata dichiarata prescritta.
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Fatture soggettivamente inesistenti: la Cassazione
La Corte di Cassazione conferma la decisione dei giudici di merito, negando la detrazione IVA a una società per l'utilizzo di fatture soggettivamente inesistenti. L'Agenzia delle Entrate ha fornito elementi presuntivi sufficienti a dimostrare la frode, mentre la società non è riuscita a provare la propria buona fede e l'inconsapevolezza di partecipare a un meccanismo evasivo, nonostante la formale regolarità delle scritture contabili.
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Frode carosello: diligenza e prova contraria
La Corte di Cassazione conferma la decisione che nega la detrazione IVA a un'azienda per fatture ricevute da una società 'cartiera'. In una frode carosello, la presenza di molteplici indizi di negligenza, come la mancata verifica del fornitore e documenti irregolari, è sufficiente a presumere la consapevolezza dell'acquirente. Quest'ultimo ha l'onere di fornire la prova contraria, dimostrando di aver agito con la massima diligenza per non essere coinvolto nella frode.
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Errore Targa ZTL: la negligenza non scusa la multa
Un automobilista riceve 61 multe per aver circolato in ZTL con un veicolo la cui targa differiva per un solo numero da quella autorizzata. La Corte di Cassazione ha stabilito che l'errore sulla targa ZTL è da attribuire alla negligenza del conducente, che aveva l'obbligo di verificare la corrispondenza tra i documenti forniti e il veicolo. Di conseguenza, la sua buona fede non è stata riconosciuta come scusante e tutte le sanzioni sono state confermate.
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Vizio occulto immobile vecchio: quando non è dovuto
La sentenza analizza un caso di presunto vizio occulto in un immobile d'epoca. L'acquirente, dopo l'acquisto, lamentava la necessità di costosi lavori al tetto. Il Tribunale ha rigettato la domanda, stabilendo che i difetti derivanti dalla vetustà di un edificio storico non costituiscono un vizio occulto, in quanto prevedibili ed accertabili con l'ordinaria diligenza prima della compravendita. La decisione di rifare il tetto, presa dopo il rogito, è stata considerata una normale manutenzione e non il rimedio a un difetto nascosto.
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Onere della prova frode IVA: la Cassazione decide
In un caso di operazioni soggettivamente inesistenti, la Corte di Cassazione ha stabilito che l'onere della prova della frode IVA a carico dell'Amministrazione finanziaria è assolto se si dimostra, anche tramite presunzioni, che l'acquirente sapeva o avrebbe dovuto sapere di partecipare a un'evasione. La sentenza impugnata è stata annullata perché, nel confermare la decisione di primo grado, si era limitata a una motivazione apparente, senza esplicitare le ragioni della propria adesione. Di conseguenza, il carico probatorio si sposta sul contribuente, che deve dimostrare di aver usato la massima diligenza.
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Garanzia vizi immobile: quando l’acquirente paga
Una recente sentenza della Corte d'Appello ha escluso la garanzia vizi immobile a carico dei venditori, ribaltando la decisione di primo grado. Gli acquirenti di una casa datata avevano lamentato gravi infiltrazioni, ma la Corte ha ritenuto i difetti 'riconoscibili' con l'ordinaria diligenza. Fattori decisivi sono stati l'età dell'edificio, un prezzo di vendita significativamente basso e l'impossibilità di ispezionare il sottotetto, considerata un campanello d'allarme che l'acquirente ha ignorato, assumendosene il rischio.
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Termine ricusazione giudice: decorrenza e conoscenza
La Corte di Cassazione ha stabilito un principio fondamentale sul termine ricusazione giudice. Con la sentenza n. 47007/2024, ha chiarito che il termine di tre giorni per presentare l'istanza decorre dal momento della conoscenza effettiva e completa della causa di ricusazione, e non dalla sua mera conoscibilità. Questo è particolarmente vero quando il provvedimento che origina il dubbio di imparzialità proviene da un processo diverso. La Corte ha annullato l'ordinanza che dichiarava inammissibile per tardività l'istanza, basandosi sul fatto che la semplice autorizzazione a estrarre copia di una sentenza non equivale a conoscenza effettiva del suo contenuto.
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Decorrenza prescrizione: quando inizia a contare?
La Corte di Cassazione, con una recente ordinanza, ha chiarito la regola sulla decorrenza prescrizione per il risarcimento di un danno derivante da un'operazione bancaria non autorizzata. La Corte ha stabilito che il termine inizia a decorrere dal momento del compimento dell'illecito, e non dalla successiva scoperta da parte del cliente, qualora il danno fosse accertabile fin da subito tramite l'uso dell'ordinaria diligenza, come la consultazione degli estratti conto.
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Evizione parziale: risarcimento e oneri del compratore
Una società immobiliare, dopo aver acquistato un vasto terreno, subisce una evizione parziale a favore del Demanio Marittimo. La Corte di Cassazione conferma la limitazione del risarcimento del danno, poiché la società acquirente era a conoscenza del rischio di evizione fin dalla stipula del contratto e non ha agito con ordinaria diligenza per mitigare i danni, rifiutando una proposta transattiva vantaggiosa dall'Amministrazione statale.
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Fatture soggettivamente inesistenti: diligenza e prova
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 13822/2025, ha chiarito i confini della prova in materia di fatture soggettivamente inesistenti. Il caso riguardava una società edile che si era vista contestare l'uso di fatture emesse da una presunta società 'cartiera'. Sebbene la Commissione Tributaria Regionale avesse dato ragione al contribuente, valorizzando la documentazione prodotta (DURC, contratti), la Cassazione ha annullato la decisione. Il giudice di merito, infatti, aveva omesso di considerare gli elementi indiziari forniti dall'Amministrazione Finanziaria (assenza di sede, utenze, etc.) che indicavano la natura fittizia del fornitore, ribadendo che la valutazione della buona fede del contribuente deve basarsi su tutti gli elementi disponibili.
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Fatture inesistenti: onere prova e buona fede
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 24496/2025, ha chiarito la ripartizione dell'onere della prova in materia di IVA per operazioni soggettivamente inesistenti. Se l'Amministrazione Finanziaria fornisce indizi di frode, spetta al contribuente dimostrare di aver agito con la massima diligenza e in buona fede, non essendo sufficiente la sola regolarità formale delle fatture e dei pagamenti. La Corte ha cassato la sentenza di secondo grado per aver errato nell'applicazione di tale principio.
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Notifica a irreperibili: gli obblighi di ricerca
In un caso di divisione di un immobile a seguito di divorzio, la Corte di Cassazione ha confermato la nullità di una notifica a irreperibili effettuata a un ex coniuge trasferitosi all'estero. La Corte ha stabilito che, prima di ricorrere alla procedura ex art. 143 c.p.c., il notificante ha l'obbligo di compiere ogni ricerca con ordinaria diligenza per rintracciare il destinatario, non potendosi basare su informazioni vecchie o su un precedente tentativo di notifica fallito. L'onere della ricerca approfondita è un presupposto inderogabile per la validità della notifica.
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Operazioni inesistenti: onere della prova e frode IVA
Una società operante nel settore dei carburanti si è vista contestare la detrazione dell'IVA per acquisti inseriti in una frode carosello. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza in esame, ha accolto il ricorso dell'Amministrazione Finanziaria, annullando la decisione di merito. Ha stabilito che, in presenza di operazioni soggettivamente inesistenti, una volta che il Fisco fornisce indizi sulla potenziale consapevolezza della frode da parte dell'acquirente (come prezzi anomali o incongruenze dei fornitori), spetta a quest'ultimo dimostrare di aver agito con la massima diligenza per non essere coinvolto. La Corte ha ritenuto che la Commissione Tributaria Regionale avesse errato nel non considerare sufficienti gli indizi forniti e nell'invertire l'onere della prova.
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Operazioni soggettivamente inesistenti: la Cassazione
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un'azienda che aveva detratto l'IVA da fatture per operazioni soggettivamente inesistenti. L'Amministrazione Finanziaria aveva contestato l'operazione poiché la società appaltatrice, emittente delle fatture per la costruzione di un capannone, era priva della necessaria struttura organizzativa. La Corte ha confermato che l'onere di provare la frode spetta all'Agenzia, ma una volta forniti indizi sufficienti (come l'inadeguatezza della struttura del fornitore), spetta al contribuente dimostrare di aver agito con la massima diligenza per verificare l'affidabilità e la capacità operativa della controparte, non potendosi limitare a una verifica formale.
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Revocazione confisca: la prova nuova va incolpata?
La Corte di Cassazione conferma il rigetto di un'istanza di revocazione confisca basata sulla scoperta di una 'prova nuova'. La sentenza chiarisce che la prova, per essere ammissibile, deve essere scoperta in modo incolpevole, dimostrando l'impossibilità di presentarla prima per causa di forza maggiore. In questo caso, la mancata produzione del documento durante il processo originario è stata attribuita a una carenza di ordinaria diligenza, rendendo l'istanza inammissibile.
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