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Operazioni Soggettivamente Inesistenti

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977 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Operazioni inesistenti: il Fisco vince contro i costi fittizi
L'Agenzia delle Entrate ha contestato a una società di revisione l'utilizzo di fatture relative a operazioni inesistenti, sia oggettive che soggettive, emesse da società fittizie. Il giudice d'appello aveva parzialmente accolto le ragioni della contribuente, riconoscendo in via equitativa la deducibilità del 70% dei costi. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del Fisco, chiarendo che per le operazioni oggettivamente inesistenti i costi sono totalmente indeducibili e che il giudice non può determinare le deduzioni in modo arbitrario o equitativo. Inoltre, la sentenza d'appello ha violato le regole processuali riconoscendo deduzioni su voci di costo ormai definitive e non impugnate. La decisione è stata cassata con rinvio per un nuovo esame.
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Sospensione del rimborso IVA: basta il sospetto per il blocco
L'Agenzia delle Entrate ha disposto la sospensione del rimborso IVA richiesto da una società, a causa di presunte fatture per operazioni inesistenti emesse da un fornitore. La Corte di Giustizia Tributaria Regionale aveva annullato il provvedimento per carenza di motivazione, ritenendo che l'Amministrazione dovesse provare dettagliatamente la frode e la consapevolezza del contribuente già nell'atto cautelare. La Corte di Cassazione ha invece accolto il ricorso del Fisco, stabilendo che la sospensione del rimborso IVA, avendo natura cautelare, richiede solo la prova del fumus boni iuris (la parvenza di buon diritto) e non lo stesso rigore motivazionale di un definitivo diniego di rimborso o di un accertamento. La sentenza impugnata è stata cassata con rinvio.
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Sospensione del processo tributario: tregua sui costi inesistenti
Un imprenditore individuale impugnava un avviso di accertamento con cui l'Agenzia delle Entrate disconosceva i costi per operazioni ritenute inesistenti. Dopo alterne vicende nei primi gradi di giudizio, la Commissione Tributaria Regionale dava ragione al Fisco. Il contribuente ricorreva quindi in Cassazione. Nelle more del giudizio di legittimità, il ricorrente presentava istanza per avvalersi della definizione agevolata delle liti pendenti. La Suprema Corte, preso atto della richiesta formulata ai sensi della legge di bilancio per il 2023, ha disposto la sospensione del processo tributario e il rinvio della causa a nuovo ruolo, in attesa del perfezionamento della sanatoria.
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Definizione agevolata della controversia: stop alla lite col Fisco
L'Amministrazione Finanziaria ha emesso due avvisi di accertamento contro un'Azienda per presunte operazioni soggettivamente inesistenti, recuperando imposte dirette e IVA. Dopo alterne vicende nei primi gradi di giudizio, la controversia è giunta davanti alla Corte di Cassazione. Durante il processo di legittimità, l'Azienda ha presentato domanda di definizione agevolata della controversia ai sensi del decreto legge numero 119 del 2018, provvedendo ai relativi adempimenti e pagamenti. La Suprema Corte ha preso atto della regolarità della procedura di sanatoria fiscale. Di conseguenza, i giudici hanno dichiarato l'estinzione del processo per cessazione della materia del contendere, ponendo fine alla disputa tributaria senza entrare nel merito delle violazioni contestate e compensando le spese di giudizio tra le parti.
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Fisco e operazioni soggettivamente inesistenti: soci condannati
L'Agenzia delle Entrate ha contestato a una società concessionaria e ai suoi soci una frode carosello basata su operazioni soggettivamente inesistenti per l'acquisto di auto, oltre all'omessa fatturazione di alcune vendite. La società ha aderito alla definizione agevolata, ottenendo l'estinzione del processo a suo carico. I soci, invece, hanno proseguito il ricorso in Cassazione. La Suprema Corte ha rigettato il loro ricorso, confermando la loro responsabilità. I giudici hanno chiarito che, a fronte degli indizi forniti dal Fisco sulla fittizietà degli intermediari, i contribuenti non hanno dimostrato di aver usato la massima diligenza professionale per evitare il coinvolgimento nella frode. Di conseguenza, i soci sono stati condannati al pagamento delle spese di giudizio.
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Fisco e raddoppio dei termini di accertamento: l’Azienda perde
L'Azienda ha impugnato due avvisi di accertamento per indebita detrazione IVA su acquisti di bancali, ritenuti fittizi dal fisco. La Commissione Tributaria Regionale ha confermato la legittimità dei controlli. L'Azienda si è rivolta alla Corte di Cassazione, contestando la validità della sentenza copiata dagli atti del fisco e, soprattutto, l'applicazione del raddoppio dei termini di accertamento, sostenendo che la denuncia penale fosse tardiva. La Suprema Corte ha rigettato il ricorso. I giudici hanno chiarito che copiare gli atti di parte non rende nulla la sentenza se la motivazione è logica. Inoltre, il raddoppio dei termini di accertamento scatta per la sola presenza astratta di un reato tributario, a prescindere dall'effettiva presentazione della denuncia o dalla successiva prescrizione del reato. L'Azienda perde definitivamente la causa e deve pagare le spese processuali.
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Operazioni soggettivamente inesistenti: la finta buona fede perde
L'Amministrazione Finanziaria ha contestato a un'azienda l'indebita detrazione dell'IVA per l'acquisto di bancali, ritenendo che si trattasse di operazioni soggettivamente inesistenti. Il fornitore era infatti una società fittizia, priva di dipendenti e locali, che emetteva fatture anche dopo la cessazione dell'attività. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dell'azienda acquirente. I giudici hanno chiarito che, a fronte degli indizi di frode forniti dal fisco (prezzi troppo bassi, assenza di contatti stabili), non basta presentare una semplice visura camerale per dimostrare la buona fede. L'acquirente avrebbe dovuto usare la massima diligenza professionale per verificare l'attendibilità del fornitore. Di conseguenza, l'azienda perde la causa e deve pagare le spese processuali.
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Operazioni soggettivamente inesistenti: la finta ditta costa cara
L'Agenzia delle Entrate ha contestato a una società la detrazione dell'IVA relativa ad acquisti effettuati da due fornitori fittizi, qualificati come società cartiere, nell'ambito di una frode carosello. L'amministrazione ha qualificato tali transazioni come operazioni soggettivamente inesistenti. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso della società contribuente, confermando la legittimità del recupero d'imposta. I giudici hanno stabilito che l'ufficio finanziario ha dimostrato l'assenza di strutture operative dei fornitori e la conoscibilità della frode da parte dell'acquirente con l'ordinaria diligenza. Di conseguenza, spettava alla società fornire la prova contraria di aver agito in buona fede, onere che non è stato assolto. La società è stata condannata al pagamento delle spese processuali.
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Operazioni soggettivamente inesistenti: la buona fede non basta
L'Amministrazione Finanziaria ha contestato a una società di impianti la deduzione di costi e la detrazione dell'IVA relative a operazioni soggettivamente inesistenti, ritenendo che il fornitore fosse una società cartiera priva di strutture reali. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso della società contribuente. I giudici hanno chiarito che, una volta dimostrata dall'ufficio l'inesistenza del fornitore e la potenziale consapevolezza dell'acquirente, spetta al contribuente dimostrare di aver agito con la massima diligenza per evitare il coinvolgimento nella frode fiscale. La regolarità formale della contabilità e dei pagamenti non basta a scagionare l'impresa.
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Operazioni soggettivamente inesistenti: i costi sono deducibili
L'Agenzia delle Entrate ha emesso avvisi di accertamento contro una società di capitali e i suoi soci per l'anno d'imposta 2007, contestando presunte operazioni soggettivamente inesistenti e oggettivamente inesistenti con un'altra ditta. I contribuenti hanno impugnato gli atti, ma la Commissione Tributaria Regionale ha confermato le pretese del Fisco. La Corte di Cassazione ha accolto parzialmente il ricorso dei contribuenti, rilevando che il giudice d'appello ha commesso un'omessa pronuncia sulla deducibilità dei costi relativi alle operazioni soggettivamente inesistenti. Secondo la legge, infatti, tali costi sono deducibili se effettivi e inerenti, a differenza di quelli per operazioni oggettivamente inesistenti. La Suprema Corte ha quindi cassato la sentenza d'appello, rinviando la causa alla Commissione Tributaria Regionale per un nuovo esame dei costi deducibili e delle difese specifiche dei soci.
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Operazioni soggettivamente inesistenti: la prova dell’impresa
L'Agenzia delle Entrate ha contestato a una società commerciale la detrazione dell'IVA relativa a operazioni soggettivamente inesistenti effettuate tramite presunte società cartiere. Sebbene il giudice di secondo grado avesse dato ragione alla contribuente ritenendo non provata la sua consapevolezza della frode, la Corte di Cassazione ha ribaltato la decisione. I giudici di legittimità hanno chiarito che, una volta forniti dall'amministrazione finanziaria gli indizi della frode, spetta al contribuente dimostrare di aver agito con la massima diligenza e senza la consapevolezza di partecipare a un'evasione fiscale. La regolare contabilità o i pagamenti tracciabili non bastano a scagionare l'impresa. La sentenza d'appello è stata quindi cassata con rinvio per un nuovo esame.
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Operazioni soggettivamente inesistenti: stop alla detrazione IVA
L'Amministrazione Finanziaria ha negato a un'azienda di trasporti la detrazione IVA sugli acquisti di carburante, qualificando le transazioni come operazioni soggettivamente inesistenti effettuate tramite fornitori fittizi. I giudici di merito hanno confermato l'accertamento, rilevando che l'impresa non aveva dimostrato la diligenza professionale necessaria per evitare la frode. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso dei contribuenti, chiarendo che non è possibile richiedere in sede di legittimità una nuova valutazione dei fatti e delle prove già esaminati nei precedenti gradi di giudizio. Di conseguenza, l'impresa perde definitivamente la causa e deve pagare le spese processuali.
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Operazioni soggettivamente inesistenti: la negligenza costa l’IVA
L'Agenzia delle Entrate ha emesso un avviso di accertamento nei confronti di una società per l'indebita detrazione IVA derivante dall'utilizzo di fatture per operazioni soggettivamente inesistenti. La società fornitrice è risultata essere una cartiera priva di struttura, gestita da un prestanome. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso della società acquirente, confermando che l'amministrazione finanziaria ha provato la frode tramite presunzioni gravi e precise. L'acquirente non ha dimostrato di aver adottato la necessaria diligenza professionale per verificare l'affidabilità del fornitore, non avendo effettuato visure camerali e avendo gestito i rapporti con un soggetto privo di cariche ufficiali. Di conseguenza, la detrazione dell'imposta è stata legittimamente negata.
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Fatture inesistenti e fisco: la definizione agevolata chiude la lite
Una società operante nel commercio di rottami ferrosi riceveva un avviso di accertamento per il recupero di IVA, IRES e IRAP, a causa di presunte operazioni soggettivamente inesistenti con società cartiere. Dopo i primi gradi di giudizio sfavorevoli, la società proponeva ricorso in Cassazione. Durante la pendenza del giudizio di legittimità, la contribuente presentava domanda di definizione agevolata delle liti fiscali ai sensi del decreto legge 193/2016, provvedendo al relativo pagamento. L'Agenzia delle Entrate chiedeva quindi l'estinzione del processo per cessazione della materia del contendere. La Corte di Cassazione, preso atto del perfezionamento della sanatoria e del consenso della contribuente, ha dichiarato l'estinzione del giudizio con compensazione delle spese tra le parti.
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Definizione agevolata: stop alla causa Iva senza vincitori
L'Agenzia delle Entrate ha contestato a una società di capitali l'indebita detrazione dell'Iva per operazioni soggettivamente inesistenti negli anni dal 2005 al 2007. Dopo alterne vicende nei primi gradi di giudizio, la controversia è giunta dinanzi alla Corte di Cassazione. Nel corso del giudizio di legittimità, la società ha presentato istanza di definizione agevolata ai sensi del decreto legge 193 del 2016, provvedendo al regolare pagamento di tutte le somme dovute. L'Amministrazione Finanziaria ha confermato il corretto versamento dei carichi esattoriali. Di conseguenza, la Suprema Corte ha dichiarato l'estinzione del giudizio per cessata materia del contendere, ponendo le spese di lite a carico di chi le ha sostenute.
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Operazioni soggettivamente inesistenti: tra fisco e lavori reali
L'Agenzia delle Entrate ha contestato a una società di costruzioni la detrazione di costi e IVA per presunte operazioni soggettivamente inesistenti, ritenendo la ditta fornitrice una società cartiera. Dopo un primo rinvio della Cassazione, che imponeva di valutare le prove sull'effettiva esecuzione dei lavori, il giudice del rinvio ha riconosciuto la detraibilità dei costi basandosi solo sulle norme del 2012, omettendo però di esaminare i documenti probatori prodotti dalla contribuente. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso della società, evidenziando che il giudice di merito ha violato l'obbligo di conformarsi al precedente dictum. Di conseguenza, la Suprema Corte ha cassato la sentenza e ha rinviato la causa alla Corte di giustizia tributaria di secondo grado del Lazio per un nuovo e completo esame delle prove.
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Operazioni soggettivamente inesistenti: Fisco battuto senza prove
Il Fisco ha emesso un avviso di accertamento contro il Contribuente, contestando la deduzione di costi per l'acquisto di un software da una società ritenuta una cartiera. L'operazione è stata considerata tra le operazioni soggettivamente inesistenti. I giudici di secondo grado hanno confermato l'atto impositivo, ritenendo insufficienti le prove di pagamento fornite dal Contribuente. La Corte di Cassazione ha invece accolto il ricorso del Contribuente. I giudici di legittimità hanno stabilito che l'amministrazione finanziaria non può limitarsi a dimostrare la natura fittizia del fornitore. Essa deve anche provare che il Contribuente fosse consapevole della frode fiscale. Inoltre, l'avviso era nullo per difetto di motivazione, non essendo stato allegato il verbale ispettivo esterno. La sentenza è stata cassata con rinvio.
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Principio di specificità del ricorso: ko il ricorso della società
L'Amministrazione Finanziaria ha emesso un avviso di accertamento per IRPEF e IVA contro una società, contestando operazioni soggettivamente inesistenti nell'ambito di frodi a carosello per l'acquisto di auto. Dopo un giudizio di rinvio che ha confermato la legittimità dell'atto, la società ha proposto ricorso dinanzi alla Corte di Cassazione. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che il ricorso non rispettava il principio di specificità del ricorso, poiché i motivi non indicavano chiaramente le norme violate e miravano a ottenere un inammissibile riesame del merito dei fatti, precluso in sede di legittimità. Di conseguenza, la società ha perso la causa e dovrà versare un ulteriore importo a titolo di contributo unificato.
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Dichiarazione fraudolenta: sequestro confermato con IVA versata
Le Legali Rappresentanti di alcune società turistiche hanno subito il sequestro preventivo dei propri beni a seguito dell'accusa di dichiarazione fraudolenta. Le indagate avevano utilizzato fatture emesse da una società cooperativa per fittizi contratti di appalto di servizi, che in realtà mascheravano una somministrazione illecita di manodopera. La difesa sosteneva che l'IVA fosse stata regolarmente versata all'Erario e che le prestazioni fossero reali. La Corte di Cassazione ha rigettato i ricorsi, confermando il sequestro. I giudici hanno chiarito che l'utilizzo di fatture per operazioni soggettivamente inesistenti impedisce la detrazione dell'IVA, anche se l'imposta è stata versata dal soggetto emittente, poiché lo schema contrattuale fraudolento mirava a ottenere un indebito risparmio fiscale attraverso la finta detrazione di costi non spettanti.
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Operazioni soggettivamente inesistenti: Fisco batte contribuente
L'Amministrazione Finanziaria ha emesso un avviso di accertamento contro la Società Contribuente, contestando la deducibilità di costi e IVA per transazioni con una Società Cartiera. Il giudice di appello ha annullato l'atto ritenendo reali le operazioni. La Cassazione ha accolto il ricorso del Fisco. I giudici di legittimità hanno rilevato che la sentenza d'appello ha omesso di valutare se si trattasse di operazioni soggettivamente inesistenti, nonostante fosse accertata la mancanza di strutture operative della Società Cartiera. La sentenza è stata annullata con rinvio per un nuovo esame.
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