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Omissis

9 provvedimenti applicano questo termine

Definizione

Il termine latino omissis, tradotto letteralmente, significa "tralasciate [le altre informazioni]". Questo termine è frequentemente usato negli atti notarili quando alcune informazioni non sono fornite perché non indispensabili per chi legge o nel rispetto della privacy, ma la cui omissione comunque nulla toglie alla completezza e alla comprensibilità dell'informazione. Un altro utilizzo comune del termine è nelle citazioni di testi normativi in cui non vengono citati interi articoli, o parti di essi, per ragioni di brevità e per evidenziare più rapidamente la norma di cui si tratta. Il termine spesso viene usato anche per quegli atti giudiziari in cui, per proteggere la privacy o il segreto istruttorio, vengono oscurate alcune parti quando vengono divulgati gli atti stessi alla stampa. Il termine inoltre è utilizzato per indicare anche un artificio retorico frequente non solo in prosa, ma anche in poesia. Tale artificio è comunemente chiamato "puntini di sospensione"; esso solitamente vuole indicare attesa per qualcosa di ignoto.

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Decreto oscurato e inutilizzabilità delle intercettazioni
Il Tribunale del Riesame confermava la custodia cautelare in carcere a carico di un indagato per detenzione e spaccio di cocaina in concorso. La difesa ricorreva in Cassazione lamentando l'inutilizzabilità delle intercettazioni telefoniche decisive, poiché il decreto del giudice che le aveva autorizzate presentava ampie parti oscurate, impedendo il controllo difensivo. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso. I giudici hanno chiarito che l'eventuale presenza di parti oscurate o la mancata trasmissione del decreto autorizzativo non determinano automaticamente l'inutilizzabilità della prova. La difesa ha l'onere specifico di richiedere tempestivamente l'acquisizione del testo integrale del provvedimento al Tribunale del Riesame. In assenza di tale istanza esplicita, le intercettazioni restano pienamente valide per sostenere la misura cautelare.
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Operazioni oggettivamente inesistenti: prove valide o nulle?
L'Amministrazione Finanziaria ha emesso un avviso di accertamento contro una Società Contribuente, contestando l'indebita detrazione di imposte per operazioni oggettivamente inesistenti. L'ufficio si basava su dichiarazioni di terzi e ispezioni presso presunte società cartiere, ma non aveva redatto regolari verbali per tali attività, presentando documenti pieni di omissis. La Commissione Tributaria Regionale ha annullato l'atto, ritenendo inutilizzabili queste prove incomplete. L'Amministrazione Finanziaria ha proposto ricorso in Cassazione. La Suprema Corte, rilevando la particolare complessità giuridica della questione sull'efficacia probatoria di elementi non verbalizzati, ha emesso un'ordinanza interlocutoria, rimettendo la decisione alla pubblica udienza della Quinta Sezione Civile per stabilire se tali indizi possano comunque dimostrare la falsità delle operazioni.
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Retrodatazione della custodia cautelare: il limite degli omissis
Il caso riguarda la richiesta di retrodatazione della custodia cautelare presentata da Il Detenuto. Il Tribunale di Reggio Calabria aveva respinto l'istanza volta a ottenere la perdita di efficacia della custodia in carcere per il fenomeno della cosiddetta contestazione a catena. La difesa sosteneva che le intercettazioni alla base della seconda misura fossero già note agli inquirenti nel primo procedimento, sebbene coperte da omissis. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che la retrodatazione della custodia cautelare richiede che i fatti siano concretamente desumibili dagli atti e non semplicemente conoscibili a livello storico. Poiché la complessa attività di riscontro e trascrizione si era cristallizzata solo anni dopo, non vi era un quadro indiziario completo al momento della prima misura.
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Mafia: arresto valido con prove riassunte se ci sono gravi indizi
La Corte di Cassazione ha confermato la custodia in carcere per un individuo accusato di associazione mafiosa. La difesa contestava l'uso di verbali riassuntivi delle dichiarazioni di un collaboratore di giustizia. I giudici hanno stabilito che, per una misura cautelare, sono sufficienti verbali anche non integrali, purché rappresentativi degli elementi d'accusa e idonei a garantire il diritto di difesa. In questo caso, le dichiarazioni, unite a intercettazioni e video che provavano la partecipazione dell'indagato a un 'summit' del clan, costituivano solidi gravi indizi di colpevolezza. L'appello è stato quindi respinto, ritenendo la decisione del Tribunale del Riesame logica e ben motivata.
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Divulgazione dati vittima: Direttore assolto per motivazione illogica
Un direttore di un quotidiano online viene condannato per la divulgazione dati vittima di violenza, avendo pubblicato una sentenza senza oscurare le generalità di una minore. La Corte di Cassazione, tuttavia, annulla la condanna. Il motivo non è l'assenza di responsabilità del direttore, ma un vizio di motivazione della sentenza precedente. I giudici non hanno spiegato in modo logico perché il direttore fosse colpevole di negligenza, nonostante l'azienda avesse adottato procedure specifiche per anonimizzare gli atti. La questione del risarcimento del danno non è chiusa, ma dovrà essere riesaminata da un giudice civile.
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Attenuante dissociazione: no sconto se la collaborazione è su altri reati
Un imputato, condannato per detenzione di arma clandestina, decide di collaborare con la giustizia fornendo informazioni su un omicidio, un reato diverso da quello per cui è a processo. La sua difesa chiede l'applicazione dell'attenuante della dissociazione. La Corte di Cassazione nega lo sconto di pena, stabilendo un principio fondamentale: questa attenuante speciale si applica solo se la collaborazione riguarda i medesimi fatti per cui si è sotto processo. Una collaborazione su reati diversi, seppur importante, non dà diritto al beneficio per il procedimento in corso. Il ricorso viene quindi dichiarato inammissibile e la condanna confermata.
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Trasmissione atti riesame: annullato il sequestro
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un Procuratore Europeo contro l'annullamento di un decreto di perquisizione e sequestro. Il provvedimento era stato annullato dal Tribunale del Riesame a causa della mancata trasmissione di una nota informativa fondamentale, citata nel decreto stesso. La Corte ha stabilito che la produzione di un documento successivo e riassuntivo non può sanare tale omissione, poiché impedisce al giudice di verificare la legittimità del sequestro al momento della sua emissione. La corretta trasmissione atti riesame è un obbligo inderogabile per l'accusa.
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Trasmissione atti favorevoli: l’obbligo del PM
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un Pubblico Ministero, confermando che la mancata trasmissione al Tribunale del riesame dell'interrogatorio contenente dichiarazioni collaborative dell'indagato comporta l'inefficacia della misura cautelare. La sentenza stabilisce che l'obbligo di trasmissione atti favorevoli riguarda qualsiasi documento potenzialmente vantaggioso per la difesa, a prescindere dalla sua funzione investigativa, per garantire il corretto svolgimento del riesame.
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Rimessione del processo: no se critica il giudice
Un imputato, condannato all'ergastolo per omicidio, ha richiesto la rimessione del processo d'appello lamentando un pregiudizio da parte dei giudici e la mancata visione di atti secretati. La Corte di Cassazione ha dichiarato la richiesta inammissibile, specificando che la rimessione del processo è un rimedio eccezionale applicabile solo per gravi situazioni locali esterne al processo, e non per contestare la gestione interna della causa da parte dell'organo giudicante. L'imputato è stato condannato al pagamento delle spese e di una sanzione.
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