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Occupazione Abusiva Di Demanio Marittimo

8 provvedimenti applicano questo termine

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Occupazione abusiva di demanio marittimo: la licenza non basta
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna nei confronti della titolare di uno stabilimento balneare per il reato di occupazione abusiva di demanio marittimo. La concessione demaniale autorizzava l'occupazione della spiaggia esclusivamente nel periodo estivo, dal primo giugno al trenta settembre. Tuttavia, durante un controllo eseguito nel mese di marzo, le autorità hanno riscontrato la presenza di recinzioni, strutture prefabbricate e pedane in cemento sull'arenile. La difesa sosteneva la presenza di un titolo pluriennale e la gestione effettiva curata dal coniuge. I giudici hanno chiarito che l'autorizzazione pluriennale non esonera dall'obbligo di smontare gli impianti alla fine della stagione estiva. La titolare risponde della violazione anche a titolo di semplice negligenza. Il ricorso è stato rigettato con la condanna al pagamento di quattrocento euro di multa e delle spese processuali.
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Occupazione abusiva di demanio marittimo tra PRG e concessione
Un privato manteneva opere su una spiaggia pubblica in forza di una concessione scaduta nel 1985. L'interessato sosteneva la conformità dell'area al Piano Regolatore Generale comunale e invocava la buona fede derivante da pagamenti in sanatoria. La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per occupazione abusiva di demanio marittimo. I giudici hanno chiarito che le previsioni urbanistiche comunali non trasformano la natura demaniale della spiaggia, la quale appartiene al demanio necessario e non può subire sdemanializzazione di fatto. L'illecito ha natura permanente e la richiesta tardiva di sanatoria non cancella la consapevolezza dell'arbitrarietà dell'occupazione. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile.
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Occupazione abusiva di demanio marittimo: stop alle proroghe
Il gestore di uno stabilimento balneare ha impugnato il ripristino del sequestro preventivo della sua struttura, sostenendo che la sua concessione fosse valida grazie alle proroghe nazionali e alla sentenza dell'Adunanza Plenaria del Consiglio di Stato. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. I giudici hanno chiarito che la concessione del gestore, scaduta nel 2009, non ha beneficiato di alcuna proroga automatica, in quanto queste ultime si applicano solo ai titoli nuovi o validi. Di conseguenza, l'utilizzo dello spazio costiero senza un titolo valido integra il reato di occupazione abusiva di demanio marittimo. La Suprema Corte ha confermato il sequestro, rigettando anche la tesi della buona fede basata sulla semplice tolleranza del Comune.
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Occupazione abusiva di demanio marittimo: locale sequestrato
La Corte di Cassazione ha confermato il sequestro preventivo delle strutture di un locale commerciale situate su un'area costiera pubblica. Il Gestore del Locale sosteneva di beneficiare della proroga automatica della concessione. Tuttavia, i giudici hanno accertato il mancato pagamento dei canoni demaniali fin dal 2009. Questo inadempimento ha impedito il rinnovo del titolo, rendendo la concessione ormai scaduta e inesistente ben prima delle leggi sulle proroghe. Di conseguenza, la prosecuzione dell'attività configura il reato di occupazione abusiva di demanio marittimo. La Suprema Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso del Gestore del Locale, confermando la legittimità del sigillo giudiziario per evitare il protrarsi dell'illecito.
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Occupazione abusiva di demanio marittimo: stop al giardino
Un cittadino ha acquistato un terreno confinante con un'area appartenente al demanio marittimo, occupandola abusivamente per destinarla a giardino privato. Il Tribunale aveva revocato il sequestro preventivo dell'area, ritenendo che la pendenza di una domanda di concessione e un futuro piano comunale di sdemanializzazione escludessero il reato e il pericolo nel ritardo. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del Procuratore della Repubblica, stabilendo che l'occupazione abusiva di demanio marittimo non può essere sanata da semplici istanze o da atti comunali. La sdemanializzazione dei beni costieri richiede infatti un formale decreto ministeriale e non può avvenire tacitamente o per iniziativa del Comune. La Suprema Corte ha quindi annullato l'ordinanza di revoca, rinviando il caso al Tribunale per un nuovo giudizio.
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Occupazione abusiva di demanio marittimo: lettini abusivi ko
Un noleggiatore di attrezzature balneari è stato condannato per il reato di occupazione abusiva di demanio marittimo per aver posizionato ombrelloni e lettini sulla spiaggia libera prima dell'arrivo dei clienti. La Corte di Cassazione ha confermato la responsabilità penale, chiarendo che l'installazione preventiva di attrezzature commerciali su un arenile pubblico impedisce il libero uso della spiaggia ai bagnanti e configura il reato previsto dal codice della navigazione. Tuttavia, la Suprema Corte ha accolto il ricorso limitatamente alla confisca delle attrezzature, annullando la decisione sul punto con rinvio al Tribunale. Il giudice di merito aveva infatti omesso di motivare la scelta di applicare questa misura di sicurezza facoltativa.
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Occupazione abusiva di demanio marittimo: difesa privata o reato?
Il Privato ha impugnato la condanna per il reato di occupazione abusiva di demanio marittimo, contestando la realizzazione non autorizzata di un terrapieno e di una vasca di raccolta delle acque adiacenti alla sua proprietà. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che la valutazione delle prove e la ricostruzione dei fatti spettano esclusivamente al giudice di merito. Nel caso specifico, le foto aeree hanno dimostrato la natura artificiale del manufatto e l'assenza di qualsiasi concessione amministrativa. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e al versamento di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Occupazione abusiva di demanio marittimo: sanatoria inutile
Il caso riguarda un gestore di uno stabilimento balneare condannato in appello per il reato di occupazione abusiva di demanio marittimo, avendo installato opere e una piattaforma galleggiante senza la necessaria concessione. Il Tribunale lo aveva inizialmente assolto ritenendo sanato l'abuso grazie a un permesso di costruire in sanatoria. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso del gestore, confermando la condanna. La Corte ha chiarito che la sanatoria edilizia non estingue i reati marittimi e che i termini di prescrizione erano stati legittimamente sospesi a causa dei rinvii richiesti dalla difesa. Il ricorrente è stato condannato anche al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
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