Un automobilista si è rifiutato di pagare una somma pretesa da un uomo per il parcheggio dell'auto. Di fronte al rifiuto, l'uomo ha minacciato la vittima, intimandole di allontanarsi per evitare conseguenze peggiori. Subito dopo, insieme al proprio figlio, ha aggredito l'automobilista con calci e pugni, causandogli lesioni personali. I giudici di merito hanno condannato entrambi gli imputati. La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per il reato di tentata estorsione e lesioni nei confronti del padre, ritenendo il ricorso inammissibile e condannandolo alle spese. Al contrario, la Suprema Corte ha annullato la sentenza nei confronti del figlio. Il decreto di citazione era stato infatti notificato per errore a un avvocato omonimo, violando il diritto di difesa. Il processo per il figlio dovrà quindi ripartire da un nuovo giudizio d'appello.
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