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26 provvedimenti applicano questo termine

Definizione

Termine latino per indicare nuove domande, eccezioni o prove introdotte per la prima volta nel giudizio d'appello, pratica vietata dall'articolo 345 del codice di procedura civile per garantire la corretta dialettica processuale.

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Cocaina e documenti falsi: resta la custodia cautelare in carcere
L'Imputato, condannato per il trasporto e la detenzione di oltre un chilo di cocaina dall'estero, ha richiesto la sostituzione della custodia cautelare in carcere con gli arresti domiciliari. La difesa ha sostenuto l'assenza di collegamenti attuali con la criminalità, la mancanza di denaro per fuggire e il venir meno di alcune aggravanti. I giudici di merito hanno respinto l'istanza evidenziando la gravità del traffico internazionale, i costanti flussi di denaro verso l'estero, i contatti con complici e il possesso di documenti di identità falsi. La Corte di Cassazione ha confermato il rigetto del ricorso: la custodia cautelare in carcere resta l'unica misura adeguata a fronteggiare il concreto pericolo di fuga e di reiterazione del reato.
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Rinuncia al ricorso per cassazione: stop al giudizio e dissequestro
L'Indagata ha subito il sequestro preventivo dei propri beni nell'ambito di un'indagine penale per presunti reati societari e fiscali. Il Tribunale del Riesame ha confermato il blocco patrimoniale, respingendo la richiesta di revoca. L'Indagata ha proposto impugnazione davanti ai giudici di legittimità per contestare la mancata valutazione di nuovi elementi difensivi. Nelle more del giudizio, il giudice di merito ha ordinato la restituzione parziale dei beni sequestrati. Di conseguenza, la difesa ha formalizzato la rinuncia al ricorso per cassazione tramite procuratore speciale, avendo ottenuto il dissequestro dei beni. La Suprema Corte ha preso atto della scelta difensiva e ha dichiarato formalmente inammissibile il gravame.
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Reato continuato: no a sconti di pena senza fatti nuovi
Il Condannato ha richiesto al Giudice dell'esecuzione di Bologna un ulteriore riconoscimento del reato continuato per unificare alcuni omicidi, già giudicati nel 2001, con altri reati riuniti in una precedente decisione del 2016. Il Giudice dell'esecuzione ha respinto la richiesta per assenza di elementi di novità ("nova") e per la presenza di un precedente diniego definitivo. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso del Condannato, confermando che la decisione del 2016 aveva già implicitamente escluso l'unificazione di quel segmento di reati. In assenza di fatti nuovi, opera la preclusione del giudicato, rendendo inammissibile una nuova valutazione dello stesso tema. Il Condannato è stato condannato al pagamento delle spese processuali.
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Revoca della Confisca Negata: Giudice Blocca Restituzione Beni
Un uomo, condannato in via definitiva per usura, si era visto confiscare i propri beni. Successivamente, ha chiesto al Giudice dell'esecuzione la revoca della confisca, sostenendo di avere nuove prove sull'origine lecita dei beni. La Corte di Cassazione ha respinto la richiesta, stabilendo un principio fondamentale: il Giudice dell'esecuzione non ha il potere di annullare una confisca disposta con una sentenza ormai irrevocabile. L'unica strada percorribile in caso di nuove prove che scagionano il condannato è il rimedio straordinario della revisione dell'intero processo, non una semplice istanza per la restituzione dei beni. La richiesta di revoca della confisca è stata quindi dichiarata inammissibile.
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Appello cautelare e nuove prove: la Cassazione ferma il processo
Un imputato, in custodia cautelare per associazione mafiosa, presenta nuove prove a suo favore durante l'appello. Il Tribunale del Riesame si rifiuta di valutarle, sostenendo che l'esame è limitato agli atti già esistenti. La questione arriva in Cassazione, dove emerge un profondo contrasto giurisprudenziale sulla possibilità di ammettere nuove prove in sede di appello cautelare. Di fronte a questo dilemma, la Corte non decide il caso ma lo rimette alle Sezioni Unite. Sarà questo organo supremo a stabilire un principio di diritto definitivo sull'importante tema dell'appello cautelare e nuove prove, influenzando tutti i futuri procedimenti.
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Preclusione giudicato esecutivo: pena ridotta al complice non basta
Un uomo condannato chiede una riduzione di pena dopo che la Corte Costituzionale ha modificato i limiti di legge per il suo reato. La sua prima richiesta viene respinta. Ne presenta una seconda, sostenendo che nel frattempo un suo complice ha ottenuto la riduzione. La Cassazione respinge il ricorso, stabilendo un principio chiaro sulla **preclusione del giudicato esecutivo**: la decisione favorevole ottenuta da un complice non costituisce un 'fatto nuovo' ('novum') tale da poter riaprire una questione già decisa. La disparità di trattamento non è un elemento sufficiente per superare la definitività del provvedimento del giudice dell'esecuzione.
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Metodo mafioso e custodia cautelare in carcere
La Corte di Cassazione ha confermato la custodia cautelare in carcere per un indagato accusato di estorsione e violenza privata, reati aggravati dal metodo mafioso. Il ricorrente chiedeva la sostituzione della misura con gli arresti domiciliari, adducendo il decorso del tempo e l'assoluzione in altri procedimenti. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, ribadendo che per i reati di stampo mafioso vige una presunzione di adeguatezza della sola custodia in carcere. Tale presunzione non è stata superata, poiché gli elementi addotti dalla difesa sono stati ritenuti irrilevanti rispetto alla gravità e all'attualità delle condotte contestate.
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Revisione della sentenza: limiti e nuove prove
La Corte di Cassazione ha confermato l'inammissibilità di una richiesta di revisione della sentenza presentata da una donna condannata per omicidio volontario. La ricorrente invocava come nuove prove un memoriale del coimputato e una consulenza tecnica sulla propria disabilità intellettiva e suggestionabilità. I giudici hanno stabilito che tali elementi non possedevano la forza scardinante necessaria per ribaltare il giudicato, poiché la confessione del complice risultava inattendibile e la perizia non annullava la valenza delle precedenti ammissioni spontanee della condannata captate durante le intercettazioni.
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Usucapione e successione: la guida della Cassazione
La Corte di Cassazione ha annullato una sentenza d'appello che impediva agli eredi di difendersi invocando l'Usucapione su alcuni beni immobili. Il giudice di secondo grado aveva erroneamente applicato il principio di non contestazione, ritenendo che la difesa fosse tardiva. La Suprema Corte ha invece stabilito che, avendo gli eredi segnalato fin dall'inizio l'esistenza di cause pendenti per l'acquisto a titolo originario, la contestazione era valida e non costituiva una domanda nuova inammissibile.
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Appello tributario: quando è specifico e ammissibile?
Una sentenza della Corte di Cassazione chiarisce i requisiti di ammissibilità dell'appello tributario. Il caso riguarda un Comune che aveva impugnato una decisione favorevole a una società di pubblicità in materia di canoni. La Corte ha stabilito che introdurre un nuovo argomento giuridico in appello non viola il divieto di 'nova' e che la riproposizione delle proprie difese può soddisfare il requisito di specificità, annullando la decisione di inammissibilità e rinviando il caso al giudice di secondo grado.
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Concorso di colpa: la Cassazione sul risarcimento
La Corte di Cassazione interviene in un complesso caso di frode bancaria perpetrata da un dipendente ai danni di un cliente. L'ordinanza chiarisce importanti principi sul concorso di colpa del risparmiatore, sulla corretta quantificazione del danno e sugli obblighi del giudice di rinvio. La Corte ha stabilito che la richiesta di una somma 'maggiore o minore' permette al giudice di liquidare l'intero danno provato. Ha inoltre ribadito che la negligenza del cliente può ridurre il risarcimento (concorso di colpa). Infine, ha specificato che le questioni dichiarate 'assorbite' in una precedente cassazione devono essere riesaminate nel giudizio di rinvio.
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Risarcimento contratti a termine: la Cassazione decide
Un lavoratore ha citato in giudizio un consorzio pubblico per l'uso abusivo di 17 contratti a tempo determinato. La Corte di Cassazione ha stabilito che il diritto al risarcimento contratti a termine nel pubblico impiego non è limitato al superamento dei 36 mesi di servizio, ma deriva da qualsiasi violazione di norme imperative, in linea con il diritto europeo. Il caso è stato rinviato alla Corte d'Appello per una nuova valutazione.
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Giudicato esecutivo: il ricorso è inammissibile
Un detenuto ha presentato ricorso per le condizioni carcerarie, sostenendo l'esistenza di nuovi elementi non valutati in precedenza. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, ribadendo la forza del giudicato esecutivo, che impedisce di riesaminare questioni già decise, anche implicitamente, in assenza di reali 'nova' fattuali o giuridici.
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Revisione della condanna: quando la prova è nuova?
La Corte di Cassazione ha confermato l'inammissibilità di una richiesta di revisione della condanna all'ergastolo per omicidio. Secondo i giudici, le nuove prove presentate – le dichiarazioni di un collaboratore e una lettera – non possedevano la necessaria 'dimostratività' per scardinare il giudicato. La sentenza ribadisce che per la revisione della condanna non basta una prova qualsiasi, ma ne occorre una capace, da sola, di dimostrare un errore giudiziario e portare al proscioglimento.
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Motivi nuovi in appello: limiti nel processo tributario
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 23070/2024, ha ribadito l'inammissibilità dei motivi nuovi in appello nel processo tributario. Nel caso specifico, una contribuente aveva inizialmente contestato una cartella di pagamento per omessa notifica, per poi introdurre in appello specifiche censure sul vizio del procedimento notificatorio. La Corte ha confermato la decisione dei giudici di merito, stabilendo che tali censure costituiscono una mutazione della causa petendi, vietata dalla legge. Questo principio sottolinea l'importanza di articolare tutte le eccezioni fin dal ricorso introduttivo, poiché una contestazione generica non consente di ampliare il tema della controversia nei gradi successivi.
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Prove in appello: onere della parte e fascicolo
La Corte di Cassazione, con una recente ordinanza, ha rigettato il ricorso di due debitori che si opponevano a un'esecuzione forzata basata su una cambiale. La Corte ha confermato le decisioni di merito, ribadendo due principi procedurali fondamentali: il divieto di introdurre nuove eccezioni in secondo grado e l'onere della parte appellante di depositare il proprio fascicolo contenente le prove in appello. La mancata produzione dei documenti a sostegno del gravame ha portato al rigetto dell'appello, poiché il giudice non è tenuto a ricercare le prove nel fascicolo d'ufficio.
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Confisca Allargata: Fondi illeciti non sanabili
La Corte di Cassazione ha stabilito che la 'confisca allargata' è legittima anche quando i beni sono acquistati con fondi derivanti da polizze assicurative svincolate, qualora si dimostri che i premi originariamente versati provenivano da attività illecite. In questo caso, nonostante la richiesta di revoca basata su tale provvista, i giudici hanno confermato la confisca analizzando a ritroso l'origine del denaro, rivelatasi sproporzionata rispetto ai redditi leciti del condannato e riconducibile a reati come l'usura.
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Produzione documenti appello: quando è sempre ammessa
Una società finanziaria si vede negare la tutela in primo e secondo grado per non aver provato la propria legittimazione ad agire. La Cassazione ribalta la decisione, stabilendo che la produzione documenti in appello per dimostrare la legittimazione processuale è sempre consentita, non rientrando nel divieto di 'nova' previsto dall'art. 345 c.p.c.
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Licenziamento giusta causa: la prova in appello
La Corte di Cassazione conferma il licenziamento per giusta causa di un dirigente pubblico che aveva ricevuto una somma di denaro da un imprenditore. La Corte ha ritenuto inammissibile il tentativo del dirigente di introdurre in appello una nuova versione dei fatti e nuove prove, ribadendo il principio del 'divieto di nova'. La condotta del dirigente è stata giudicata una grave violazione del vincolo fiduciario, sufficiente a giustificare la sanzione espulsiva, indipendentemente dalla qualificazione del fatto come prestito o regalia.
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Vizi della cosa venduta: nuove eccezioni in appello
Una società agricola acquista delle sementi che si rivelano poco produttive. Dopo aver perso in primo e secondo grado, ricorre in Cassazione introducendo una nuova argomentazione: il venditore avrebbe implicitamente riconosciuto i vizi della cosa venduta. La Corte Suprema rigetta il ricorso, sottolineando che la sentenza d'appello si basava su una doppia motivazione: l'inammissibilità delle nuove deduzioni e la mancata prova di una promessa sulla produttività. Non avendo l'acquirente contestato la seconda motivazione, il ricorso è stato dichiarato inammissibile.
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