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Non Refoulement

28 provvedimenti applicano questo termine

Definizione

Principio fondamentale del diritto internazionale che vieta di respingere un rifugiato o un richiedente asilo verso un paese in cui la sua vita o la sua libertà sarebbero minacciate.

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Espulsione straniero: Ricorso inammissibile, pandemia non basta
Un cittadino straniero ha contestato il decreto di espulsione emesso dal Prefetto. Il Giudice di Pace aveva respinto il suo ricorso. Il cittadino ha quindi presentato un ricorso straordinario per cassazione, lamentando che il Giudice di Pace non avesse esaminato alcune questioni cruciali. Tra queste, la presunta impossibilità di lasciare il Paese a causa dell'emergenza epidemiologica e la violazione del principio di non-refoulement, che protegge le persone dal rischio di essere rimandate in luoghi pericolosi. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha stabilito che le questioni sollevate non erano state presentate correttamente al giudice di primo grado o che il ricorrente non aveva fornito prove sufficienti del rischio personale. La decisione conferma l'espulsione straniero e comporta il versamento di un ulteriore contributo unificato.
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Mancanza di Motivazione: Cassazione Annulla Sentenza su Espulsione
La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso di un Cittadino Straniero contro l'ordinanza del Giudice di Pace che aveva respinto il suo appello contro un decreto di espulsione. Il Giudice di Pace non aveva fornito una adeguata motivazione della sentenza, limitandosi a una generica affermazione. La Cassazione ha ribadito che una decisione giudiziale, specialmente quando coinvolge diritti fondamentali come il diritto d'asilo o il principio di non-refoulement, deve essere concretamente motivata. La mancanza di motivazione della sentenza costituisce un vizio procedurale grave. La Corte ha quindi annullato la decisione del Giudice di Pace e ha rinviato il caso a un nuovo giudice per una nuova valutazione.
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Decreto di espulsione: la Cassazione conferma validità e rigetta ricorso
Un cittadino straniero ha contestato un **decreto di espulsione** emesso dal Prefetto, che includeva l'accompagnamento coattivo alla frontiera. Il Giudice di Pace aveva respinto l'opposizione, ritenendo valido il decreto perché sottoscritto da un Viceprefetto delegato, notificato in originale e basato sulla pericolosità sociale del ricorrente, negando la protezione sussidiaria. Il cittadino ha presentato ricorso in Cassazione, sollevando questioni sulla validità della delega, sulla notifica, sulla valutazione della pericolosità sociale e sulla mancata considerazione dell'emergenza sanitaria COVID-19 come causa di vulnerabilità. La Corte di Cassazione ha rigettato tutti i motivi del ricorso, confermando la legittimità del decreto di espulsione e la decisione del Giudice di Pace.
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Legittima difesa: assolti i migranti che si ribellarono al rinvio
Due migranti, soccorsi in mare da un rimorchiatore italiano, si erano opposti con minacce all'equipaggio quando questo aveva invertito la rotta per riconsegnarli alle autorità libiche. Condannati in appello per violenza e favoreggiamento, la Cassazione ha annullato la condanna senza rinvio. La Suprema Corte ha stabilito che i migranti hanno agito per legittima difesa. Il respingimento verso la Libia, paese non sicuro dove rischiavano torture, costituiva un pericolo attuale di offesa ingiusta ai loro diritti fondamentali. La legittima difesa è quindi pienamente configurabile, poiché la reazione era l'unico modo per evitare il rimpatrio forzato e i trattamenti disumani.
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Mandato di arresto europeo: ricorso tardivo blocca la difesa
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato dal difensore di un cittadino straniero contro la decisione della Corte d'appello di consegnarlo alle autorità belghe. La consegna era stata disposta in esecuzione di un mandato di arresto europeo per scontare una condanna a trentasette mesi di reclusione per furto aggravato. La Suprema Corte non ha esaminato i motivi di merito sollevati dalla difesa, tra cui il rischio di espulsione e il radicamento in Italia, poiché il ricorso è stato depositato oltre il termine perentorio di cinque giorni previsto dalla legge. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Protezione internazionale: la clausola di sovranità
La Corte di Cassazione ha confermato l'annullamento del trasferimento di un cittadino straniero verso la Francia, inizialmente disposto secondo il Regolamento Dublino III. Il caso riguarda la protezione internazionale e l'applicazione della clausola di sovranità. Sebbene il giudice nazionale non possa sindacare il rischio di respingimento già valutato dallo Stato di destinazione, egli deve annullare il trasferimento se l'autorità non ha considerato i presupposti per la protezione complementare nazionale, specialmente in presenza di un comprovato percorso di integrazione sociale e lavorativa in Italia.
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Protezione internazionale: il ricorso deve essere specifico
Un cittadino del Bangladesh si è visto respingere la richiesta di protezione internazionale basata su un grave conflitto familiare. La Corte di Cassazione ha dichiarato il suo ricorso inammissibile, sottolineando che i motivi di appello devono essere estremamente specifici e dettagliati, non generici. In particolare, la Corte ha stabilito che la richiesta di una nuova audizione deve essere supportata dall'indicazione precisa di fatti nuovi e rilevanti, e ha confermato la legittimità per i giudici di utilizzare informazioni pubbliche online (C.O.I.) per valutare la situazione del Paese d'origine.
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Respingimento straniero e quarantena: la Cassazione
Un cittadino straniero ha impugnato un decreto di respingimento, sostenendone l'illegittimità a causa di un precedente periodo di quarantena obbligatoria. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, affermando che la quarantena per motivi di salute pubblica non costituisce detenzione e non invalida il successivo provvedimento di respingimento straniero. La Corte ha inoltre respinto le censure relative alla mancata informazione sulla protezione internazionale e ai rischi in caso di rimpatrio, ritenendole non provate.
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Diritto vita familiare straniero: stop all’espulsione
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 10897/2024, ha annullato un'ordinanza di espulsione nei confronti di un cittadino straniero. Il caso riguardava un uomo con un provvedimento di espulsione nonostante fosse sposato con una donna regolarmente soggiornante in Italia. La Corte ha stabilito che il diritto vita familiare straniero impone al giudice una valutazione concreta e non automatica dei legami personali e dell'integrazione sociale, annullando la decisione precedente che aveva ignorato tali aspetti.
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Estradizione in Ucraina: La Cassazione dice no
La Corte di Cassazione ha annullato una sentenza che concedeva l'estradizione di un cittadino armeno verso l'Ucraina. La decisione si fonda sul principio che lo stato di guerra in corso costituisce un 'fatto notorio' che impedisce allo Stato richiedente di garantire l'incolumità della persona da estradare, rendendo inefficaci le rassicurazioni fornite. La Corte ha quindi bloccato la procedura di estradizione in Ucraina, ordinando l'immediata scarcerazione del ricorrente.
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Trasferimento Dublino: il diritto all’informazione
Un cittadino straniero ha contestato il suo trasferimento verso un altro Stato UE ai sensi del Regolamento di Dublino, lamentando la violazione del suo diritto a ricevere informazioni complete sulla procedura. La Corte di Cassazione ha accolto il suo ricorso, stabilendo che le censure relative a violazioni procedurali, come la mancata informazione, possono essere sollevate anche dopo l'atto introduttivo del giudizio, data la specificità e la celerità di questi procedimenti. La Corte ha sottolineato che un corretto trasferimento Dublino deve garantire pienamente i diritti di difesa del richiedente. Di conseguenza, la decisione del tribunale di merito è stata annullata e il caso rinviato per una nuova valutazione.
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Obblighi informativi Dublino: la Cassazione decide
Un cittadino straniero ha impugnato un ordine di trasferimento verso un altro Stato UE, basato sul Regolamento Dublino, lamentando la violazione del suo diritto all'informazione. La Corte di Cassazione ha annullato la decisione del tribunale inferiore, stabilendo che la verifica del corretto adempimento degli obblighi informativi Dublino da parte dell'amministrazione è un passaggio fondamentale e inderogabile del controllo giurisdizionale. Il caso è stato rinviato per un nuovo esame su questo specifico punto.
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Trasferimento Dublino: il diritto all’informazione
La Corte di Cassazione ha annullato un decreto di trasferimento Dublino di un cittadino afghano verso la Germania. La Corte ha stabilito che la violazione dell'obbligo di informare il richiedente asilo sulla procedura, in una lingua a lui comprensibile, costituisce un vizio fondamentale che invalida la decisione di trasferimento. È stato chiarito che tali vizi procedurali possono essere sollevati anche dopo il ricorso iniziale, data la natura speciale e accelerata del procedimento.
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Decreto di espulsione: i motivi di ricorso validi
La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso di un cittadino straniero contro un decreto di espulsione. La decisione sottolinea che i motivi di impugnazione devono essere specifici e ben documentati, specialmente per quanto riguarda l'integrazione sociale e i rischi nel paese d'origine. La Corte ha inoltre chiarito aspetti procedurali fondamentali, come la validità della notifica dell'atto in lingua italiana quando la sua conoscenza è provata e la consegna dell'atto in originale anziché in copia.
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Protezione speciale: stop all’espulsione coattiva
La Corte di Cassazione ha annullato un provvedimento di accompagnamento alla frontiera nei confronti di un cittadino straniero. La decisione si fonda sul principio che la pendenza di una domanda di protezione speciale conferisce al richiedente il diritto di soggiornare legalmente in Italia fino alla decisione finale. Il giudice della convalida aveva l'obbligo di verificare l'esistenza di tale domanda, che costituisce un ostacolo all'esecuzione dell'espulsione. Avendo omesso tale verifica, il suo provvedimento è stato cassato.
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Notifica decreto di espulsione: quando è nulla?
La Corte di Cassazione ha annullato un'ordinanza di un Giudice di Pace che convalidava un'espulsione. Il motivo è la mancata verifica sulla validità della notifica del decreto di espulsione. Se consegnato in semplice fotocopia, senza attestazione di conformità all'originale, l'atto è nullo. La Corte ha rinviato il caso al giudice di merito per un nuovo esame.
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Ricorso per cassazione: quando è inammissibile
Un cittadino straniero impugna un decreto di espulsione. La Corte di Cassazione dichiara il ricorso per cassazione inammissibile perché i motivi di impugnazione erano troppo generici, non contestavano specificamente le ragioni della decisione precedente e introducevano nuove questioni legali mai sollevate nei gradi di giudizio inferiori, violando il principio di autosufficienza.
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Ricorso inammissibile: Cassazione su espulsione
La Corte di Cassazione ha dichiarato un ricorso inammissibile presentato da un cittadino straniero contro un decreto di espulsione. Il ricorrente sosteneva di aver tentato di presentare domanda di protezione internazionale, ma la Corte ha stabilito che i motivi del ricorso erano troppo generici e non supportati da prove concrete, configurando un tentativo inammissibile di rivalutare i fatti già giudicati in primo grado.
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Dovere d’informazione: la tutela dello straniero
La Corte di Cassazione ha annullato un decreto di respingimento emesso nei confronti di una cittadina straniera, stabilendo che il dovere d'informazione sulla procedura di protezione internazionale è un obbligo inderogabile per le autorità. Anche se la persona dichiara di essere arrivata per motivi di lavoro, deve essere messa nelle condizioni di fare una scelta consapevole sulla richiesta d'asilo. La mancata fornitura di un'informativa completa e chiara vizia la legittimità del provvedimento di allontanamento.
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Decreto di espulsione: nullo se notificato in fotocopia
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 3080/2024, ha stabilito che un decreto di espulsione notificato a un cittadino straniero in semplice fotocopia, priva di attestazione di conformità all'originale, è radicalmente nullo. La Corte ha chiarito che, trattandosi di un atto che incide sulla libertà personale, le garanzie formali di comunicazione sono essenziali e non possono essere sanate dal semplice fatto che il destinatario ne sia venuto a conoscenza.
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