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Nomofilachia — Anno 2024

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136 provvedimenti applicano questo termine

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Provvedimenti

Impugnazione estratto di ruolo: i limiti secondo la Cassazione
Una contribuente ha scoperto diverse cartelle di pagamento tramite un estratto di ruolo e ha proposto opposizione lamentando la mancata notifica e la prescrizione dei crediti. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza 21606/2024, ha respinto il ricorso, stabilendo che l'impugnazione estratto di ruolo è ammissibile solo in funzione 'recuperatoria' (per contestare la mancata notifica della cartella originaria) e non per far valere fatti estintivi successivi, come la prescrizione, in assenza di un concreto interesse ad agire (es. un pignoramento imminente).
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Indennità TFR dirigente: fringe benefit e calcolo
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 20938/2024, ha respinto il ricorso di un'azienda, confermando che l'indennità TFR dirigente deve includere il valore reale dei fringe benefit, come l'auto aziendale, e non solo l'importo forfettario in busta paga. La Corte ha inoltre stabilito che l'inadempimento del datore di lavoro, come il mancato pagamento di premi assicurativi, non può ridurre la base di calcolo del TFR. Il caso riguardava un dirigente dimessosi a seguito di un demansionamento, il cui diritto a un'indennità sostitutiva del preavviso è stato confermato.
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COSAP concessionaria: quando è dovuto il canone?
Una società che gestisce una rete autostradale in concessione si opponeva al pagamento del canone per l'occupazione di suolo pubblico (COSAP) richiesto da una Provincia per il passaggio di un viadotto sopra una strada provinciale. La società sosteneva di dover essere esentata, agendo per conto dello Stato. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, stabilendo che il pagamento del COSAP da parte della concessionaria è dovuto. L'esenzione è un beneficio strettamente personale dello Stato e non si estende a una società privata che, pur gestendo un'opera pubblica, opera con finalità di lucro. L'occupazione dello spazio aereo è sufficiente a far scattare l'obbligo di pagamento del canone.
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Rinuncia al ricorso: inammissibilità e costi
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile un ricorso a seguito della sua rinuncia da parte degli imputati. La rinuncia al ricorso è stata motivata dalla sopravvenuta definitività della sentenza di condanna, che ha fatto cessare l'interesse a una pronuncia sulla misura cautelare. Di conseguenza, i ricorrenti sono stati condannati al pagamento delle spese processuali e di una somma in favore della Cassa delle Ammende.
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Risarcimento danni locazione: la valutazione delle prove
La Corte di Cassazione rigetta il ricorso di un conduttore condannato al risarcimento danni locazione. L'ordinanza chiarisce che la valutazione delle prove (foto, fatture) spetta esclusivamente al giudice di merito. Inoltre, conferma che l'indennità per ritardata riconsegna è dovuta fino al ripristino della piena disponibilità dell'immobile, a prescindere dalla mera restituzione delle chiavi e senza necessità di formale messa in mora.
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Raddoppio dei termini: obbligo di denuncia e onere prova
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 20060/2024, ha respinto il ricorso di due società contro l'Agenzia delle Entrate. La Corte ha confermato la legittimità del raddoppio dei termini di accertamento fiscale, stabilendo che è sufficiente la mera sussistenza dell'obbligo di denuncia penale, a prescindere dall'effettiva presentazione della denuncia o dall'esito del procedimento penale. Inoltre, ha ribadito i principi sull'onere probatorio in materia tributaria e confermato il diritto dell'Amministrazione finanziaria alla rifusione delle spese legali anche quando difesa dai propri funzionari.
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Prescrizione medici specializzandi: Cassazione conferma
Un gruppo di medici ha richiesto il risarcimento per la mancata retribuzione durante la specializzazione tra il 1980 e il 1990. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando che la prescrizione del diritto decorre dal 27 ottobre 1999. Questa decisione ribadisce un orientamento consolidato sulla prescrizione per i medici specializzandi, specificando che le incertezze giurisprudenziali non spostano il termine iniziale per agire.
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Prescrizione medici specializzandi: la Cassazione conferma
La Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di alcuni medici specializzandi per il risarcimento danni da mancata attuazione di direttive UE. La Corte ha confermato che la prescrizione per i medici specializzandi, di durata decennale, decorre dal 27 ottobre 1999, data di entrata in vigore della L. 370/99, respingendo le tesi sull'incertezza giurisprudenziale come causa di sospensione del termine.
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Recesso gravi motivi: quando l’azienda può andarsene?
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 18759/2024, ha confermato la legittimità del recesso per gravi motivi da un contratto di locazione commerciale da parte di una società conduttrice. La causa del recesso era una significativa crescita del personale, che ha reso l'immobile inadeguato. La Corte ha stabilito che tale espansione, se imprevista e tale da rendere la prosecuzione del rapporto eccessivamente gravosa, costituisce un valido motivo per la risoluzione anticipata, respingendo il ricorso del locatore che contestava la prevedibilità dell'evento e chiedeva un riesame dei fatti, compito non spettante al giudice di legittimità.
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Responsabilità agente riscossione: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha stabilito che non sussiste la responsabilità dell'agente riscossione per i danni derivanti da un'esecuzione forzata basata su una notifica eseguita secondo le norme vigenti all'epoca dei fatti (2005), anche se tali norme sono state successivamente dichiarate incostituzionali. La Corte ha chiarito che la colpa non può essere attribuita retroattivamente a chi ha agito in conformità con l'ordinamento giuridico allora esistente. Di conseguenza, ha cassato la sentenza d'appello che aveva condannato l'agente al risarcimento, rinviando il caso per una nuova valutazione.
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Ricorso per cassazione: inammissibile se mancano i fatti
Un creditore ha presentato un ricorso per cassazione contro la cancellazione di un'ipoteca. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile perché l'atto non conteneva una chiara e completa esposizione dei fatti di causa, requisito fondamentale previsto dal codice di procedura civile. Anche il ricorso incidentale del proprietario dell'immobile è stato dichiarato inammissibile per carenza di interesse, essendo egli risultato pienamente vittorioso nel precedente grado di giudizio.
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Eccesso di potere giurisdizionale: limiti al ricorso
Un ex amministratore pubblico, condannato dalla Corte dei Conti per danno erariale, ha presentato ricorso in Cassazione lamentando un eccesso di potere giurisdizionale. Sosteneva che i giudici contabili avessero invaso la sfera della discrezionalità amministrativa. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, ribadendo che il suo sindacato è confinato ai limiti esterni della giurisdizione e non può estendersi a presunti errori di giudizio (error in iudicando), confermando così la decisione della Corte dei conti.
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Principio di apparenza: rito e appello della sentenza
Un avvocato ha ottenuto un'ingiunzione di pagamento per i suoi onorari contro una società energetica. Il Giudice di Pace ha dichiarato tardiva l'opposizione della società, ritenendo applicabile il rito ordinario. In appello, il Tribunale ha invece dichiarato il gravame inammissibile, sostenendo che il rito corretto fosse quello sommario, la cui decisione non è appellabile. La Corte di Cassazione, applicando il principio di apparenza, ha cassato la sentenza del Tribunale. Ha stabilito che il mezzo di impugnazione corretto è quello previsto per il rito che il primo giudice ha consapevolmente scelto di applicare, anche se errato. Pertanto, l'appello era ammissibile e la causa è stata rinviata al Tribunale per l'esame del merito.
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Ricorso per cassazione: i limiti del riesame dei fatti
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 24306/2024, ha dichiarato inammissibile un ricorso avverso un'ordinanza cautelare per detenzione di armi. Il caso chiarisce i limiti del ricorso per cassazione, ribadendo che non può trasformarsi in un terzo grado di giudizio per riesaminare i fatti, ma deve limitarsi a censure su violazioni di legge o vizi logici manifesti della motivazione.
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Abusiva concessione di credito: prova del danno
Una società alberghiera ha citato in giudizio un istituto di credito per abusiva concessione di credito. La Corte di Cassazione, con ordinanza 16448/2024, ha dichiarato inammissibile il ricorso della società, confermando la decisione della Corte d'Appello. Il motivo principale è la mancata prova specifica del danno, che in questi casi consiste nell'aggravamento del dissesto finanziario e non nella semplice esposizione debitoria. Il ricorso è stato inoltre ritenuto inammissibile per vizi procedurali, come la mescolanza di diversi motivi di impugnazione.
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Ricorso per cassazione personale: quando è inammissibile
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso presentato personalmente da due imputati condannati per furto. La decisione si fonda sulla modifica normativa del 2017 che ha reso obbligatoria l'assistenza di un avvocato per il ricorso per cassazione personale, escludendo la possibilità per l'imputato di agire in autonomia. La Corte conferma la legittimità costituzionale della norma e condanna i ricorrenti al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
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Ricorso in cassazione: l’obbligo di difesa tecnica
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso in cassazione presentato personalmente da un imputato condannato per furto aggravato. La decisione si basa sulla riforma che impone la necessaria rappresentanza di un avvocato, escludendo la difesa personale in questa fase del giudizio.
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Ricorso in Cassazione: quando è inammissibile
La Corte di Cassazione dichiara inammissibili i ricorsi di due imputati condannati per furto. Il primo ricorso è stato respinto perché presentato personalmente dall'imputato, una pratica non più consentita dalla legge. Il secondo è stato giudicato inammissibile in quanto si limitava a riproporre censure già esaminate e respinte nei gradi di giudizio precedenti. La decisione sottolinea l'importanza del patrocinio di un avvocato e la necessità di presentare motivi di ricorso fondati su vizi di legittimità e non su un mero dissenso rispetto alle valutazioni di merito.
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Prescrizione crediti lavoro: quando inizia a decorrere?
Un lavoratore ha ottenuto il riconoscimento di mansioni superiori. L'azienda ha contestato la richiesta di differenze retributive eccependo la prescrizione. La Cassazione ha respinto il ricorso, stabilendo che la prescrizione crediti lavoro inizia a decorrere solo dalla cessazione del rapporto. Questa decisione si fonda sulla mancanza di un regime di stabilità reale del posto di lavoro dopo le riforme del 2012, che potrebbe indurre nel lavoratore un timore di ritorsione da parte del datore.
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Ricorso per cassazione personale: quando è inammissibile
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato personalmente da un condannato avverso il rigetto di un'istanza di rescissione del giudicato. La sentenza sottolinea che il ricorso per cassazione personale non è consentito, essendo tassativamente richiesta la firma di un difensore iscritto all'albo speciale per il patrocinio dinanzi alle giurisdizioni superiori, a garanzia della tecnicità e professionalità dell'atto.
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