Un uomo, condannato per una serie di reati contro il patrimonio commessi in un arco di dodici anni in varie località del Nord Italia, ha chiesto di applicare l'istituto del **reato continuato**. Sosteneva che la sua tossicodipendenza fosse l'unico 'disegno criminoso' che legava tutti i delitti. La Corte di Cassazione ha respinto la sua richiesta. I giudici hanno stabilito un principio chiaro: la tossicodipendenza, da sola, non è sufficiente per dimostrare l'esistenza di un **reato continuato**. Mancavano infatti prove di un piano unitario e preordinato fin dall'inizio, a causa del lungo periodo di tempo trascorso, della diversità dei luoghi e dei complici. L'uomo ha perso il ricorso.
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