La Corte di Cassazione ha esaminato il ricorso di un uomo condannato per detenzione di 1,4 kg di marijuana. L'imputato contestava la gravità della pena e la confisca di beni (un monitor, un telefono e del denaro), ritenendo assente il legame tra questi oggetti e l'attività illecita. La Suprema Corte ha confermato la condanna e la pena, evidenziando la gravità del fatto, dimostrata anche da un sofisticato sistema di videosorveglianza. Tuttavia, ha accolto il ricorso limitatamente alla confisca di beni, poiché i giudici d'appello non avevano motivato la relazione tra tali oggetti e il reato. La sentenza è stata quindi annullata parzialmente, con rinvio alla Corte d'appello per un nuovo esame su questo specifico punto.
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