La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso presentato da un uomo condannato per l'omicidio del proprio coinquilino, confermando la pena di dodici anni di reclusione. La vicenda nasce da una violenta lite nell'appartamento condiviso, scatenata dall'intimazione della vittima all'imputato di lasciare l'abitazione. Dopo uno scontro verbale e fisico reciproco, l'imputato si e diretto in cucina, ha impugnato un coltello e ha sferrato un colpo mortale. La difesa chiedeva l'applicazione dell'attenuante della provocazione, sostenendo che l'ordine di allontanamento costituisse un fatto ingiusto. La Suprema Corte ha escluso l'attenuante della provocazione evidenziando la macroscopica sproporzione tra il litigio per la casa e l'aggressione letale, oltre al fatto che la vittima era il reale pagatore dell'affitto. L'imputato e stato condannato anche alle spese processuali.
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