Un giovane viene condannato per reati di droga e armi sulla base di prove estratte dal suo cellulare, come chat, foto e video. La difesa sosteneva l'inutilizzabilità di tali prove, equiparando le chat a corrispondenza privata la cui acquisizione richiederebbe procedure più garantite. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, stabilendo la piena utilizzabilità chat processo penale. I giudici hanno chiarito che l'acquisizione di messaggi già memorizzati su un dispositivo sequestrato non è un'intercettazione, ma un sequestro di documenti/corrispondenza che può essere legittimamente disposto dal Pubblico Ministero. La condanna, basata esclusivamente sulle prove digitali, è stata quindi confermata.
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