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Mutuo Consenso

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40 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Mutuo consenso e risoluzione del preliminare
La Corte di Cassazione ha confermato la legittimita della risoluzione di un contratto preliminare di compravendita per mutuo consenso. Una societa acquirente aveva contestato la validita dell'accordo, lamentando vizi del consenso legati alla natura di alcuni contenziosi locatizi pendenti sul terreno. Tuttavia, i giudici di merito hanno rilevato che entrambe le parti avevano manifestato la volonta di non procedere alla stipula del definitivo, configurando uno scioglimento consensuale del vincolo. La Suprema Corte ha inoltre ribadito che, in presenza di soccombenza reciproca, il giudice ha il potere discrezionale di compensare integralmente le spese di lite tra le parti.
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Mutuo consenso: validità nei contratti collettivi
La Corte di Cassazione ha confermato il diritto di un lavoratore a percepire differenze retributive basate su una specifica classificazione prevista dal contratto collettivo. La società datrice sosteneva che tale clausola fosse stata superata da un mutuo consenso tacito tra le parti sociali, mai formalizzato per iscritto. I giudici hanno stabilito che una previsione contrattuale esplicita non può essere annullata da comportamenti concludenti o prassi non scritte, dichiarando inammissibile il ricorso dell'azienda poiché la valutazione sull'esistenza di un accordo estintivo spetta esclusivamente al giudice di merito.
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Contrattazione collettiva: validità delle clausole
Una società di gestione del traffico aereo ha impugnato la sentenza che la condannava a pagare differenze retributive a un ex dipendente. L'azienda sosteneva che la contrattazione collettiva applicabile fosse stata modificata per mutuo consenso tacito tra le parti sociali, rendendo inefficace la distinzione tra livelli di inquadramento. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso, confermando che la modifica di clausole scritte richiede prove rigorose e che la valutazione del giudice di merito sulla mancanza di un accordo abrogativo non è sindacabile in sede di legittimità se supportata da una motivazione logica.
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Ricorso tardivo: quando l’appello è inammissibile
Un'università ha impugnato una decisione relativa a un contratto di locazione, ma la Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. La ragione principale è stata un ricorso tardivo, presentato ben oltre il termine di 60 giorni dalla notifica della sentenza precedente. La Corte ha inoltre sottolineato che i motivi del ricorso erano comunque infondati.
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Onere della prova inadempimento: il contratto si riforma
La Corte d'Appello di Firenze ha riformato una sentenza di primo grado relativa a un contratto di collaborazione commerciale. Il caso riguardava il mancato pagamento di una fee del 50% per il mantenimento di certificazioni. La Corte ha stabilito che, a fronte dell'eccezione di inadempimento sollevata, spettava alla parte creditrice dimostrare di aver eseguito le proprie prestazioni operative. Non avendo fornito tale prova, la sua pretesa è stata respinta, ribaltando così la decisione iniziale e chiarendo l'importanza dell'onere della prova in caso di inadempimento contrattuale.
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Contratti pubblica amministrazione: la forma scritta
Un'impresa aveva stipulato un contratto con un Comune per il taglio di un bosco. A seguito di una rivendicazione di proprietà da parte di terzi su una porzione del terreno, la Corte di Cassazione ha stabilito che la modifica o la risoluzione parziale dei contratti con la pubblica amministrazione esige inderogabilmente la forma scritta 'ad substantiam'. Una delibera comunale non è sufficiente a provare il consenso della controparte privata, annullando così la decisione del giudice di secondo grado che aveva ritenuto sciolto l'accordo per mutuo consenso.
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Risarcimento del danno per mancata riammissione
Un consorzio è stato condannato a versare il risarcimento del danno a un gruppo di lavoratori per non averli riammessi in servizio dopo che i loro contratti a termine erano stati dichiarati nulli da precedenti sentenze. Il consorzio ha presentato ricorso in Cassazione sostenendo che vi fosse un accordo tacito di risoluzione del rapporto e che il calcolo dei danni fosse errato. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando il diritto dei lavoratori al risarcimento. La Corte ha stabilito che la prova di un mutuo consenso alla risoluzione non era stata fornita e ha dichiarato inammissibili gli altri motivi per vizi procedurali.
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Risoluzione per mutuo consenso: la Cassazione chiarisce
Un contratto preliminare di compravendita immobiliare non viene finalizzato a causa di un evento sismico. La Corte di Cassazione conferma la decisione dei giudici di merito, stabilendo che quando entrambe le parti chiedono in giudizio la fine del contratto, pur accusandosi a vicenda, si configura una risoluzione per mutuo consenso di fatto. Questo principio giustifica lo scioglimento del vincolo e la restituzione della caparra versata, evidenziando come la volontà concorde di porre fine al rapporto possa emergere anche dal comportamento processuale.
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Contratto a progetto: quando si converte in lavoro fisso
La Corte di Cassazione ha confermato che un contratto a progetto, se privo di un progetto specifico e distinguibile dall'ordinaria attività aziendale, si converte automaticamente in un rapporto di lavoro subordinato a tempo indeterminato. Nel caso esaminato, un collaboratore addetto alla notifica di atti esattoriali ha ottenuto il riconoscimento del rapporto di lavoro dipendente poiché la sua attività coincideva con l'oggetto sociale dell'azienda, senza un fine o un risultato autonomo. La Corte ha ribadito che la mancanza del requisito formale del progetto specifico attiva una presunzione assoluta di subordinazione, escludendo la possibilità per l'azienda di fornire una prova contraria.
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Giudizio di rinvio: limiti del giudice e onere prova
La Corte di Cassazione chiarisce i poteri del giudice nel giudizio di rinvio. In un caso di contratto a termine, la Corte ha stabilito che il giudice di rinvio, incaricato di rivalutare la sussistenza del mutuo consenso alla risoluzione del rapporto, ha agito correttamente considerando nuove circostanze, come la mancata iscrizione della lavoratrice in graduatorie per future assunzioni, per dedurre un suo disinteresse alla prosecuzione del rapporto. L'ordinanza conferma che il giudice del rinvio non è vincolato alla sola analisi dei punti specifici indicati, ma può compiere una nuova e complessiva valutazione dei fatti.
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Patto di non concorrenza: la forma scritta è derogabile
Una società ha contestato il pagamento di un'indennità per patto di non concorrenza al suo ex agente, sostenendo che un accordo tacito di risoluzione anticipata del contratto fosse invalido perché il contratto stesso richiedeva modifiche scritte. La Corte di Cassazione ha respinto tale tesi, affermando che la forma scritta convenzionale per le modifiche può essere derogata tacitamente dalle parti. Di conseguenza, il patto di non concorrenza rimane efficace. Il caso è stato rinviato per ricalcolare l'importo dell'indennità, poiché era stato erroneamente trascurato il fatto che l'agente avesse fornito prove del suo status di monomandatario.
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Restituzione pagamento sentenza: la Cassazione decide
Una società di servizi postali aveva versato una cospicua somma a una ex dipendente in esecuzione di una sentenza di primo grado, successivamente riformata in appello. L'intero processo si è poi estinto. Con una nuova azione legale, la società ha chiesto e ottenuto la restituzione del pagamento. La Corte di Cassazione ha confermato questa decisione, stabilendo che la sentenza originale aveva perso ogni efficacia e che il diritto alla restituzione era fondato.
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Mutuo consenso: fine rapporto dopo 9 anni di silenzio
Una lavoratrice, formalmente impiegata da un'agenzia, agisce in giudizio contro l'azienda utilizzatrice nove anni dopo la cessazione del rapporto per ottenerne il riconoscimento. La Corte di Cassazione conferma la decisione dei giudici di merito, stabilendo che un ritardo così prolungato e ingiustificato, unito al reperimento di un'altra occupazione, configura un'ipotesi di risoluzione del rapporto per mutuo consenso, anche nel contesto di un contratto di somministrazione.
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Rapporto di lavoro subordinato: la Cassazione decide
Un lavoratore, impiegato per anni da una grande azienda di radiotelevisione tramite una successione di contratti a termine e di collaborazione, ha ottenuto il riconoscimento di un unico rapporto di lavoro subordinato a tempo indeterminato. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione, rigettando il ricorso dell'azienda. L'ordinanza stabilisce che la lunga inerzia del lavoratore nel contestare la natura dei contratti non costituisce un'accettazione tacita della situazione, soprattutto quando emerge un intento elusivo da parte del datore di lavoro. La sostanza del rapporto prevale sulla forma contrattuale.
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Rinuncia preavviso datore: quando è valida la volontà?
Un'azienda ricorre in Cassazione dopo che le è stata negata l'indennità di preavviso da un dipendente dimissionario. La Corte Suprema ha respinto il ricorso, stabilendo che la richiesta dell'azienda di restituzione immediata dei beni aziendali costituisce una plausibile accettazione delle dimissioni immediate. Questa azione configura una rinuncia preavviso datore di lavoro, trasformando la risoluzione in consensuale. Inoltre, l'azienda non ha interesse ad agire per contestare la mancata convalida formale delle dimissioni, procedura posta a tutela esclusiva del lavoratore.
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Tutela dell’utilizzatore: i diritti nel leasing
La Corte di Cassazione chiarisce i confini della tutela dell'utilizzatore in un contratto di leasing quando il bene fornito si rivela difettoso. Se il rapporto contrattuale diretto tra utilizzatore e fornitore viene meno, sostituito da un'operazione di leasing, l'utilizzatore non può chiedere la risoluzione del contratto di vendita. La sua unica azione possibile verso il fornitore è quella di risarcimento del danno extracontrattuale. Il caso riguardava un'imprenditrice che aveva ricevuto un distributore automatico non funzionante.
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Risoluzione contratto di locazione: guida completa
Un'impresa conduttrice, dopo aver lasciato un immobile commerciale, si oppone al pagamento di un'indennità per mancato preavviso, sostenendo che la risoluzione del contratto di locazione sia avvenuta per mutuo consenso. A prova di ciò, adduce la riconsegna delle chiavi e una dichiarazione di risoluzione che la società locatrice aveva presentato all'Agenzia delle Entrate. La Corte di Cassazione, confermando le decisioni dei gradi precedenti, dichiara il ricorso inammissibile. Stabilisce che né la riconsegna delle chiavi (atto "neutro"), né la comunicazione al fisco (liberamente valutabile dal giudice e con finalità fiscali) costituiscono prove inequivocabili di un accordo risolutorio, ribadendo che la Corte non può riesaminare nel merito i fatti della causa.
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Risoluzione per mutuo consenso: la Cassazione decide
Un musicista, assunto con contratti a termine da una fondazione teatrale, ha contestato l'illegittimità della clausola del termine. La Corte d'Appello ha respinto la sua domanda, ritenendo che il rapporto di lavoro si fosse risolto per mutuo consenso, data la prolungata inattività del lavoratore per sette anni e la percezione del TFR. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione, dichiarando il ricorso inammissibile. Ha stabilito che l'accertamento della volontà delle parti di sciogliere il contratto è una valutazione di merito, non sindacabile in sede di legittimità se non per vizi specifici non riscontrati nel caso.
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Sconto contrattuale: decade se i lavori sono incompleti
La Corte di Cassazione ha stabilito che uno sconto contrattuale, previsto in un contratto di appalto, non è dovuto se i lavori non vengono portati a termine. La sua applicabilità è una questione di interpretazione contrattuale che il giudice può valutare d'ufficio, senza necessità di una specifica eccezione di parte, in quanto rientra nelle cosiddette 'eccezioni in senso lato'. Il caso riguardava un'azienda agricola che contestava il pagamento finale a un'impresa termoidraulica per lavori incompleti, pretendendo l'applicazione di uno sconto del 16%. La Corte ha rigettato il ricorso, confermando che la mancata esecuzione completa dell'opera è una ragione sufficiente per escludere il diritto allo sconto.
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Risoluzione contratto: serve la firma di entrambi
Un promissario acquirente consegna assegni non firmati. I tribunali di merito ritengono vi sia una risoluzione del contratto per mutuo consenso basata su una nota unilaterale successiva. La Corte di Cassazione chiarisce che la risoluzione del contratto preliminare richiede un accordo scritto e firmato da entrambe le parti, annullando la decisione e rinviando per una nuova valutazione degli inadempimenti reciproci.
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