La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per il reato di usura a carico di un soggetto che aveva prestato denaro a tassi strozzini. Nel 2007, l'imputato aveva concesso un prestito iniziale di 100.000 euro alla vittima, pretendendo un tasso di interesse del 3% mensile. Successivamente, a fronte di ulteriori piccoli prestiti, aveva costretto la vittima e la madre a firmare cambiali per ben 300.000 euro. La difesa ha contestato l'attendibilità della vittima, ma i giudici hanno evidenziato che la confusione nei conteggi è tipica dello stato di soggezione psicologica di chi subisce usura. Inoltre, le perquisizioni hanno rivelato appunti scritti e cambiali che confermavano i tassi illeciti. La Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso, condannando l'usuraio al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
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