Un uomo, condannato per reati legati agli stupefacenti, si è visto negare il Lavoro di pubblica utilità a causa di vecchi precedenti per furto e rapina commessi da minorenne. La Corte di Cassazione ha annullato questa decisione. I giudici supremi hanno stabilito che non è sufficiente elencare i precedenti penali per escludere una pena alternativa. Il diniego deve essere basato su una motivazione concreta e attuale, che spieghi perché, nonostante il tempo trascorso e la situazione attuale della persona, la misura non sia idonea alla sua rieducazione. La semplice menzione di reati passati, soprattutto se giovanili, costituisce una motivazione solo apparente e quindi illegittima. Il caso dovrà essere riesaminato.
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