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More Uxorio

28 provvedimenti applicano questo termine

Definizione

More uxorio () è una locuzione latina, il cui significato è: "secondo il costume (mōre) matrimoniale (uxōrio)". L'etimologia di questa espressione viene dal latino: Mos - Moris: costume, uso, consuetudine, stile di vita, abito, usanza (radice del termine italiano morale); Uxor - Uxoris: coniuge, consorte, moglie. In italiano diventa una locuzione avverbiale, che può significare: come coniuge e coniuge (siano essi marito e moglie, marito e marito, o moglie e moglie); di due persone che, pur non essendo sposate, convivono. Ad esempio: "vivere (o convivere) more uxorio" cioè "vivere (o convivere) come sposi". Come brocardo è entrata nel linguaggio del diritto per identificare una famiglia di fatto. "Con l'espressione famiglia di fatto si intende: l'unione tra due persone che, pur non avendo contratto matrimonio tra loro, convivono more uxorio, cioè come in matrimonio, ripetendo lo stile di vita proprio delle coppie sposate." A questo proposito, nel 2012 la Corte d'Appello di Milano ha sancito che nella nozione legale di ‘conviventi more uxorio‘ rientrano anche le coppie omosessuali, per le quali vale "il diritto a un trattamento omogeneo a quello assicurato dalla legge alla coppia coniugata”. Recentemente la Corte di Cassazione ha riconosciuto al convivente more uxorio una tutela possessoria sull’abitazione dove si svolge la vita familiare comune. Il convivente, infatti, non può essere estromesso dalla casa familiare del partner (anche se proprietario dell'immobile) senza un congruo termine di preavviso (Cassazione civile n. 7214 del 21.03.2013).

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Bancarotta fraudolenta: condannato l’amministratore di fatto
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato da un imprenditore, condannato per bancarotta fraudolenta patrimoniale e documentale. L'imputato sosteneva di essere un semplice socio privo di poteri gestori e contestava la validità della testimonianza resa dalla ex convivente nonché socia formale. I giudici di merito hanno invece accertato il suo ruolo effettivo di amministratore di fatto tramite le prove fornite dal consulente fiscale e dal curatore del fallimento. La Suprema Corte ha confermato la piena legittimità delle deposizioni testimoniali e ha respinto tutte le eccezioni procedurali relative ai termini di comparizione e ai presunti vizi dell'avviso di astensione per i conviventi. L'imputato è stato condannato al pagamento delle spese legali e a un'ammenda.
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Furto tra conviventi: la Cassazione nega la non punibilità
L'Imputato ha sottratto gioielli ed oggetti preziosi dalla cassaforte dell'ex compagna, scoprendone la combinazione. La difesa ha chiesto l'esclusione della punibilità per il reato di furto tra conviventi, sostenendo l'esistenza di un rapporto di convivenza di fatto. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso e confermato la condanna dell'uomo. I giudici hanno chiarito che una coabitazione breve e saltuaria di soli quattro o cinque mesi, priva di una stabile comunione materiale e spirituale, non giustifica la non punibilità. Di conseguenza, l'Imputato deve scontare la sanzione e pagare le spese processuali.
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Falsa Dichiarazione Redditi per Gratuito Patrocinio: Convivenza e Limiti
Una donna ha presentato una domanda per ottenere il patrocinio a spese dello Stato, dichiarando un reddito personale inferiore al limite. Ha omesso di includere il reddito del suo convivente more uxorio, superando così il tetto legale per il gratuito patrocinio. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il suo ricorso. Ha confermato la condanna per falsa dichiarazione redditi per gratuito patrocinio, ribadendo che i redditi del convivente devono essere considerati per l'accesso al beneficio. Il ricorso era generico e non criticava specificamente le decisioni precedenti.
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Confisca del Profitto di Reato: Denaro Sequestrato al Convivente, Ricorso Inammissibile
La Corte di Cassazione ha esaminato il ricorso di una donna contro il sequestro preventivo di denaro contante, finalizzato alla confisca del profitto di reato. Il denaro era stato trovato nell'abitazione che la donna condivideva con il convivente, indagato per reati fiscali. La ricorrente sosteneva che il denaro fosse suo, proveniente dalla vendita di un immobile all'estero, e non collegato ai crimini del convivente. Il Tribunale aveva respinto la sua istanza, ritenendo che non avesse provato l'esclusiva disponibilità del denaro né la sua buona fede. La Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando che la donna non poteva essere considerata una 'persona estranea al reato' in buona fede, non avendo dimostrato l'estraneità del denaro al profitto di reato.
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Furto di Assegni: Badante Condannata, Ricorso Inammissibile per Fatti
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di una badante condannata per il **furto di assegni** ai danni dell'anziano che assisteva. La donna aveva incassato gli assegni, sostenendo l'esistenza di una relazione sentimentale e il consenso della vittima. I giudici di merito, confermati dalla Cassazione, hanno ritenuto non credibile questa versione, basandosi sulle dichiarazioni dell'anziano e su una perizia grafica che ha dimostrato la falsità delle firme sugli assegni. La difesa sulla convivenza "more uxorio" e la conseguente non punibilità è stata ritenuta infondata e inammissibile. La condanna per furto è stata quindi confermata.
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Maltrattamenti in famiglia: reato anche nella convivenza a tre
Un uomo conviveva stabilmente con la moglie e con una giovane donna, dando vita a una relazione affettiva allargata. Durante la convivenza, l'uomo sottoponeva la giovane a continue violenze fisiche, minacce e ingiurie. La difesa sosteneva che l'atipicità del legame a tre escludesse l'esistenza di un vincolo familiare, riducendo il rapporto a una mera coabitazione priva di tutela. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dell'imputato, confermando la condanna per il delitto di maltrattamenti in famiglia. I giudici hanno stabilito che le scelte personali non convenzionali non cancellano la natura familiare della convivenza. Inoltre, la capacità della vittima di resistere alle sopraffazioni non elimina la gravità oggettiva delle vessazioni subite.
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Sospensione condizionale della pena: stop al debito impossibile
Un genitore condannato per il mancato versamento dell'assegno di mantenimento ai figli minori contestava la sentenza d'appello. Il giudice aveva subordinato il beneficio della sospensione condizionale della pena al pagamento immediato di una provvisionale di diecimila euro. L'imputato lamentava l'omessa valutazione delle sue reali capacità patrimoniali. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso sul punto. I giudici hanno chiarito che non si può imporre un risarcimento economico per concedere la sospensione condizionale della pena senza prima verificare la concreta solvibilità del condannato. Un obbligo finanziario insostenibile viola il principio di uguaglianza e la finalità rieducativa della sanzione penale.
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Proroga del trattenimento: la Cassazione frena la burocrazia
Un cittadino straniero ha impugnato i decreti che disponevano la prima e la seconda proroga del trattenimento presso un Centro di permanenza per i rimpatri (CPR). La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso contro la prima proroga, ritenendo insufficiente la generica allegazione di una convivenza di fatto. Al contrario, ha accolto il ricorso contro la seconda proroga del trattenimento. I giudici hanno chiarito che per i successivi prolungamenti della misura non bastano i precedenti penali o il pericolo di fuga, ma servono elementi concreti che dimostrino l'effettivo svolgimento delle attività di identificazione o rimpatrio da parte dell'Amministrazione. Di conseguenza, la seconda proroga è stata annullata definitivamente.
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Rapporto di lavoro domestico contro amore: la Cassazione decide
Una lavoratrice ha richiesto il pagamento delle retribuzioni arretrate agli eredi del defunto presso cui viveva, sostenendo l'esistenza di un rapporto di lavoro domestico come badante convivente. Gli eredi hanno invece eccepito che tra i due vi fosse una convivenza more uxorio. La Corte d'Appello ha respinto la domanda della donna, accertando che la coabitazione e la condivisione di vita escludevano la natura onerosa del rapporto. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso della donna, confermando che la comunanza di vita e di interessi di una famiglia di fatto esclude la configurabilità di un rapporto di lavoro domestico a prestazioni corrispettive, anche in presenza di formali adempimenti previdenziali. La ricorrente è stata condannata alle spese e a sanzioni per lite temeraria.
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Arricchimento senza causa: limiti al rimborso tra ex conviventi
Una coppia di conviventi acquista una casa in comproprietà al cinquanta per cento. L'ex convivente uomo paga l'intero prezzo e ristruttura l'immobile a proprie spese. Dopo la separazione, l'uomo occupa la casa in via esclusiva e la donna chiede la divisione e un'indennità di occupazione. L'uomo richiede indietro le somme spese per l'acquisto e i lavori. La Cassazione conferma che l'acquisto della casa è una donazione indiretta, ma accoglie il ricorso della donna sul calcolo dell'indennizzo per le ristrutturazioni. La Corte stabilisce che l'indennizzo per arricchimento senza causa deve essere calcolato confrontando la perdita subita da chi ha pagato con il reale arricchimento ottenuto dall'altro, senza superare quest'ultimo limite. La causa viene rinviata alla Corte d'Appello.
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Colloqui intimi in carcere: sì anche per chi si sposa in cella
La Corte di Cassazione ha annullato il diniego del Tribunale di Locri riguardante la richiesta di un detenuto di svolgere colloqui intimi in carcere con la moglie senza controllo visivo. Il Tribunale aveva negato il diritto basandosi sulla pericolosità sociale astratta del soggetto e sulla mancanza di una convivenza pregressa, dato che il matrimonio era stato celebrato in carcere. La Cassazione ha chiarito che, dopo la storica sentenza n. 10/2024 della Corte Costituzionale, i colloqui intimi in carcere con il coniuge non richiedono la prova di una convivenza precedente. Inoltre, la pericolosità del detenuto non può essere valutata in modo astratto basandosi solo sui precedenti penali, ma richiede un esame concreto del suo comportamento attuale. Il caso è stato rinviato per un nuovo esame.
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Lavoro e amore: la prescrizione crediti di lavoro non si ferma
Una lavoratrice impiegata per cinque anni in un Bed & Breakfast ha chiesto il pagamento delle differenze retributive all'erede del titolare, deceduto nel frattempo. L'erede si è opposta, sostenendo che il lavoro fosse gratuito a causa di una relazione sentimentale tra le parti. La Corte di Cassazione ha confermato la condanna al pagamento, stabilendo un principio fondamentale sulla prescrizione crediti di lavoro: in un rapporto non regolarizzato, il termine per richiedere le somme dovute non decorre durante il rapporto, ma solo dalla sua cessazione. La Corte ha respinto il tentativo dell'erede di rimettere in discussione i fatti, dichiarando il suo ricorso inammissibile. La lavoratrice ha quindi vinto la causa.
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Concorso anomalo: i limiti della responsabilità
La Corte di Cassazione ha esaminato la responsabilità di tre soggetti coinvolti in una spedizione punitiva sfociata in lesioni e nel furto di un cellulare. Il cuore della decisione riguarda il concorso anomalo: la Corte ha stabilito che la sottrazione del telefono, compiuta autonomamente da uno solo dei partecipanti, non poteva essere automaticamente addebitata a tutti. Mancava infatti la prova che il furto fosse uno sviluppo prevedibile dell'aggressione fisica programmata. La sentenza è stata annullata limitatamente al reato di furto e alle statuizioni civili, richiedendo un nuovo esame sulla prevedibilità dell'evento diverso e sulla corretta applicazione delle attenuanti risarcitorie.
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Obbligazione naturale coppia: quando non c’è rimborso
Un uomo ha chiesto alla sua ex partner la restituzione di ingenti somme versate durante la convivenza per la casa familiare. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, confermando che tali versamenti rientrano nell'ambito dell'obbligazione naturale, un dovere morale di solidarietà che non genera un diritto al rimborso, a patto che sia proporzionato alle capacità economiche e ai bisogni della famiglia.
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Lavoro convivente more uxorio: quando è subordinato?
La Corte di Cassazione conferma la decisione di merito che riconosce l'esistenza di un rapporto di lavoro subordinato tra una donna e il suo convivente, titolare di uno studio legale. Nonostante la presunzione di gratuità legata al rapporto affettivo, la Corte ha ritenuto provata la subordinazione grazie a elementi come compensi costanti, documenti che attestavano diritti tipici del lavoratore (ferie, TFR) e testimonianze. Questo caso chiarisce come il lavoro del convivente more uxorio possa essere tutelato quando sussistono prove concrete di un vincolo professionale.
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Responsabilità cantiere stradale: concorso di colpa
Una sentenza della Corte d'Appello analizza la responsabilità per un incidente mortale avvenuto in un cantiere stradale notturno. La Corte ribalta la decisione di primo grado, attribuendo il 75% della responsabilità ai gestori del cantiere per gravi carenze di sicurezza e il 25% alla vittima a titolo di concorso di colpa. La decisione chiarisce la ripartizione della responsabilità del cantiere stradale e i criteri per la liquidazione del danno ai familiari.
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Favoreggiamento: quando aiutare un partner è reato?
La Corte di Cassazione ha esaminato il caso di due giovani condannati per rapina e reati connessi. La Corte ha dichiarato inammissibili i ricorsi, chiarendo i confini del reato di favoreggiamento, i requisiti per l'applicazione della causa di non punibilità per aiuto al congiunto e le condizioni per la concessione delle attenuanti generiche, specificando che una confessione tardiva su fatti già provati non è sufficiente.
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Espulsione straniero: matrimonio non basta, serve vita
La Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un detenuto contro un'ordinanza di espulsione straniero. La Corte ha stabilito che il solo certificato di matrimonio con una cittadina UE, senza prove di una convivenza attuale e di una vita familiare stabile sul territorio italiano, non costituisce una causa ostativa al provvedimento. Anche le doglianze relative alle condizioni di salute sono state respinte per mancanza di prove adeguate.
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Prova mutuo verbale: la testimonianza è sufficiente
La Cassazione conferma la condanna degli eredi a restituire un prestito concesso al defunto dalla sua convivente. La Corte ha stabilito che la prova del mutuo verbale può essere fornita tramite testimoni che riferiscono confessioni del debitore, superando i limiti di legge e distinguendo il prestito da un'obbligazione naturale.
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Lavoro tra conviventi: quando spetta la retribuzione?
La titolare di un'azienda agricola si è opposta al pagamento di retribuzioni al suo ex partner, sostenendo che il lavoro fosse gratuito a causa della loro relazione. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando il diritto alla retribuzione. La decisione sottolinea che non è possibile contestare in Cassazione la valutazione dei fatti e delle prove operata dai giudici di merito, specialmente in un caso di lavoro tra conviventi dove esistevano contratti documentati.
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