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Mobilità Volontaria

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48 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Progressione economica orizzontale: il nuovo ente deve pagare
Una lavoratrice pubblica, trasferitasi presso un nuovo ente tramite mobilità volontaria, si è vista negare il riconoscimento della progressione economica orizzontale già maturata presso l'amministrazione di provenienza. La Corte d'Appello ha accolto la domanda della dipendente, condannando l'ente pubblico al pagamento delle differenze retributive. L'ente ha impugnato la decisione davanti alla Corte di Cassazione, sostenendo l'erroneità del riconoscimento. La Suprema Corte ha respinto il ricorso principale dell'ente e quello incidentale della lavoratrice. I giudici hanno chiarito che la progressione economica orizzontale, se maturata prima del trasferimento, costituisce un diritto acquisito che non può essere negato dal nuovo datore di lavoro, confermando così la spettanza delle somme dovute.
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Mobilità volontaria: dove si chiedono i vecchi arretrati?
Un dirigente medico ha chiesto al Tribunale di Ragusa il pagamento di differenze retributive maturate presso la locale Azienda Sanitaria, prima del suo trasferimento a Messina tramite mobilità volontaria. L'Azienda Sanitaria ha eccepito l'incompetenza territoriale, ritenendo competente il Tribunale di Messina. La Corte di Cassazione ha stabilito che la mobilità volontaria non interrompe il rapporto di lavoro, ma configura una cessione del contratto con semplice cambio del datore di lavoro. Di conseguenza, non si applicano le regole sulla cessazione del rapporto, ma quelle generali che collegano la causa alla sede del datore di lavoro contro cui si agisce. La Cassazione ha quindi dichiarato la competenza del Tribunale di Ragusa, dove il medico ha svolto l'attività lavorativa oggetto della richiesta economica.
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Mobilità nel pubblico impiego: no a promozioni automatiche
Un dipendente pubblico, transitato per mobilità volontaria da un Ministero all'Autorità Garante, pretendeva il riconoscimento di un inquadramento retributivo superiore (21° livello anziché 9°) basandosi sulla pregressa anzianità e sul trattamento goduto temporaneamente durante il periodo di fuori ruolo. La Corte di Cassazione, accogliendo il ricorso dell'Amministrazione, ha stabilito che la mobilità nel pubblico impiego comporta la continuazione del rapporto ma non dà diritto a una ricostruzione di carriera che ottimizzi l'anzianità pregressa oltre i limiti del nuovo ordinamento. L'inquadramento iniziale previsto dal bando è legittimo e il trattamento precedente aveva solo natura perequativa temporanea. Di conseguenza, la richiesta di differenze retributive del lavoratore è stata definitivamente respinta.
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Scorrimento Graduatoria: Diritto all’Assunzione vs Potere del Comune
Un candidato, risultato idoneo in un concorso per agente di polizia municipale, ha fatto causa a un Comune per non essere stato assunto. L'ente, infatti, aveva preferito coprire i posti vacanti tramite contratti a termine e mobilità volontaria. La Corte di Cassazione ha stabilito che lo scorrimento della graduatoria non è un obbligo per la Pubblica Amministrazione, ma una scelta facoltativa. L'ente gode di discrezionalità e può scegliere altre modalità di assunzione se le ritiene più adeguate a soddisfare l'interesse pubblico. Di conseguenza, il ricorso del candidato è stato respinto poiché non vantava un diritto assoluto all'assunzione.
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Inquadramento Dirigenziale: No alla Promozione con Legge Postuma
Una dipendente pubblica, ex segretario comunale trasferita a un Ministero con una procedura di mobilità conclusa nel 1998, ha richiesto l'inquadramento dirigenziale in base a una legge del 2004. La Corte di Cassazione ha respinto la sua domanda. I giudici hanno stabilito un principio chiaro: la legge che prevede l'inquadramento dirigenziale non è retroattiva. Essa si applica solo alle procedure di mobilità avviate dopo la sua entrata in vigore. Applicarla a situazioni passate e già concluse violerebbe le regole sull'accesso ai ruoli pubblici, che prevedono il concorso. La lavoratrice ha quindi perso la causa.
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Mobilità volontaria: stop ai tagli di stipendio.
La Corte di Cassazione ha stabilito che, in caso di mobilità volontaria nel pubblico impiego, il dipendente ha diritto a conservare il trattamento economico acquisito presso l'amministrazione di provenienza. Nonostante le riforme del 2005, il passaggio tra enti è configurato come cessione del contratto, imponendo il riconoscimento di un assegno ad personam riassorbibile per evitare una violazione del divieto di reformatio in peius.
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Mobilità volontaria: come si calcola lo stipendio?
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 19613/2024, ha stabilito un importante principio in materia di mobilità volontaria nel pubblico impiego. In assenza di tabelle di equiparazione, l'amministrazione di destinazione, nel determinare il nuovo inquadramento retributivo, deve tenere conto delle progressioni economiche maturate dal dipendente presso l'ente di provenienza. Tuttavia, deve escludere dal calcolo la Retribuzione Individuale di Anzianità (RIA), in quanto non facente parte dello stipendio tabellare. La decisione chiarisce come bilanciare il diritto del lavoratore a mantenere il livello retributivo raggiunto con i criteri organizzativi della nuova amministrazione.
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Assegno ad personam: garantito nella mobilità PA
Un dipendente pubblico, dopo un trasferimento volontario, si è visto negare il mantenimento del suo precedente livello retributivo. La Corte di Cassazione ha stabilito il suo diritto a conservare la retribuzione globale superiore attraverso un assegno ad personam riassorbibile, riaffermando il principio di irriducibilità dello stipendio nel pubblico impiego.
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Assegno ad personam: garantita la retribuzione
Un dipendente pubblico, trasferito per mobilità volontaria, si è visto negare il mantenimento di un'indennità percepita nella precedente amministrazione. La Corte di Cassazione ha accolto il suo ricorso, stabilendo che il trattamento economico complessivo, se superiore, deve essere salvaguardato tramite un assegno ad personam riassorbibile, applicando il principio di irriducibilità della retribuzione globale.
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Giurisdizione mobilità pubblica: la parola al giudice del lavoro
La Corte di Cassazione, a Sezioni Unite, ha risolto un conflitto di giurisdizione stabilendo che le controversie relative alle procedure di mobilità volontaria nel pubblico impiego rientrano nella competenza del giudice ordinario del lavoro. Il caso riguardava la contestazione di un incarico dirigenziale conferito tramite mobilità, ritenuta illegittima dal ricorrente. La Corte ha chiarito che la mobilità non è una procedura concorsuale, ma una modificazione soggettiva del rapporto di lavoro (cessione del contratto), la cui gestione spetta al giudice ordinario, che può disapplicare eventuali atti amministrativi presupposti illegittimi.
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Mobilità volontaria: no alla qualifica dirigenziale
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza in esame, ha stabilito che la mobilità volontaria nel pubblico impiego non consente di ottenere un inquadramento in una qualifica superiore, come quella dirigenziale, se il dipendente non ha precedentemente superato un apposito concorso pubblico. Il caso riguardava un funzionario trasferitosi da un'amministrazione provinciale a un'agenzia regionale, che rivendicava la qualifica di dirigente. La Corte ha rigettato il ricorso, confermando che la mobilità comporta una cessione del contratto e non una progressione di carriera, la quale è subordinata al principio costituzionale del concorso pubblico.
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Inquadramento dipendente pubblico: il caso CONI
La Cassazione conferma il diritto di un ex dipendente CONI, passato a un'altra P.A., al corretto inquadramento dipendente pubblico. L'inquadramento deve basarsi sulle tabelle di corrispondenza dei CCNL e non sulla mera comparazione delle mansioni. Il ricorso dell'amministrazione è stato dichiarato inammissibile.
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Mobilità volontaria: diritto all’assegno ad personam
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 20953/2024, ha stabilito che un dipendente pubblico trasferito tramite mobilità volontaria ha diritto a un assegno 'ad personam' per conservare il trattamento economico acquisito. Il principio del divieto di 'reformatio in peius' (peggioramento della condizione economica) prevale, anche dopo le modifiche legislative all'art. 30 del D.Lgs. 165/2001. La mobilità si configura come una cessione del contratto di lavoro, garantendo la continuità giuridica ed economica del rapporto.
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Inquadramento pubblico impiego: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 20696/2024, ha stabilito un principio fondamentale per l'inquadramento nel pubblico impiego in caso di mobilità. Il caso riguardava una dipendente trasferita da un'amministrazione locale a una ministeriale, alla quale era stata assegnata una fascia retributiva inferiore basandosi sulla retribuzione iniziale anziché su quella effettivamente percepita, comprensiva delle progressioni maturate. La Suprema Corte ha rigettato il ricorso dell'amministrazione, confermando che il passaggio diretto configura una cessione del contratto e impone di conservare la posizione economica acquisita, per evitare una dequalificazione.
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Inquadramento mobilità volontaria: il caso in Cassazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un'amministrazione pubblica contro la sentenza che riconosceva a una dipendente, trasferita da un'università, il diritto a un corretto inquadramento nella mobilità volontaria. La decisione conferma che l'appello deve contestare specificamente la ratio decidendi della sentenza impugnata, in questo caso basata sulle tabelle di trasposizione dei CCNL, e non su principi generali di valutazione delle mansioni.
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Mobilità volontaria: il calcolo dello stipendio
Una dipendente pubblica, trasferita tramite mobilità volontaria da un'università a un'agenzia statale, ha contestato il calcolo del suo nuovo stipendio. I giudici di merito avevano ritenuto corretto il calcolo dell'amministrazione di destinazione, che includeva una specifica indennità interna per dimostrare l'assenza di un peggioramento economico. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso della lavoratrice, stabilendo che il confronto tra la vecchia e la nuova retribuzione, ai fini della determinazione dell'assegno ad personam, deve avvenire tra voci omogenee. Non è corretto utilizzare un'indennità accessoria prevista solo nel nuovo ente per neutralizzare una diminuzione della retribuzione base. La causa è stata rinviata alla Corte d'Appello per una nuova valutazione basata su questo principio.
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Comando Pubblico Impiego: non si perde l’incarico
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 28902/2025, ha stabilito un principio fondamentale per i dirigenti pubblici: il 'comando pubblico impiego' presso un'altra amministrazione non comporta la perdita automatica dell'incarico originario. La Corte ha chiarito la netta distinzione tra il comando, istituto temporaneo e reversibile, e la mobilità volontaria, che implica un trasferimento definitivo. Di conseguenza, è stata annullata la decisione di un'azienda sanitaria che aveva dichiarato cessato l'incarico di un proprio dirigente solo perché aveva accettato un'assegnazione temporanea presso un'altra struttura.
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Mobilità volontaria: sì al mantenimento anzianità
Un infermiere, trasferito per mobilità volontaria da un'ASL a un istituto scolastico, si è visto negare il riconoscimento dell'anzianità di servizio maturata. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 8599/2024, ha stabilito che la mobilità volontaria si configura come una cessione del contratto di lavoro, non come una nuova assunzione. Pertanto, il lavoratore ha diritto alla conservazione dell'anzianità e del trattamento economico acquisito, annullando la decisione della Corte d'Appello.
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Assegno ad personam: garantito nella mobilità pubblica
La Corte di Cassazione ha stabilito che i dipendenti pubblici, in caso di passaggio tra amministrazioni diverse tramite mobilità volontaria, hanno diritto a conservare il loro trattamento economico complessivo. Qualora la retribuzione presso il nuovo ente fosse inferiore, la differenza deve essere compensata tramite un "assegno ad personam" riassorbibile. La sentenza si fonda sul principio del divieto di peggioramento delle condizioni economiche (reformatio in peius), in linea con il diritto dell'Unione Europea.
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Inquadramento dipendente pubblico: il caso di mobilità
Una dipendente pubblica, trasferita da un ente locale a un'agenzia statale, ha ottenuto il corretto inquadramento dipendente pubblico nella fascia retributiva superiore. L'Amministrazione ha impugnato la decisione, ma la Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile per tardività, confermando di fatto il diritto della lavoratrice e il risarcimento per perdita di chance.
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