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Assegno ad personam: garantito nella mobilità PA

Un dipendente pubblico, dopo un trasferimento volontario, si è visto negare il mantenimento del suo precedente livello retributivo. La Corte di Cassazione ha stabilito il suo diritto a conservare la retribuzione globale superiore attraverso un assegno ad personam riassorbibile, riaffermando il principio di irriducibilità dello stipendio nel pubblico impiego.

Riferimento:
Ordinanza di Cassazione Civile Sez. L Num. 22713 Anno 2024
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Pubblicato il 18 gennaio 2026 in Diritto del Lavoro, Giurisprudenza Civile

Assegno ad personam: La Cassazione tutela la retribuzione nella mobilità pubblica

L’ordinanza della Corte di Cassazione, Sezione Lavoro, n. 22713 del 2024, affronta un tema cruciale per i dipendenti pubblici: la tutela della retribuzione in caso di trasferimento tra amministrazioni diverse. La pronuncia chiarisce che il passaggio a un nuovo ente non può comportare una diminuzione dello stipendio globale, stabilendo il diritto del lavoratore a un assegno ad personam per colmare l’eventuale differenza. Approfondiamo i dettagli di questa importante decisione.

I Fatti del Caso: Un Dipendente Pubblico e il Trasferimento

Il caso riguarda un dipendente del Ministero della Difesa trasferito, tramite mobilità volontaria, presso un Comune. Presso l’amministrazione di provenienza, il lavoratore percepiva una specifica ‘indennità di amministrazione’. Una volta transitato nel nuovo ente, ha richiesto che tale indennità, o comunque il suo valore economico, fosse mantenuta, dato che il trattamento retributivo complessivo del Comune risultava inferiore.

Sia il Tribunale che la Corte d’Appello avevano respinto la sua domanda, sostenendo che il dipendente trasferito ha diritto esclusivamente al trattamento economico previsto dal contratto collettivo dell’amministrazione di destinazione. Il lavoratore ha quindi presentato ricorso in Cassazione.

La Decisione sul mantenimento dell’assegno ad personam

La Corte di Cassazione ha ribaltato le decisioni dei giudici di merito, accogliendo il ricorso del dipendente. I giudici supremi hanno affermato un principio fondamentale: nel passaggio di personale tra pubbliche amministrazioni, deve essere garantita la continuità giuridica del rapporto di lavoro e, soprattutto, il mantenimento del trattamento economico acquisito, se più favorevole.

Questo significa che, se la retribuzione presso l’ente di destinazione è inferiore a quella percepita in precedenza, al lavoratore spetta un assegno ad personam riassorbibile, pari alla differenza, per tutelare il suo diritto a non subire un peggioramento economico (divieto di reformatio in peius).

Le Motivazioni: Il Principio della Globalità della Retribuzione

La Corte fonda la sua decisione sul principio, anche di rango costituzionale (art. 36 Cost.), della ‘globalità’ della retribuzione. La valutazione sulla proporzionalità e adeguatezza dello stipendio non va fatta analizzando le singole voci retributive (come l’indennità di amministrazione), ma considerando il trattamento economico complessivo.

L’indennità di amministrazione, avendo carattere fisso e continuativo, è a tutti gli effetti parte della retribuzione globale e deve essere inclusa nel calcolo per determinare l’eventuale differenza da proteggere con l’assegno ad personam. La Corte chiarisce che il passaggio tra amministrazioni è assimilabile a una cessione di contratto, dove il nuovo datore di lavoro deve rispettare i diritti economici già acquisiti dal lavoratore.

Le Conclusioni: Implicazioni Pratiche per i Dipendenti Pubblici

Questa ordinanza consolida un orientamento a tutela dei lavoratori pubblici. Le amministrazioni che acquisiscono personale tramite mobilità devono effettuare un confronto tra il trattamento economico globale di provenienza e quello di destinazione. Se il primo è superiore, l’ente di arrivo è obbligato a riconoscere un assegno ad personam per salvaguardare lo stipendio del dipendente. Tale assegno sarà poi gradualmente assorbito dai futuri aumenti contrattuali e di carriera, senza però mai intaccare il livello retributivo acquisito al momento del trasferimento.

Quando un dipendente pubblico si trasferisce in un’altra amministrazione, può subire una riduzione dello stipendio?
No. Secondo la Corte di Cassazione, vige il principio di irriducibilità della retribuzione. Se il trattamento economico dell’amministrazione di destinazione è inferiore, la differenza deve essere conservata attraverso un assegno ad personam riassorbibile.

Come viene calcolato il mantenimento dello stipendio in caso di mobilità?
Il confronto non va fatto sulle singole voci retributive, ma sulla globalità del trattamento economico. Vanno considerate tutte le componenti fisse e continuative, come l’indennità di amministrazione, percepite presso l’ente di provenienza e confrontate con il totale spettante presso il nuovo ente.

L’assegno ad personam è permanente?
No, è definito ‘riassorbibile’. Ciò significa che l’importo dell’assegno diminuirà progressivamente fino a scomparire, venendo assorbito dai futuri miglioramenti economici riconosciuti al dipendente, come aumenti contrattuali o progressioni di carriera.

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La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, e Benevento.

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