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Misure Di Prevenzione Antimafia

5 provvedimenti applicano questo termine

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Misure di prevenzione antimafia: ricorso generico costa caro
Il Cittadino è stato condannato per aver violato le prescrizioni imposte dalle misure di prevenzione antimafia, reato previsto dall'articolo 75 del Codice Antimafia. Egli ha proposto ricorso in Cassazione contestando la valutazione delle prove, la sussistenza dell'elemento psicologico e la mancata applicazione della particolare tenuità del fatto. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile poiché privo di specificità, limitandosi a riprodurre le medesime obiezioni già esaminate e correttamente respinte dai giudici di merito. Di conseguenza, Il Cittadino perde la causa e viene condannato al pagamento delle spese processuali e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Misure di prevenzione antimafia: sproporzione tra reddito e beni
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso de Il Proposto contro l'applicazione delle misure di prevenzione antimafia, confermando la sorveglianza speciale per quattro anni e la confisca di quote immobiliari intestate fittiziamente alla moglie. I giudici hanno ribadito che l'attualità della pericolosità sociale legata all'affiliazione mafiosa è stata correttamente accertata fino al 2015. Inoltre, la confisca è legittima a causa della costante sproporzione tra i beni posseduti e i redditi dichiarati dal nucleo familiare tra il 1987 e il 2015. La Suprema Corte ha escluso la violazione del divieto di doppio giudizio, poiché la precedente procedura esecutiva riguardava un arco temporale differente e limitato. Di conseguenza, il ricorrente perde definitivamente i beni confiscati e deve pagare le spese processuali.
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Misure di prevenzione antimafia: l’imprenditore perde i suoi beni
La Corte di Cassazione ha confermato l'applicazione di severe misure di prevenzione antimafia, tra cui la sorveglianza speciale per cinque anni e la confisca dei beni immobili, nei confronti di un imprenditore accusato di aver messo le proprie aziende a disposizione della criminalità organizzata. L'uomo contestava la sussistenza della sua pericolosità sociale e l'attualità del legame con la cosca, sostenendo che le condotte illecite risalissero a molti anni prima. I giudici di legittimità hanno respinto il ricorso, chiarendo che l'appartenenza mafiosa si configura anche attraverso una collaborazione stabile e funzionale agli scopi del clan, come la gestione di una maxitruffa per ripulire capitali sporchi. La sproporzione patrimoniale e l'assenza di una reale dissociazione confermano la persistenza del pericolo, rendendo legittimo il sequestro definitivo dei beni.
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Misure di prevenzione antimafia: l’imprenditore perde i beni
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un imprenditore contro l'applicazione di misure di prevenzione antimafia, che includevano la sorveglianza speciale per cinque anni e la confisca di numerosi beni immobili. L'uomo era accusato di aver messo le proprie aziende a disposizione della 'ndrangheta per riciclare denaro e compiere una truffa ai danni dello Stato. I giudici hanno confermato la sussistenza della pericolosità sociale qualificata e l'attualità del legame con la cosca, evidenziata anche da recenti operazioni societarie opache volte a nascondere l'origine dei capitali. La Suprema Corte ha chiarito che la sproporzione patrimoniale costituisce un valido indizio di pericolosità se inserita in un quadro di accertata contiguità mafiosa, respingendo ogni contestazione difensiva.
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Misure di prevenzione antimafia: crediti e buona fede
La Corte di Cassazione ha confermato l'inammissibilità dei ricorsi presentati da due istituti di credito contro il rigetto della loro ammissione allo stato passivo. Nel contesto di misure di prevenzione antimafia, i giudici hanno rilevato che i finanziamenti concessi erano strumentali a operazioni di riciclaggio e che le banche non avevano agito con la necessaria diligenza e buona fede, omettendo verifiche adeguate sui profili reddituali dei mutuatari.
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