L'Imprenditore ha contestato un sequestro preventivo di beni per 156.222,25 euro, disposto per il reato di dichiarazione infedele. Egli sosteneva la violazione del principio ne bis in idem, essendo stato precedentemente prosciolto per dichiarazione omessa relativa allo stesso fatto. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso. Ha chiarito che il ne bis in idem non impedisce di valutare lo stesso fatto storico per un reato diverso, specialmente quando emergono nuove circostanze (come la presentazione di una dichiarazione, seppur infedele). Per il sequestro preventivo, basta il fumus commissi delicti, non la prova rigorosa della pretesa fiscale, che spetta al giudizio di cognizione. L'Imprenditore aveva ammesso di non aver fatturato tutte le prestazioni.
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