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Misura Di Sicurezza

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478 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Confisca armi ereditate: la decisione della Cassazione
La Cassazione ha respinto il ricorso dell'erede di un soggetto deceduto, a cui erano state confiscate delle armi. La Corte ha stabilito che la confisca armi è una misura di sicurezza obbligatoria e preventiva, legata alla pericolosità oggettiva dei beni. Pertanto, la confisca è legittima anche se disposta dopo la morte dell'imputato e si estende agli eredi, i quali non possono vantare alcun diritto sui beni.
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Carenza di interesse: appello inammissibile
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile un ricorso contro un'ordinanza di espulsione. La decisione si fonda sulla sopravvenuta carenza di interesse, poiché il ricorrente era già stato espulso dal territorio nazionale prima della decisione della Corte, rendendo di fatto inutile una pronuncia nel merito.
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Ricorso patteggiamento: limiti e inammissibilità
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile un ricorso patteggiamento. L'appello si basava su un'errata qualificazione giuridica e l'illegalità di una presunta confisca di denaro. La Corte ha stabilito che l'errore non era 'manifesto' e che non vi era prova della somma di denaro sequestrata, confermando la decisione del giudice di primo grado.
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Misura di sicurezza: quando è legittima nel patteggiamento
La Corte di Cassazione ha stabilito che un giudice può imporre una misura di sicurezza, come la libertà vigilata, anche se non inclusa nell'accordo di patteggiamento. In un caso riguardante tre imputati, la Corte ha rigettato i loro ricorsi, ritenendo che la decisione del giudice di primo grado fosse legittima e sufficientemente motivata, basandosi sulla pericolosità oggettiva dimostrata dagli imputati attraverso la loro condotta criminale. La sentenza chiarisce che, se la misura di sicurezza non è oggetto di accordo, la sentenza è impugnabile per vizio di motivazione, ma in questo caso specifico, la motivazione, seppur concisa, è stata ritenuta adeguata.
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Espulsione illegale con patteggiamento: la Cassazione
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 4683/2024, ha stabilito l'illegittimità dell'ordine di espulsione di uno straniero condannato, tramite patteggiamento, a una pena di due anni di reclusione. La Corte ha chiarito che l'espulsione, quale misura di sicurezza personale, non può essere applicata se la pena patteggiata non supera i due anni. Di conseguenza, ha annullato la sentenza impugnata limitatamente alla parte relativa all'espulsione illegale, confermando nel resto la condanna.
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Espulsione straniero: quando il giudice deve decidere
Un individuo straniero è stato condannato per detenzione di stupefacenti. Il Procuratore ha impugnato la sentenza perché il giudice non si era pronunciato sulla misura di sicurezza dell'espulsione straniero. La Corte di Cassazione ha annullato la sentenza su questo punto, stabilendo che il giudice ha sempre l'obbligo di valutare la pericolosità sociale del condannato per decidere sull'espulsione, anche se poi decide di non applicarla. La mancata valutazione è un errore di legge.
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Ricorso patteggiamento: i limiti dell’impugnazione
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso contro una sentenza di patteggiamento per reati di droga. L'ordinanza sottolinea che la qualificazione giuridica del fatto, se concordata tra le parti, può essere contestata solo in casi eccezionali di errore manifesto. Inoltre, viene respinto un motivo di ricorso basato su una confisca mai disposta dal giudice, evidenziando i rigidi limiti del ricorso patteggiamento.
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Misura di sicurezza: quando si applica e unifica
La Corte di Cassazione conferma la legittimità di una misura di sicurezza di libertà vigilata, chiarendo la ripartizione di competenze tra giudice della cognizione e Tribunale di Sorveglianza. La sentenza stabilisce che spetta al primo unificare le misure in caso di più reati, mentre al secondo compete la valutazione attuale della pericolosità sociale per l'esecuzione. Il ricorso di un condannato per associazione mafiosa, che lamentava una duplicazione della misura di sicurezza e una valutazione errata della sua pericolosità, è stato respinto poiché basato su elementi concreti e non solo sulla mancata dissociazione.
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Pericolosità sociale: annullamento per motivazione carente
La Corte di Cassazione ha annullato l'ordinanza di un Tribunale di Sorveglianza che ripristinava la libertà vigilata per un condannato. La Corte ha ritenuto la motivazione del Tribunale carente e illogica, in quanto non aveva adeguatamente considerato gli elementi positivi a favore del condannato, come il buon comportamento durante la detenzione. La decisione di tornare a vivere nel proprio luogo d'origine, sebbene rilevante, non può da sola giustificare un giudizio di attuale pericolosità sociale senza un'analisi completa di tutti i fattori.
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Pericolosità sociale: misura di sicurezza non automatica
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 2875/2024, ha stabilito un principio fondamentale in materia di misure di sicurezza. Anche in caso di condanna per reati gravissimi come l'associazione di tipo mafioso, l'applicazione della libertà vigilata non è automatica. Il giudice deve sempre effettuare una valutazione concreta e attuale della pericolosità sociale del condannato, basandosi sugli elementi dell'art. 133 cod. pen. La Corte ha annullato la decisione del giudice di merito che aveva applicato la misura in modo automatico, ritenendo la pericolosità sociale presunta dalla legge, e ha rinviato il caso per un nuovo esame.
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Pericolosità sociale: espulsione e onere della prova
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un cittadino straniero contro la misura di sicurezza dell'espulsione. La valutazione della pericolosità sociale, secondo la Corte, si basa su una pluralità di elementi concreti come gravi precedenti penali, assenza di lavoro lecito e mancanza di radicamento sociale, elementi che non possono essere superati dalla sola buona condotta carceraria o da generiche promesse di ospitalità e lavoro.
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Confisca illegale: la Cassazione annulla il patteggiamento
La Corte di Cassazione ha annullato una sentenza di patteggiamento che includeva la confisca di denaro per il reato di detenzione di stupefacenti. La Corte ha stabilito che tale confisca illegale vizia l'intero accordo tra le parti, poiché il denaro non può essere considerato profitto del reato di mera detenzione. Di conseguenza, l'intera sentenza è stata annullata e gli atti sono stati trasmessi al tribunale di primo grado per un nuovo giudizio.
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Espulsione straniero: no se c’è pena sospesa
Tre individui sono stati condannati per la coltivazione di una grande quantità di marijuana. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso riguardante l'aggravante della quantità ingente, ma ha accolto quello sull'espulsione straniero. La Corte ha stabilito che l'espulsione, in quanto misura di sicurezza, è incompatibile con la concessione della sospensione condizionale della pena, poiché quest'ultima presuppone un giudizio di non pericolosità sociale.
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Accordo sulle misure di sicurezza: vincolante per il giudice
La Corte di Cassazione ha rettificato una sentenza di appello che aveva modificato la durata di una misura di sicurezza rispetto a quanto pattuito dalle parti. Confermato il principio per cui l'accordo sulle misure di sicurezza è vincolante: il giudice può solo accettarlo in toto o rigettare la richiesta di patteggiamento, senza poter modificare i termini dell'intesa.
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Espulsione straniero e pericolosità sociale
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un cittadino straniero contro la misura di sicurezza dell'espulsione. La Corte ha stabilito che la valutazione della pericolosità sociale, necessaria per l'espulsione straniero, era stata correttamente motivata dai giudici di merito basandosi sulla gravità dei reati commessi (rapina e lesioni a danno di un anziano), ritenuti indicatori concreti di tale pericolosità.
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Misura alternativa dall’estero: si può chiedere?
La Corte di Cassazione si è pronunciata sulla richiesta di una misura alternativa dall'estero presentata da un cittadino straniero. La Corte ha stabilito che, sebbene la presenza fisica in Italia non sia un requisito per presentare la domanda, è indispensabile fornire prove concrete sulla fattibilità del programma di reinserimento nel territorio nazionale. Poiché il richiedente non ha fornito dettagli su tempi, modi del rientro e condizione lavorativa, il ricorso è stato respinto, sottolineando l'importanza di dimostrare la concreta possibilità di esecuzione della misura.
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Carenza di interesse: ricorso inammissibile
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile un ricorso contro la proroga di una misura di sicurezza per sopravvenuta carenza di interesse. Al momento della decisione, la misura era già scaduta, rendendo inutile una pronuncia nel merito. La sentenza ribadisce che l'interesse a impugnare deve essere concreto e attuale, non solo al momento della proposizione del ricorso, ma anche al momento della decisione.
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Ricorso inammissibile misura di sicurezza: la Cassazione
La Corte di Cassazione dichiara un ricorso inammissibile misura di sicurezza, confermando la proroga della libertà vigilata per un soggetto. Il ricorso è stato respinto perché le censure sollevate erano di merito e non di legittimità, tentando di introdurre una rivalutazione dei fatti preclusa in sede di Cassazione.
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DASPO e obbligo di firma: quando è legittimo?
Un tifoso, destinatario di un provvedimento di DASPO della durata di cinque anni con obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria, ha presentato ricorso in Cassazione lamentando vizi di motivazione e procedurali. La Corte Suprema ha rigettato il ricorso, confermando la piena legittimità della misura. Secondo i giudici, la comprovata pericolosità del soggetto, desunta anche da precedenti specifici, giustifica l'applicazione del DASPO e dell'obbligo di firma anche per le partite amichevoli. La Corte ha inoltre chiarito che la partecipazione a una rissa, attestata dalle forze dell'ordine, è una condotta sufficiente per l'adozione del provvedimento, anche senza una descrizione dettagliata del singolo comportamento violento.
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Espulsione cittadino italiano: Cassazione annulla
La Corte di Cassazione ha annullato una sentenza del GIP di Monza nella parte in cui disponeva l'espulsione di un condannato. La Corte ha stabilito che la misura di sicurezza dell'espulsione di un cittadino italiano è illegale ai sensi dell'art. 235 del codice penale, poiché la cittadinanza italiana dell'imputato, provata in giudizio, costituisce un divieto assoluto all'applicazione di tale misura. La decisione è stata di annullamento senza rinvio, eliminando direttamente la misura illegittima.
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