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Misura Cautelare — Anno 2026

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608 provvedimenti applicano questo termine

Altri anni per Misura Cautelare

Provvedimenti

Associazione di tipo mafioso: prova e misure cautelari
La Corte di Cassazione ha confermato una misura cautelare in carcere per un imputato accusato di associazione di tipo mafioso e altri reati. La sentenza stabilisce che una serie di condotte strumentali all'operatività del clan, come la gestione di armi, la partecipazione a incontri e la riscossione di denaro, costituisce grave indizio di colpevolezza, anche se i contatti diretti avvengono solo con i vertici dell'organizzazione. La Corte ha ritenuto logica la valutazione del Tribunale del riesame, respingendo il ricorso dell'imputato.
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Giudicato cautelare: quando non si può riesaminare
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un indagato contro un'ordinanza che confermava una misura cautelare. La decisione si fonda sul principio del 'giudicato cautelare', secondo cui non è possibile richiedere un nuovo esame di elementi già valutati o che avrebbero potuto essere valutati nei precedenti gradi di giudizio, a meno che non emergano fatti genuinamente nuovi. Il tentativo del ricorrente di presentare una diversa interpretazione di prove già agli atti è stato ritenuto un mero tentativo di riesame del merito, non consentito in sede di legittimità.
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Metodo mafioso: Cassazione su intermediario e aggravanti
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato in custodia cautelare per usura ed estorsione. La Corte ha confermato la validità del quadro indiziario e la sussistenza dell'aggravante del metodo mafioso, chiarendo che non sono necessarie minacce esplicite, ma è sufficiente che la condotta evochi la forza intimidatrice di un'associazione criminale, anche attraverso un intermediario pienamente consapevole.
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Rinuncia al ricorso: quando diventa inammissibile
Un imputato per usura ed estorsione aggravate dal metodo mafioso rinuncia al ricorso in Cassazione contro la custodia cautelare. La Corte dichiara l'inammissibilità del ricorso, condannando il ricorrente al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria, data la formalità della rinuncia al ricorso.
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Gravi indizi di colpevolezza e Cassazione: i limiti
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un indagato contro l'ordinanza di custodia cautelare in carcere per rapina aggravata e altri reati. La Corte ha ribadito che il suo ruolo non è rivalutare i fatti, ma solo verificare la logicità e la correttezza giuridica della motivazione del giudice di merito. La decisione ha confermato la sussistenza di gravi indizi di colpevolezza e la necessità della misura detentiva più afflittiva, data la pericolosità del soggetto e l'inadeguatezza di alternative meno severe.
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Associazione mafiosa: la Cassazione sulla custodia
La Corte di Cassazione ha confermato la misura della custodia cautelare in carcere per un individuo accusato di associazione mafiosa. La decisione si basa sulla combinazione di una precedente condanna definitiva per lo stesso reato e nuovi elementi probatori emersi da indagini recenti, tra cui intercettazioni. La Corte ha ritenuto che questi elementi, valutati nel loro complesso, costituiscano gravi indizi di una perdurante partecipazione al sodalizio criminale, rigettando il ricorso della difesa che lamentava un'illegittima presunzione di colpevolezza e una scorretta interpretazione delle prove.
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Concorso reato 391-ter: la Cassazione decide
La Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di una donna accusata di concorso reato 391-ter per aver contribuito al pagamento di un cellulare per il fratello detenuto. La Corte ha stabilito che il pagamento è parte integrante del reato e non un post factum non punibile, confermando la valutazione dei gravi indizi di colpevolezza.
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Riparazione ingiusta detenzione: negata se c’è colpa
La Corte di Cassazione ha negato la riparazione per ingiusta detenzione a un medico, assolto dall'accusa di associazione per delinquere finalizzata alla truffa assicurativa. La decisione si basa sul fatto che la sua condotta professionalmente negligente, come la redazione di referti medici superficiali e frettolosi, ha costituito una colpa grave che ha indotto l'autorità giudiziaria a disporre la misura cautelare. Viene così riaffermato il principio secondo cui il diritto al risarcimento è escluso se l'interessato ha contribuito con dolo o colpa grave a causare la propria detenzione.
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