La Corte d'Appello di Bologna ha confermato la condanna di un Imputato per i reati di truffa, frode informatica e ricettazione di targhe alterate. L'Imputato ha presentato ricorso in Cassazione, contestando la qualificazione del reato di ricettazione e la pena. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha ribadito che la disponibilità di beni di provenienza illecita, senza una giustificazione credibile, dimostra la ricettazione, anche nella forma del dolo eventuale (accettazione del rischio). La pena è stata ritenuta congrua, considerando la reiterazione della condotta. L'Imputato deve pagare le spese processuali e una somma alla cassa delle ammende.
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