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Minima Offensività

28 provvedimenti applicano questo termine

Definizione

Principio secondo cui un'azione, pur essendo formalmente illegale, causa un danno così trascurabile al bene giuridico tutelato da non meritare una sanzione penale. È il concetto alla base del 'fatto di lieve entità'.

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Spaccio di lieve entità: continuità e volumi escludono lo sconto
Due imputati hanno presentato ricorso alla Corte di Cassazione contro la condanna per reati di droga emessa dalla Corte di Appello. La difesa richiedeva il riconoscimento dell'attenuante dello spaccio di lieve entità, sostenendo un vizio di motivazione dei giudici precedenti. La Suprema Corte ha dichiarato i ricorsi del tutto inammissibili. I giudici hanno chiarito che l'assiduità delle cessioni, la quantità di sostanze stupefacenti smerciate e la capacità dimostrata di diffondere la droga sul mercato escludono la minima offensività. La qualificazione agevolata non compete a chi opera con frequenza e organizzazione. Gli imputati dovranno pagare le spese processuali e versare tremila euro ciascuno alla Cassa delle ammende.
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Violazione misura di prevenzione: Cassazione conferma la condanna
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna di un Individuo per la violazione di una misura di prevenzione, nello specifico la sorveglianza speciale. L'Individuo aveva sostenuto che gli agenti avessero sbagliato abitazione durante il controllo e che la sua condotta fosse di minima offensività. La Suprema Corte ha respinto queste argomentazioni, evidenziando che l'errore sull'indirizzo era un refuso e che la reiterazione delle violazioni escludeva la minima offensività. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile, con la conferma della condanna e il pagamento delle spese processuali.
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Ricorso Penale Inammissibile: Evasione e Mancata Minima Offensività
La Corte di Cassazione ha dichiarato l'inammissibilità di un ricorso penale presentato da un individuo condannato per il reato di evasione (Art. 385 c.p.). Il Ricorrente contestava la mancata applicazione della causa di giustificazione della 'minima offensività' (Art. 131-bis c.p.). La Suprema Corte ha confermato la decisione dei giudici precedenti, ritenendo che l'allontanamento prolungato (due mesi) e i precedenti penali dell'imputato (incluso un'altra evasione) escludessero la 'minima offensività' del fatto. L'individuo ha perso il ricorso ed è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una somma alla Cassa delle ammende.
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Spaccio di lieve entità: la vendita continuata esclude lo sconto
L'Imputato ha proposto ricorso per contestare la mancata riqualificazione della propria condotta di cessione di sostanze stupefacenti nella fattispecie meno grave dello spaccio di lieve entità. I giudici hanno accertato una condotta ripetuta nel tempo con significative capacità diffusive sul mercato illecito. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione dei giudici di merito, stabilendo che la continuità dell'attività di smercio esclude radicalmente la natura minima dell'offesa. I giudici hanno dichiarato inammissibile il ricorso e hanno condannato il ricorrente al pagamento delle spese legali e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Spaccio di lieve entità: quando quantità e varietà escludono il beneficio
Un Lavoratore è stato condannato per spaccio di stupefacenti (art. 73, comma 1, d.P.R. 309/90). Ha presentato ricorso, sostenendo che la sua condotta rientrasse nella categoria di spaccio di stupefacenti di lieve entità (art. 73, comma 5). La Corte d'Appello ha respinto questa tesi, evidenziando la frequenza delle cessioni, la varietà delle droghe (cocaina, eroina, hashish) e le quantità significative. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando che l'attività del Lavoratore non poteva considerarsi di minima offensività. La decisione ha sottolineato come la capacità di soddisfare numerosi acquirenti escluda la lieve entità. Il Lavoratore deve pagare le spese processuali e una multa.
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Spaccio di lieve entità e cessioni seriali: stop ai benefici
L'Imputato gestiva una rete continuativa di rifornimento e vendita di cocaina ed eroina tramite utenze dedicate e contatti con fornitori stabili. La difesa ha chiesto di qualificare i fatti come spaccio di lieve entità, sostenendo il modesto peso delle singole cessioni e la mancata prova di una struttura complessa. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dichiarandolo inammissibile. I giudici hanno chiarito che il frazionamento artificiale degli acquisti non trasforma un'attività strutturata in un reato minore. La pluralità degli episodi, la frequenza quotidiana dei traffici e l'inserimento stabile nel mercato della droga escludono la minima offensività richiesta dalla legge, rendendo legittima la pena più severa.
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Particolare tenuità del fatto esclusa per l’assenza prolungata
Un uomo si allontanava ingiustificatamente dal proprio domicilio per un lungo periodo, giustificandosi solo successivamente con presunte difficoltà di convivenza con la donna ospitante, senza avvisare le autorità. I giudici di merito escludevano l'applicazione della causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto. La Corte di Cassazione ha confermato questa decisione, dichiarando il ricorso inammissibile. La Suprema Corte ha chiarito che un allontanamento prolungato e non comunicato impedisce di considerare la condotta come un comportamento di minima offensività. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria in favore della Cassa delle Ammende.
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Ricorso inammissibile stupefacenti: la decisione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato condannato per detenzione di stupefacenti ai fini di spaccio. La Corte ha stabilito che i motivi dell'appello, relativi alla destinazione per uso personale e alla tenuità del fatto, erano generici e miravano a una rivalutazione dei fatti non consentita in sede di legittimità. Di conseguenza, ha confermato la condanna e ha imposto al ricorrente il pagamento delle spese processuali e di una sanzione.
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Arresto in flagranza: quando non è giustificato?
La Corte di Cassazione ha confermato la decisione di un giudice di non convalidare un arresto in flagranza. Il caso riguardava una persona che aveva violato una misura preventiva per recarsi a un colloquio di lavoro. La Corte ha stabilito che l'arresto non era giustificato a causa della minima offensività del fatto e della non pericolosità del soggetto, valorizzando il contesto e le motivazioni dell'azione.
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Fatto di lieve entità: quando è escluso dalla Cassazione
La Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un imputato condannato per detenzione di 84 grammi di cocaina. Viene esclusa l'ipotesi del fatto di lieve entità, poiché la quantità della sostanza e le modalità dell'attività illecita indicavano una notevole capacità di diffusione e professionalità, incompatibili con la minima offensività richiesta dalla norma.
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Fatto di lieve entità: la decisione della Cassazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato che chiedeva la riqualificazione del reato di spaccio in un fatto di lieve entità. La Suprema Corte ha confermato la decisione di merito, sottolineando che il rilevante quantitativo di sostanza, le modalità di detenzione e la professionalità dell'attività illecita sono incompatibili con la nozione di minima offensività richiesta per la fattispecie meno grave.
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Fatto di lieve entità: no se la condotta è grave
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un detenuto trovato in possesso di 75,45 grammi di hashish in carcere. La Corte ha confermato la decisione di merito che negava l'applicazione del fatto di lieve entità (art. 73, comma 5, d.P.R. 309/90), motivando che il quantitativo rilevante, le modalità di detenzione e l'introduzione della sostanza in un istituto penitenziario indicano una gravità della condotta incompatibile con la minima offensività richiesta dalla norma.
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Lieve entità spaccio esclusa per 250g di droga
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato condannato per detenzione di stupefacenti. La richiesta di riconoscere l'ipotesi di lieve entità spaccio è stata respinta a causa del notevole quantitativo di droga (249,5 grammi), considerato un indice di professionalità e di un'attività di cessione continua, incompatibile con la minima offensività richiesta dalla norma. La decisione è stata rafforzata dai precedenti penali dell'imputato.
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Spaccio di lieve entità: quantità e Cassazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato condannato per la detenzione di 502 grammi di hashish. La difesa chiedeva il riconoscimento del fatto di lieve entità, ma la Corte ha confermato la decisione dei giudici di merito, i quali avevano escluso tale ipotesi valorizzando come preponderante il dato quantitativo della sostanza, da cui era possibile ricavare oltre 5.000 dosi.
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Guida sotto stupefacenti: ricorso inammissibile
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un automobilista condannato per guida sotto stupefacenti. I motivi del ricorso sono stati giudicati una mera ripetizione di argomentazioni già respinte in appello. Inoltre, la Corte ha escluso l'applicabilità della causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto, data la concreta pericolosità della condotta di guida notturna in stato di alterazione.
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Lieve entità stupefacenti: quando si esclude?
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un individuo condannato per la detenzione di un ingente quantitativo di marijuana, da cui si potevano ricavare oltre 221.000 dosi. La Corte ha stabilito che un dato quantitativo così rilevante, unito al possesso di strumenti per il confezionamento, è incompatibile con la fattispecie di lieve entità stupefacenti (art. 73, comma 5, d.P.R. 309/90), in quanto indica una capacità di diffusione sul mercato che supera la soglia della minima offensività.
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Minima offensività stupefacenti: la decisione della Corte
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato condannato per detenzione di stupefacenti. La richiesta di riqualificare il reato in fatto di lieve entità, basata sul principio di minima offensività stupefacenti, è stata respinta. La Corte ha ritenuto che l'ingente quantitativo, la diversa qualità delle sostanze e le modalità di detenzione indicassero una professionalità incompatibile con l'ipotesi lieve, confermando la valutazione dei giudici di merito.
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Detenzione di stupefacenti: quando è reato grave?
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un imputato condannato per la detenzione di oltre 2000 dosi di stupefacenti. La Suprema Corte ha confermato che l'ingente quantitativo e le modalità di conservazione della droga sono elementi sufficienti per escludere la qualificazione del fatto come reato minore, confermando la finalità di spaccio e respingendo la richiesta di una nuova valutazione dei fatti.
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Fatto di lieve entità: quando è escluso? La Cassazione
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un soggetto condannato per la detenzione di 40 grammi di cocaina. Viene confermata l'esclusione dell'ipotesi di reato del 'fatto di lieve entità' a causa del quantitativo, dell'elevata purezza della sostanza e del possesso di un'ingente somma di denaro, elementi che indicano professionalità e non una minima offensività.
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Fatto di lieve entità: Cassazione su spaccio e quantità
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato condannato per la detenzione di oltre 47 grammi di hashish, da cui si potevano ricavare 264 dosi. La Corte ha stabilito che la qualificazione di 'fatto di lieve entità' è esclusa non solo per la quantità, ma anche per gli elementi indicativi di professionalità dell'attività illecita, incompatibili con la nozione di minima offensività.
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