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Minima Offensività

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28 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Spaccio di lieve entità: la quantità non basta
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato condannato per la detenzione di quasi 500 grammi di marijuana. La Corte ha stabilito che la qualificazione del reato come spaccio di lieve entità non può basarsi solo sulla quantità, ma richiede una valutazione complessiva che include la professionalità dell'attività e la capacità di diffusione della sostanza, elementi che nel caso di specie erano tali da escludere la minima offensività. Confermata anche la confisca del cellulare, in quanto strumento del reato.
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Inammissibilità ricorso: quando il fatto non è lieve
La Corte di Cassazione ha dichiarato l'inammissibilità di un ricorso presentato da un imputato. La decisione si fonda sulla gravità dei fatti commessi, quali minacce di morte e danneggiamento di un'attività commerciale fino alla sua chiusura, che escludono la possibilità di considerare il reato di minima offensività. L'inammissibilità del ricorso ha comportato per il ricorrente la condanna al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Spaccio lieve entità: quando è escluso dalla Cassazione
Un individuo, condannato per detenzione di 98 grammi di cocaina ad elevata purezza, ha presentato ricorso in Cassazione chiedendo il riconoscimento dell'ipotesi di spaccio di lieve entità. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando che la notevole quantità di sostanza, da cui si potevano ricavare oltre 560 dosi, e l'elevata purezza sono indici di una condotta professionale che escludono la possibilità di qualificare il fatto come di minima offensività.
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Ricorso inammissibile: reiterazione e violazione
La Corte di Cassazione dichiara un ricorso inammissibile basandosi sulla condotta pregressa del ricorrente. La reiterazione di illeciti nel tempo e la violazione di una misura cautelare, come la permanenza domiciliare, sono stati considerati elementi ostativi a una valutazione di minima offensività. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Spaccio lieve entità: quando è escluso? La Cassazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile un ricorso, confermando la decisione dei giudici di merito di non applicare l'ipotesi di reato di spaccio lieve entità. La decisione si fonda sulla presenza di elementi indicativi di professionalità, come il rilevante quantitativo di stupefacenti, il frazionamento in dosi e il possesso di strumenti per il confezionamento, considerati incompatibili con la nozione di minima offensività.
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Particolare tenuità del fatto: ricorso inammissibile
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un'imputata avverso una sentenza della Corte d'Appello. Il ricorso mirava al riconoscimento della causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto, ma la Corte ha ritenuto che i giudici di merito avessero già motivato in modo adeguato la presenza di elementi ostativi a tale valutazione, confermando la condanna al pagamento delle spese e di un'ammenda.
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Importazione stupefacenti: quando il reato è grave?
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un imputato condannato per importazione stupefacenti. La Corte ha confermato che l'esistenza di una rete di spaccio organizzata esclude la possibilità di qualificare il reato come di lieve entità, ai sensi dell'art. 73, comma 5, d.P.R. 309/90. Inoltre, ha ribadito che il delitto si considera consumato nel momento in cui la sostanza entra nel territorio nazionale e l'importatore ne assume la gestione, anche se il pacco viene intercettato prima della consegna finale.
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Evasione arresti domiciliari: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un uomo condannato per evasione dagli arresti domiciliari. L'imputato si era allontanato dalla propria abitazione per sedersi su una panchina pubblica. La Corte ha ritenuto che tale comportamento integrasse il reato, data la violazione del divieto di comunicare con terzi e i precedenti specifici dell'imputato, respingendo le tesi difensive sulla minima offensività del fatto.
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