Il titolare di una fabbrica di fuochi d'artificio è stato condannato per detenzione illegale di esplosivi, avendo accumulato 270 'bombe carta' e 75 kg di polvere nera. L'imputato sosteneva si trattasse di semplici 'materie esplodenti', un reato minore. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, stabilendo un principio fondamentale: la pericolosità non si valuta sul singolo articolo, ma sull'insieme. L'enorme quantità di materiale, la sua concentrazione e le modalità di conservazione creavano un potenziale distruttivo collettivo ('micidialità'), giustificando la più grave accusa. La valutazione del contesto, quindi, trasforma un prodotto pirotecnico in un vero e proprio esplosivo ai fini di legge.
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