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Mandato All'Incasso

16 provvedimenti applicano questo termine

Definizione

È un incarico con cui un soggetto (mandante) affida a un altro (mandatario) il compito di riscuotere un credito per suo conto. Il mandatario deve poi restituire le somme incassate al mandante.

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Estinzione della fideiussione: banca inerte ma garante condannato
Un garante cita in giudizio la banca per chiedere l'accertamento dell'avvenuta estinzione della fideiussione prestata a favore di una società costruttrice. L'attore sostiene che l'istituto di credito non ha agito tempestivamente per recuperare i crediti e ha impedito la sua surroga trascurando l'incasso di cambiali. La banca contesta le pretese e chiede il pagamento di oltre quattro milioni di euro per lo scoperto di conto corrente. I magistrati respingono le richieste del garante: il contratto prevedeva una clausola valida di deroga ai termini di legge e la banca aveva le cambiali con mero mandato all'incasso senza titolarità del credito. Il garante era inoltre socio di maggioranza della società debitrice e conosceva lo stato dei pagamenti. La Corte di Cassazione rigetta il ricorso e conferma la condanna del garante al pagamento dell'intero scoperto bancario.
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Compensazione impropria tra banca e concordato preventivo
Una società in concordato preventivo cita una banca per ottenere la restituzione di somme incassate da un terzo debitore dopo l'apertura della procedura concorsuale. La banca trattiene gli importi a copertura del credito erogato, invocando un mandato all'incasso con patto di compensazione. La Corte di Cassazione dà ragione all'istituto di credito. I giudici confermano che il collegamento negoziale tra finanziamento e mandato genera un unico rapporto contrattuale bilaterale. Si configura pertanto una compensazione impropria, ossia un mero conteggio contabile tra dare e avere. Tale operazione sfugge ai divieti fallimentari e non viola la parità di trattamento tra i creditori.
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Cessione del credito o mandato? Chi deve pagare il fornitore
Una società fornitrice ha richiesto e ottenuto un decreto ingiuntivo contro una società debitrice per il pagamento di forniture commerciali. La debitrice si è opposta sostenendo che la fornitrice avesse effettuato una cessione del credito a favore della propria banca, perdendo così il diritto di agire. La Corte d'Appello ha invece accertato che tra la fornitrice e la banca vi era solo un mandato all'incasso legato a un'anticipazione su fatture. La Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso della debitrice, confermando che spetta al debitore dimostrare l'effettiva cessione del credito se vuole contestare la legittimazione del creditore originario. La semplice notifica della banca non basta a provare il trasferimento della titolarità del credito.
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Revocatoria fallimentare: l’avvocato perde i compensi trattenuti
Un avvocato riceve su proprio conto somme riscosse per conto di una società cliente, poi fallita. Poco prima del fallimento, il legale emette fatture compensando tali somme con i propri compensi. Il Fallimento promuove un'azione di revocatoria fallimentare per recuperare il denaro. L'avvocato sostiene che l'incasso sia avvenuto mesi prima, fuori dal periodo sospetto. La Corte di Cassazione rigetta il ricorso del professionista: il mero deposito sul conto del legale costituisce semplice detenzione per conto del cliente. Il pagamento vero e proprio si realizza solo con l'emissione delle fatture e la specifica imputazione a compenso, avvenute nel periodo sospetto. L'avvocato, consapevole dello stato di insolvenza della società, deve restituire le somme trattenute.
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Compensazione nel concordato preventivo: banca perde contro impresa
Una società in crisi ha affidato a una banca un mandato all'incasso per riscuotere alcuni crediti, concordando la possibilità di compensare le somme con i propri debiti. Successivamente, la società è stata ammessa alla procedura di concordato preventivo. La banca ha incassato le somme solo dopo questa ammissione e ha trattenuto il denaro a titolo di compensazione. La Corte di Cassazione ha stabilito che la compensazione nel concordato preventivo non può operare in questo caso. Infatti, il mandato all'incasso non trasferisce la proprietà del credito, che sorge in capo alla banca solo al momento dell'effettiva riscossione. Poiché l'incasso è avvenuto dopo l'apertura della procedura concorsuale, manca il requisito della reciprocità dei crediti prima del concordato. La banca è stata quindi condannata a restituire l'intera somma incassata alla società.
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Compensazione impropria: la banca vince sul concordato
Una società in concordato preventivo ha chiesto la restituzione delle somme incassate da una banca tramite bonifici di terzi su fatture anticipate prima della procedura. La banca ha trattenuto le somme applicando la compensazione impropria, prevista da un patto contrattuale. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso della società, confermando la legittimità dell'operato dell'istituto di credito. Quando esiste un collegamento negoziale tra l'anticipazione di credito e il mandato all'incasso con patto di compensazione, i debiti e crediti derivano da un unico rapporto. Di conseguenza, si applica la compensazione impropria (semplice accertamento contabile) e non quella in senso stretto, rendendo inoperante il divieto di compensazione previsto dalla legge fallimentare dopo l'apertura del concordato. La banca vince la causa e trattiene legittimamente le somme.
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Compensazione impropria: la banca vince contro il concordato
Una società in concordato preventivo ha chiesto a una banca la restituzione delle somme riscosse dai clienti dopo l'avvio della procedura di crisi. La banca si è opposta, forte di un contratto di anticipazione su ricevute bancarie con mandato all'incasso e patto di compensazione. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso della società. I giudici hanno chiarito che, essendoci un collegamento negoziale tra l'anticipazione e il mandato, si applica la compensazione impropria. Questa figura consiste in un mero accertamento contabile di dare e avere all'interno di un unico rapporto contrattuale. Di conseguenza, non opera il blocco della cristallizzazione dei crediti tipico delle procedure concorsuali. La banca ha quindi il diritto di trattenere legittimamente le somme riscosse per rimborsare i propri finanziamenti.
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Concordato e compensazione impropria: vince la banca
Una società in liquidazione, ammessa al concordato preventivo, ha chiesto a una banca la restituzione di oltre un milione e mezzo di euro. Tali somme erano state incassate dall'istituto di credito dopo l'apertura della procedura, in forza di un mandato all'incasso con patto di compensazione firmato prima della crisi. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione d'appello favorevole alla banca. I giudici hanno stabilito che, in presenza di un unico rapporto contrattuale (linea di credito autoliquidante), opera la compensazione impropria. Questa figura costituisce un semplice accertamento contabile tra dare e avere che sfugge alle regole della compensazione ordinaria e al principio di cristallizzazione dei crediti. Di conseguenza, la banca ha il diritto di trattenere legittimamente le somme riscosse anche dopo l'apertura del concordato preventivo.
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Mandato all’incasso: la Banca vince anche senza cessione del credito
Una società debitrice si opponeva al pagamento richiesto da una banca, sostenendo che l'accordo tra la banca e il creditore originario non fosse una cessione di credito ma un semplice mandato all'incasso. La Cassazione ha chiarito che, anche se qualificato come mandato, questo era stato conferito nell'interesse della banca stessa, configurando un **mandato all'incasso in rem propriam**. Tale circostanza conferisce alla banca la legittimazione ad agire in giudizio in nome proprio per riscuotere il credito. La banca, avendo un interesse diretto e personale alla riscossione, legato a un'operazione di anticipo finanziario, vince la causa. Il ricorso della società debitrice è stato dichiarato inammissibile.
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Mandato fittizio: no alla deducibilità perdite su crediti
Una società conferisce alla propria controllante un 'mandato all'incasso' per un credito, ricevendo in cambio una somma fissa inferiore, a prescindere dall'effettiva riscossione. L'azienda deduce la differenza come perdita. L'Agenzia delle Entrate contesta l'operazione, riqualificandola come una cessione di credito mascherata e negando la deducibilità perdite su crediti perché non provata da elementi certi e precisi. La Corte di Cassazione dà ragione al Fisco: l'accordo economico, che trasferisce il rischio di insolvenza, è una cessione di credito. Per dedurre la perdita, la società avrebbe dovuto dimostrare l'inesigibilità del credito con prove oggettive, non bastando la semplice vendita a un prezzo inferiore.
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Ripetizione dell’indebito: prova del destinatario
La Suprema Corte ha confermato l'inammissibilità di un ricorso relativo alla ripetizione dell'indebito per accise elettriche. Il ricorrente non ha dimostrato che la società convenuta fosse l'effettivo destinatario giuridico dei pagamenti, eseguiti materialmente verso un terzo, mancando la prova del rapporto di mandato o cessione.
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Compensazione concordato preventivo: la banca vince
Una società in concordato preventivo ha citato in giudizio una banca per la restituzione di somme incassate dopo l'inizio della procedura, a fronte di anticipazioni concesse in precedenza. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, stabilendo che la compensazione concordato preventivo è legittima se prevista da un'apposita clausola contrattuale (patto di compensazione). In tal caso, si configura una "compensazione impropria" che deroga al principio di cristallizzazione dei debiti, in quanto crediti e debiti derivano da un unico rapporto negoziale.
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Onere della prova mandato: chi deve provare il pagamento?
La Corte di Cassazione ha stabilito che in un mandato all'incasso, spetta a chi riceve le somme (mandatario) l'onere della prova di averle effettivamente consegnate al proprietario (mandante). Il caso riguardava un amico incaricato di riscuotere i canoni di locazione per conto della proprietaria di un immobile. Nonostante la fiducia e l'amicizia, la Corte ha confermato la condanna del mandatario alla restituzione delle somme, poiché non era riuscito a provare di averle versate alla proprietaria.
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Legittimazione studio associato: chi incassa il credito?
Un professionista si è visto negare il pagamento per le sue prestazioni da una società in fallimento, poiché il tribunale riteneva che il creditore fosse lo studio associato e non il singolo. La Corte di Cassazione ha ribaltato la decisione, stabilendo che la titolarità del credito spetta al singolo professionista se lo statuto dell'associazione non prevede diversamente in modo inequivocabile. La sentenza chiarisce la questione della legittimazione dello studio associato, dando prevalenza al testo contrattuale rispetto al comportamento successivo delle parti, come la fatturazione.
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Cessione del credito del passeggero: è valida?
Una compagnia aerea ha contestato la validità di un contratto di cessione del credito stipulato da due passeggeri con una società specializzata per ottenere la compensazione per un volo cancellato. La compagnia sosteneva che l'accordo fosse un mandato nullo o un'attività finanziaria non autorizzata. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, qualificando il contratto come una legittima compravendita di credito. La Corte ha stabilito che non si tratta di un'attività finanziaria, poiché il pagamento al passeggero è condizionato al successo del recupero del credito, escludendo così la causa di finanziamento. Questa ordinanza rafforza la legittimità della prassi della cessione del credito del passeggero.
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Cessione del credito volo: valida senza finanziamento
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di una compagnia aerea contro una società specializzata nel recupero crediti per compensazioni da ritardo aereo. L'ordinanza conferma che la cessione del credito da parte dei passeggeri a tale società è una valida compravendita e non un'attività di finanziamento soggetta ad autorizzazioni speciali. La Corte ha stabilito che la qualificazione del contratto come 'acquisto a fini di recupero' lo esclude dall'ambito di applicazione della normativa bancaria, anche se il prezzo pagato al passeggero è corrisposto solo dopo l'effettiva riscossione dalla compagnia aerea.
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