LexCED: l'assistente legale basato sull'intelligenza artificiale AI. Chiedigli un parere, provalo adesso!

LexCEDpedia

Mandatario

36 provvedimenti applicano questo termine

Definizione

Il mandato, in diritto, è un istituto giuridico in forza del quale un soggetto detto mandatario assume l'obbligazione di compiere uno o più atti giuridici per conto di un altro soggetto detto mandante.

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Assegni Falsi: La Banca è Responsabile se il Cliente non Chiede Verifiche Approfondite?
Un Imprenditore subiva un danno a causa di assegni circolari falsi, dopo che la sua Banca aveva rassicurato sulla loro validità tramite una verifica telefonica. Chiedeva il risarcimento per la presunta responsabilità bancaria assegni falsi, sostenendo una mancata diligenza professionale. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso. Ha stabilito che la Banca non era responsabile, poiché la verifica eseguita (chiamata alla banca emittente per "bene emissione") era quella richiesta dal cliente e non vi erano segni evidenti di falsificazione. La Banca non era tenuta a indagini più approfondite o a garantire l'autenticità materiale del titolo.
Continua »
Rimborso Costi Gestione Servizio Idrico: L’Obbligo è verso il Comune, non il Consorzio
La Corte di Cassazione ha esaminato un caso di rimborso costi gestione servizio idrico durante un periodo transitorio. Un Consorzio aveva continuato a gestire la rete idrica e fognaria per un Comune, mentre un'Azienda di gestione era subentrata con l'obbligo di fatturare i consumi e trasferire le quote tariffarie al Comune. Il Consorzio chiedeva all'Azienda il rimborso dei costi sostenuti. La Corte d'Appello aveva condannato l'Azienda a pagare il Consorzio. La Cassazione ha annullato questa decisione. Ha chiarito che l'obbligo dell'Azienda era verso il Comune per le tariffe incassate, non verso il Consorzio per i costi di gestione. Non esisteva un rapporto diretto tra Azienda e Consorzio per tale rimborso.
Continua »
Procura a vendere e prezzo basso: la Cassazione conferma la vendita
Una proprietaria rilascia al fratello una procura a vendere per la quota di un quinto su terreni ereditati. Il procuratore vende la quota alla sorella per cinquemila euro. La proprietaria cita in giudizio i parenti chiedendo l'annullamento della vendita per prezzo irrisorio o il risarcimento per cattiva gestione, stimando i terreni oltre settantamila euro. La Corte di Cassazione rigetta il ricorso. La vendita conclusa tramite procura a vendere è valida poiché il prezzo corrisponde allo scarso valore reale dei terreni, incolti e gravati da vincoli paesaggistici. I testimoni hanno inoltre confermato la consegna del denaro alla proprietaria, soddisfacendo l'obbligo di rendiconto. Il giudice non deve disporre una perizia se la documentazione dimostra già lo stato del bene. La proprietaria perde la causa e viene condannata alle spese legali.
Continua »
Estinzione della società: addio al rimborso Iva per un errore
Un'azienda richiede il rimborso dell'Iva per cessazione dell'attività, ma viene successivamente cancellata dal registro delle imprese. L'Agenzia delle Entrate nega il rimborso. L'ex liquidatore presenta ricorso contro il diniego agendo in nome della società ormai cancellata. La Corte di Cassazione stabilisce che l'estinzione della società, derivante dalla sua cancellazione, fa perdere alla stessa la capacità di stare in giudizio. Di conseguenza, l'ex liquidatore non ha più il potere di rappresentare l'ente estinto. I crediti residui si trasferiscono ai soci, che avrebbero dovuto agire in prima persona. La Corte accoglie il ricorso del Fisco e dichiara inammissibile l'originaria richiesta di rimborso dell'ex liquidatore, che viene condannato a pagare le spese di giudizio.
Continua »
Appropriazione indebita: da debito civile a reato penale
Un imprenditore, incaricato di consegnare i prodotti di una nota multinazionale e di riscuotere i pagamenti dai clienti per poi trasferirli alla casa madre, ha trattenuto oltre 300.000 euro violando gli accordi contrattuali. La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per il reato di appropriazione indebita aggravata. I giudici hanno chiarito che trattenere somme di denaro con uno specifico vincolo di destinazione configura il reato e non un semplice inadempimento civile. Inoltre, la Corte ha respinto la tesi difensiva secondo cui il fatto costituisse furto, poiché l'imprenditore aveva la detenzione qualificata del denaro in forza di un contratto di servizi. L'appello è stato dichiarato inammissibile, con condanna dell'imputato alle spese e al risarcimento dei danni.
Continua »
Responsabilità del mandatario: nessun danno se c’è consenso
Una società capogruppo di un'associazione temporanea di imprese ha chiesto il risarcimento dei danni al mandatario speciale, accusandolo di aver modificato unilateralmente la ripartizione dei lavori. I giudici di merito hanno respinto la domanda poiché la capogruppo era consapevole delle modifiche e le aveva accettate. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso, escludendo la responsabilità del mandatario in mancanza di un danno reale e confermando l'impossibilità di riesaminare i fatti in sede di legittimità.
Continua »
Revoca del mandato irrevocabile: quando la negligenza costa cara
Una società immobiliare affida a un agente un incarico per la vendita di alcuni immobili. Successivamente, la società decide per la revoca del mandato irrevocabile a causa della totale inattività e negligenza dell'agente, che non produce alcuna vendita. L'agente fa causa chiedendo provvigioni e risarcimento, sostenendo che l'incarico non potesse essere revocato. La Corte d'Appello respinge la domanda dell'agente, ritenendo legittimo il recesso per giusta causa dovuto al suo grave inadempimento. La Corte di Cassazione conferma questa decisione: l'agente non ha dimostrato di aver adempiuto con la dovuta diligenza ai propri doveri. Di conseguenza, la revoca è pienamente valida e l'agente perde la causa, non avendo diritto ad alcun compenso o rimborso spese non documentato.
Continua »
Appropriazione indebita: condannato il subagente che intasca i premi
Un subagente assicurativo ha incassato i premi dei clienti tramite assegni in bianco, versandoli sul proprio conto personale anziché all'agenzia. La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per il reato di appropriazione indebita. I giudici hanno chiarito che commette questo reato chi, avendo la disponibilità di denaro altrui con un preciso vincolo di destinazione, lo utilizza per scopi personali violando il patto di fiducia. La Corte ha inoltre stabilito che la sospensione condizionale della pena può essere subordinata al pagamento del risarcimento senza che il giudice debba prima verificare la situazione economica del condannato, spettando a quest'ultimo dimostrare l'impossibilità assoluta di pagare. Il ricorso dell'imputato è stato rigettato.
Continua »
Operazioni bancarie irregolari: condannata la banca contro gli eredi
Gli eredi di un correntista hanno citato in giudizio l'istituto di credito per non aver presentato il rendiconto della gestione patrimoniale del defunto. Il tribunale, confermato in appello, ha accertato numerose operazioni bancarie irregolari, come la conversione di assegni incassati da terzi non autorizzati, condannando la banca a restituire oltre 380.000 euro. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso della banca, confermando la condanna. I giudici hanno chiarito che la consulenza tecnica d'ufficio è pienamente legittima per ricostruire i movimenti contabili complessi e che la banca non può contestare in sede di legittimità valutazioni di puro merito già ampiamente accertate nei gradi precedenti.
Continua »
Spaccio di stupefacenti: l’uso di gruppo non salva il compratore
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna a 7 anni e 6 mesi di reclusione per un uomo accusato di spaccio di stupefacenti. L'imputato sosteneva che l'acquisto settimanale di cocaina per venti mesi fosse destinato all'uso di gruppo. Tuttavia, i giudici hanno ritenuto tale tesi inattendibile. La decisione si fonda su solidi indizi: l'ingente quantità di droga, l'acquisto a credito con saldo successivo alla rivendita e i contatti diretti con il gestore della piazza di spaccio. La Suprema Corte ha chiarito che l'assenza di prove dirette non esclude la colpevolezza se gli indizi sono gravi, precisi e concordanti. Il ricorso è stato rigettato con condanna alle spese.
Continua »
Diritti di sfruttamento cinematografico: nullo l’acquisto
Un produttore francese e uno italiano stipulano nel 1963 un accordo di coproduzione per un film. L'accordo riserva al produttore francese i diritti di sfruttamento cinematografico in Francia e nel resto del mondo, con una quota del trenta per cento, affidando al partner italiano solo la distribuzione estera. Successivamente, il produttore italiano cede abusivamente l'intera titolarità a un terzo, avviando una catena di trasferimenti fino a una società statunitense. Il produttore francese agisce in giudizio per accertare l'usurpazione dei propri diritti. I giudici di merito accolgono la domanda, rilevando che il produttore italiano non aveva il potere di vendere i diritti altrui. La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso della società statunitense, confermando che l'interpretazione dei contratti spetta esclusivamente ai giudici di merito.
Continua »
Responsabilità precontrattuale: trattative sfumate senza firma
Due acquirenti hanno chiesto il risarcimento dei danni per responsabilità precontrattuale a un ente ecclesiastico, lamentando l'ingiusta rottura delle trattative per l'acquisto di alcuni immobili. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso degli acquirenti, confermando che non era mai sorto un affidamento legittimo sulla conclusione dell'accordo. Gli acquirenti non avevano mai incontrato i legali rappresentanti dell'ente, ma avevano interagito solo con intermediari privi di mandato. Inoltre, mancava la necessaria autorizzazione dell'autorità ecclesiastica superiore per la vendita di beni di valore superiore a centomila euro, requisito previsto dalla legge e che gli acquirenti avrebbero dovuto conoscere. Di conseguenza, la Suprema Corte ha respinto la domanda risarcitoria, condannando i ricorrenti al pagamento delle spese di giudizio.
Continua »
Rimborso spese legali dipendente pubblico: limiti al pagamento
Un ex segretario comunale, assolto in un processo penale per fatti legati al servizio, chiede al Comune il rimborso integrale delle spese legali sostenute, pari a oltre 26.000 euro. Il Comune rimborsa solo circa 4.100 euro, ritenendoli congrui. La Corte d'Appello respinge la richiesta di integrazione per mancanza di prove sulla necessità delle ulteriori spese. La Corte di Cassazione rigetta il ricorso, confermando che il rimborso spese legali dipendente pubblico non è un diritto incondizionato e assoluto. Spetta al dipendente dimostrare la congruità e la necessità delle somme richieste rispetto all'attività difensiva svolta. Poiché la ricorrente non ha fornito prove sufficienti né allegato i documenti necessari, la decisione dei giudici di merito che ha ritenuto congruo il rimborso parziale resta confermata.
Continua »
Ammissibilità dell’atto di appello: forma contro sostanza
Un proprietario immobiliare concede una procura irrevocabile a vendere a un soggetto, il quale vende l'immobile a se stesso senza versare il prezzo né presentare il rendiconto. Il Tribunale condanna il mandatario al risarcimento. La Corte d'Appello dichiara inammissibile l'impugnazione del mandatario per genericità. La Cassazione accoglie il ricorso del mandatario, stabilendo che per l'ammissibilità dell'atto di appello non serve redigere un progetto alternativo di sentenza, ma basta un'esposizione chiara delle critiche alla decisione di primo grado. La causa viene rinviata per un nuovo esame.
Continua »
Ricognizione di debito dell’amministratore: condominio non paga
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso della Cessionaria del Credito, che pretendeva il pagamento di lavori straordinari aggiuntivi eseguiti dall'Impresa Appaltatrice per il Condominio. La richiesta si fondava su una scrittura privata firmata dall'Amministratore, qualificata come ricognizione di debito dell'amministratore. Tuttavia, la Suprema Corte ha chiarito che l'amministratore non ha il potere di autorizzare lavori straordinari né di firmare una ricognizione di debito dell'amministratore senza una preventiva delibera dell'assemblea condominiale. Mancando la prova di tale delibera per i lavori extra, il Condominio non è vincolato al pagamento. La Cessionaria del Credito perde la causa e deve pagare le spese processuali.
Continua »
Agente infedele: condanna per appropriazione indebita del mandatario
Un agente di un'azienda di money transfer, incaricato di trasferire all'estero il denaro dei clienti, si è impossessato delle somme invece di versarle alla società. La Cassazione ha confermato la sua condanna per appropriazione indebita del mandatario. I giudici hanno respinto la difesa dell'agente, chiarendo che la costituzione di parte civile della vittima equivale alla volontà di sporgere querela, rendendo il reato procedibile. Inoltre, hanno escluso l'applicazione della non punibilità per 'particolare tenuità del fatto', data l'ingente somma sottratta (quasi 12.000 euro) e la condotta ingannevole utilizzata per nascondere l'illecito. La sentenza stabilisce che trattenere e gestire denaro altrui come proprio, violando un incarico fiduciario, integra pienamente il reato. L'agente è stato condannato in via definitiva.
Continua »
Comunicazione al mandatario creditore: l’errore che costa caro
Un Comune si opponeva all'ammissione solo parziale di un suo credito nel fallimento di un'azienda. Il ricorso è stato però depositato oltre i termini di legge. Il Comune sosteneva che la scadenza non fosse partita perché la comunicazione era stata inviata solo alla PEC del suo agente di riscossione e non direttamente all'ente. La Corte di Cassazione ha respinto questa tesi, stabilendo un principio chiaro: la **comunicazione al mandatario creditore**, inviata all'indirizzo PEC indicato nella domanda di ammissione al passivo, è pienamente valida e fa decorrere i termini anche per il creditore principale. Di conseguenza, l'opposizione tardiva è stata dichiarata inammissibile.
Continua »
Ripetizione di indebito: chi ha diritto al rimborso?
La Corte di Cassazione ha chiarito i presupposti per la ripetizione di indebito in presenza di un rapporto di rappresentanza. Una ricorrente aveva impugnato il diniego alla restituzione di un acconto versato per un preliminare di vendita poi dichiarato nullo. La Corte d'Appello aveva negato il rimborso perché l'assegno era stato firmato dal coniuge della donna. La Cassazione ha invece stabilito che, se il coniuge ha agito come mandatario firmando 'per conto' della moglie, la legittimazione a chiedere la restituzione spetta esclusivamente alla mandante, ovvero alla ricorrente stessa.
Continua »
Appropriazione indebita: guida alla prescrizione
La Corte di Cassazione ha esaminato il caso di un'imputata condannata per appropriazione indebita di somme destinate all'acquisto di opere d'arte e per mancata esecuzione di un provvedimento del giudice. La Suprema Corte ha stabilito che il reato di appropriazione indebita si consuma nel momento in cui il mandatario manifesta la volontà di trattenere il bene, coincidente in questo caso con la mancata risposta a una formale richiesta di rendiconto. Poiché tale condotta risaliva al 2013, il reato è stato dichiarato estinto per prescrizione, pur confermando le responsabilità civili e la condanna per la sottrazione dei beni pignorati.
Continua »
Divisione ereditaria: rimborso spese al coerede
La Corte di Cassazione ha annullato una sentenza che negava a un coerede il rimborso delle spese di manutenzione sostenute per un immobile durante la divisione ereditaria. Il giudice di merito aveva erroneamente ritenuto che l'uso esclusivo dell'immobile e la sua successiva assegnazione al coerede escludessero il diritto al rimborso. La Suprema Corte ha invece chiarito che i miglioramenti apportati da un condividente incrementano il valore dell'intera massa comune e devono essere ripartiti tra tutti i coeredi secondo il principio nominalistico, evitando ingiusti arricchimenti degli altri partecipanti alla comunione.
Continua »