Un condannato in detenzione domiciliare si è visto negare dal Magistrato di Sorveglianza l'autorizzazione a svolgere un'attività lavorativa. La Corte di Cassazione, investita della questione, ha chiarito che lo strumento corretto per impugnare tale diniego non è il ricorso per cassazione, ma il reclamo al Tribunale di Sorveglianza. La Suprema Corte ha affermato che il lavoro è un diritto fondamentale del detenuto, essenziale per il suo percorso rieducativo, e come tale deve godere di una piena tutela giurisdizionale, compreso il doppio grado di giudizio di merito. Pertanto, l'impugnazione è stata riqualificata come reclamo magistrato sorveglianza e gli atti sono stati restituiti al Tribunale competente.
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