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Lieve Entità Nel Reato Di Stupefacenti

7 provvedimenti applicano questo termine

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Lieve entità nel reato di stupefacenti: no al ricorso
Due imputati hanno proposto ricorso per contestare la sentenza di condanna per spaccio di sostanze illecite. I ricorrenti lamentavano la mancata applicazione dell'attenuante per la lieve entità nel reato di stupefacenti, oltre a contestare l'entità della pena e la mancata concessione delle attenuanti generiche. I Giudici Supremi hanno respinto le richieste. La Corte d'Appello aveva infatti motivato in modo logico e coerente il diniego della fattispecie attenuata, evidenziando una significativa capacità a delinquere. La Cassazione ha dichiarato inammissibili i ricorsi perché miravano a ottenere una nuova valutazione dei fatti, attività preclusa nel giudizio di legittimità. Di conseguenza, i condannati dovranno sostenere le spese processuali e versare una somma alla Cassa delle ammende.
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Lieve entità nel reato di stupefacenti negata per 1366 dosi
L'imputato ha subito una condanna per il possesso illecito di oltre mezzo chilo di cocaina, pari a 1366 dosi medie singole. Il soggetto ha proposto ricorso per cassazione chiedendo il riconoscimento della lieve entità nel reato di stupefacenti e contestando l'entità della pena inflitta. I giudici di legittimità hanno dichiarato il ricorso totalmente inammissibile. La Corte ha ritenuto corretto il rifiuto della fattispecie attenuata a causa del rilevante peso della sostanza, del grado di purezza e delle concrete modalità della condotta. Inoltre, la pena risultava già applicata nella misura minima prevista dalla legge. La decisione ha comportato la definitiva conferma della condanna penale a carico dell'imputato, unitamente al pagamento delle spese di giudizio e al versamento di tremila euro in favore della Cassa delle ammende.
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Lieve entità nel reato di stupefacenti: ricorsi inammissibili
Due imputati condannati per traffico di stupefacenti hanno impugnato la decisione contestando il diniego della lieve entità nel reato di stupefacenti, l'applicazione della recidiva e l'imposizione di pene accessorie come la sospensione della patente e il divieto di espatrio. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibili i ricorsi. I giudici hanno chiarito che la valutazione sulla gravità del fatto spetta ai magistrati di merito e non può essere ridiscussa in sede di legittimità. I numerosi precedenti specifici giustificano pienamente la recidiva. Inoltre, il rito abbreviato non comporta sconti sulle sanzioni accessorie e la limitazione degli spostamenti mediante il divieto di espatrio risulta coerente con l'uso di veicoli per lo spaccio.
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Lieve entità nel reato di stupefacenti: ricorso inammissibile
L'Imputato, condannato per spaccio di sostanze illecite, ha contestato la mancata qualificazione del fatto come lieve entità nel reato di stupefacenti e il diniego delle circostanze attenuanti generiche. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che il controllo di legittimità non consente di rivalutare il merito della decisione se il tribunale territoriale ha fornito una motivazione corretta, logica e priva di vizi. L'Imputato perde definitivamente il giudizio e deve versare tremila euro alla Cassa delle ammende oltre alle spese processuali.
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Lieve entità nel reato di stupefacenti: un chilo nega lo sconto
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso dell'imputato, confermando la condanna a due anni di reclusione e seimila euro di multa per detenzione illecita di sostanze stupefacenti. La difesa chiedeva la riqualificazione della fattispecie nella lieve entità nel reato di stupefacenti, la concessione delle attenuanti generiche e la riduzione della pena. I giudici hanno escluso la minore gravità a causa del quantitativo sequestrato, pari a circa un chilogrammo di marijuana da cui erano ricavabili oltre cinquemila dosi singole medie. La presenza di precedenti specifici ha confermato la pericolosità sociale del soggetto, precludendo ogni beneficio difensivo. L'imputato deve pagare le spese e tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Lieve entità nel reato di stupefacenti e limiti del ricorso
La Corte d'Appello ha condannato l'Imputato a tre mesi di reclusione e settecento euro di multa per il reato di detenzione illecita di droga, negando la qualificazione del fatto come lieve entità nel reato di stupefacenti. L'Imputato ha presentato ricorso per Cassazione, contestando la mancata concessione dell'ipotesi attenuata, l'eccessività della sanzione e la ricostruzione dei fatti effettuata dai giudici di secondo grado. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso totalmente inammissibile. I giudici supremi hanno ribadito che non è possibile richiedere una nuova valutazione delle prove in sede di legittimità quando la motivazione di merito risulta logica e coerente. L'Imputato perde il ricorso e subisce la condanna al versamento di tremila euro alla Cassa delle ammende oltre alle spese legali.
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Lieve entità nel reato di stupefacenti: no al ricorso
L'Imputato ha presentato ricorso per ottenere la riqualificazione della propria condotta nella fattispecie di lieve entità nel reato di stupefacenti. La difesa ha inoltre lamentato un difetto di motivazione per la mancata assoluzione immediata. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso totalmente inammissibile. I giudici hanno chiarito che la richiesta di proscioglimento immediato risultava generica, poiché l'atto di appello non contestava la responsabilità penale, ma chiedeva unicamente una diversa qualificazione giuridica. I giudici di merito avevano già escluso in modo logico e coerente la modesta offensività del fatto, valutando tutti gli elementi previsti dalla legge. L'Imputato perde la causa e deve pagare le spese processuali e tremila euro alla Cassa delle ammende.
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