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Lieve Entità Dello Spaccio

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64 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Lieve entità dello spaccio: 389 dosi escludono lo sconto di pena
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un uomo condannato per detenzione illecita di sostanze stupefacenti. La difesa lamentava la mancata qualificazione del reato come fatto di lieve entità e l'omessa valutazione dell'uso personale. Gli inquirenti avevano tuttavia rinvenuto strumenti di confezionamento, bilancini, denaro contante e una quantità di droga equivalente a 389 dosi. La Suprema Corte ha chiarito che la lieve entità dello spaccio deve essere esclusa quando anche uno solo degli indici di legge (come l'elevato dato ponderale) indica una significativa offensività della condotta. Di conseguenza, l'imputato perde il ricorso e viene condannato al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
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Spaccio dal paniere ai domiciliari: negata la lieve entità
Un uomo, sottoposto agli arresti domiciliari, gestiva una fitta attività di spaccio calando un paniere dalla finestra per consegnare la droga e ricevere il denaro. La Corte d'Appello lo condannava, escludendo la lieve entità dello spaccio. L'imputato ricorreva in Cassazione lamentando una decisione basata su semplici supposizioni e chiedendo la riqualificazione del reato. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno confermato la responsabilità dell'uomo grazie ai filmati e ai controlli della polizia. Inoltre, hanno negato la lieve entità dello spaccio a causa della continuità dell'attività, della professionalità dimostrata e della violazione dei domiciliari. L'imputato perde la causa e deve pagare le spese processuali e tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Lieve entità dello spaccio: quando lo sconto non basta
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato condannato per il reato di lieve entità dello spaccio di sostanze stupefacenti, aggravato dalla recidiva. La Corte d'Appello aveva confermato la pena di sette mesi di reclusione e 1.100 euro di multa. L'imputato richiedeva un'ulteriore riduzione della pena. I giudici di legittimità hanno ritenuto il ricorso manifestamente infondato, poiché la sanzione era già stata calcolata con un lievissimo scostamento rispetto al minimo edittale previsto dalla legge. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e al versamento di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Lieve entità dello spaccio: no allo sconto per la centrale in casa
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un uomo condannato a sei anni e sei mesi di reclusione per spaccio di sostanze stupefacenti. L'imputato chiedeva la riqualificazione del reato nella fattispecie di lieve entità dello spaccio, sostenendo di aver ceduto droga solo a un conoscente e di essere in cura presso il SerT. I giudici hanno respinto la richiesta poiché l'uomo aveva trasformato la propria abitazione in una vera e propria centrale dello spaccio, accumulando ingenti quantità e varietà di sostanze. Inoltre, la presenza di numerosi e gravi precedenti penali ha precluso la concessione delle circostanze attenuanti generiche. Di conseguenza, la Cassazione ha confermato la condanna e inflitto una sanzione pecuniaria di tremila euro a favore della Cassa delle ammende.
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Lieve entità dello spaccio: l’organizzazione nega lo sconto
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per tre soggetti accusati di traffico di stupefacenti in una piazza di spaccio organizzata. I ricorrenti chiedevano l'applicazione della lieve entità dello spaccio, sostenendo che la loro attività fosse priva di una struttura stabile, anche alla luce dell'assoluzione di uno di loro dal reato associativo. I giudici hanno chiarito che l'inserimento in un contesto organizzato, caratterizzato da turni di lavoro e vedette, esclude categoricamente la lieve entità dello spaccio, a prescindere dalla durata della partecipazione del singolo. La Corte ha quindi rigettato i ricorsi dei primi due imputati e dichiarato inammissibile quello del terzo, condannandoli al pagamento delle spese processuali e confermando le pene detentive.
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Lieve entità dello spaccio: no allo sconto per 800 dosi di eroina
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso de L'Imputato contro la condanna a quattro anni di reclusione per la detenzione di 140 grammi di eroina. La difesa contestava la natura della sostanza, indicata erroneamente come cocaina in un primo test preliminare, e il mancato riconoscimento della lieve entità dello spaccio. I giudici hanno chiarito che la successiva perizia chimica ha accertato definitivamente che si trattava di eroina, qualificando il primo test come mero errore materiale. Inoltre, la Cassazione ha confermato l'esclusione della lieve entità dello spaccio a causa dell'elevato numero di dosi ricavabili (oltre 800) e del sistematico inserimento del soggetto nei circuiti criminali. L'Imputato è stato condannato al pagamento delle spese e di tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Lieve entità dello spaccio: negato lo sconto con droghe diverse
L'Imputato è stato condannato per la detenzione illecita di cento grammi di hashish, un grammo di cocaina e la somma di 750 euro. La difesa ha proposto ricorso in Cassazione chiedendo la riqualificazione del reato nella fattispecie di lieve entità dello spaccio, sostenendo la minima offensività della condotta e la natura domestica dell'attività. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno confermato che la pluralità di sostanze detenute (droghe leggere e pesanti), la quantità non trascurabile, l'ingente somma di denaro contante e il verosimile inserimento in un circuito criminale escludono l'applicazione della circostanza attenuante. L'Imputato perde il ricorso ed è condannato al pagamento delle spese processuali e di tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Spaccio continuativo ma lieve entità dello spaccio: pena ridotta
La Corte di Cassazione ha accolto parzialmente il ricorso di una donna condannata per spaccio di crack. La Corte d'appello aveva escluso la qualificazione del reato come fatto di lieve entità dello spaccio basandosi solo sulla frequenza delle cessioni. I giudici di legittimità hanno invece chiarito che la continuità dell'attività non esclude automaticamente la minore gravità del fatto, specialmente se l'imputata ha partecipato solo a due singoli episodi e non è stato accertato un quantitativo ingente di droga a lei direttamente riferibile. Di conseguenza, la Cassazione ha riqualificato il reato e ha annullato la sentenza limitatamente alla determinazione della pena, ordinando un nuovo calcolo più favorevole.
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Spaccio e lieve entità dello spaccio: la Cassazione nega sconti
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibili i ricorsi di due soggetti condannati per spaccio di stupefacenti. Il primo ricorrente contestava la ricostruzione dei fatti e le prove, proponendo censure generiche già respinte nei precedenti gradi. Il secondo ricorrente lamentava il mancato riconoscimento della lieve entità dello spaccio. La Suprema Corte ha confermato la decisione dei giudici di merito, evidenziando che l'attività non poteva considerarsi di lieve entità dello spaccio a causa del carattere seriale e continuativo delle cessioni e dell'esistenza di importanti canali di fornitura. Di conseguenza, i ricorsi sono stati respinti con condanna al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
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Trecento dosi di cocaina: esclusa la lieve entità dello spaccio
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibili i ricorsi di due soggetti condannati per detenzione e spaccio in concorso di cinquantadue grammi di cocaina, suddivisa in trecento dosi. I ricorrenti chiedevano la riqualificazione del reato nella fattispecie di lieve entità dello spaccio e, per uno di essi, il riconoscimento della minima partecipazione. La Suprema Corte ha confermato la decisione dei giudici di merito, sottolineando che l'ingente quantitativo di droga, il confezionamento pronto per lo smercio, la diversità della sostanza e l'accordo preventivo tra i soggetti escludono categoricamente la lieve entità dello spaccio. Di conseguenza, i ricorsi sono stati respinti con la condanna dei ricorrenti al pagamento delle spese processuali e di tremila euro ciascuno alla Cassa delle Ammende.
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Lieve entità dello spaccio esclusa se la vendita è sistematica
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un uomo condannato per spaccio di sostanze stupefacenti. L'imputato richiedeva il riconoscimento della circostanza attenuante della lieve entità dello spaccio. I giudici hanno respinto la richiesta evidenziando che l'attività criminosa non era affatto occasionale o minima. Al contrario, l'imputato gestiva canali stabili e continuativi per la cessione di cocaina in diverse zone, disponendo di notevoli quantità di droga per soddisfare le costanti richieste dei clienti. Di conseguenza, la Suprema Corte ha confermato la condanna precedente, escludendo l'applicazione della fattispecie attenuata e condannando il ricorrente al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria di tremila euro in favore della Cassa delle ammende.
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Spaccio continuato ma lieve entità dello spaccio: reati prescritti
Il Primo Imputato e il Secondo Imputato venivano condannati per spaccio continuato di cocaina. Il Primo Imputato ricorreva in Cassazione chiedendo la riqualificazione del fatto nella fattispecie di lieve entità dello spaccio, negata nei gradi precedenti solo a causa della reiterazione delle cessioni. La Suprema Corte accoglie il ricorso, stabilendo che l'attività continuativa non esclude la minore gravità se le singole cessioni sono di modesta entità. Per il principio di estensione, la riqualificazione si applica anche al Secondo Imputato. Di conseguenza, accertata la lieve entità dello spaccio, il reato viene dichiarato estinto per intervenuta prescrizione. La sentenza viene annullata senza rinvio per questo capo, mentre per il Secondo Imputato si dispone il rinvio limitatamente alla rideterminazione della pena per un altro reato concorrente.
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Poca droga ma troppa organizzazione: niente lieve entità dello spaccio
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibili i ricorsi di tre soggetti condannati per detenzione e spaccio di sostanze stupefacenti in concorso. I ricorrenti chiedevano la derubricazione del reato nella fattispecie di lieve entità dello spaccio e la concessione delle attenuanti generiche. La Suprema Corte ha confermato la decisione dei giudici di merito, rilevando che l'organizzazione strutturale, l'intensità dell'attività di cessione e i precedenti penali degli imputati escludono la configurabilità del fatto lieve, rendendo i ricorsi del tutto infondati e ripetitivi.
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Lieve entità dello spaccio: quando il taccuino nega lo sconto
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un cittadino condannato per spaccio di sostanze stupefacenti. L'imputato chiedeva la riqualificazione del reato nella fattispecie di lieve entità dello spaccio, basandosi unicamente sul peso della droga sequestrata (poco più di 20 grammi). I giudici hanno respinto la richiesta evidenziando che la gravità del fatto emergeva da altri elementi inequivocabili: il possesso di strumenti per il confezionamento e la pesatura, il rinvenimento di denaro contante e di appunti manoscritti con nomi e cifre riconducibili a un'attività di spaccio ben organizzata. Di conseguenza, la Suprema Corte ha confermato la condanna e ha sanzionato il ricorrente al pagamento delle spese e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Lieve entità dello spaccio: quando la confessione nega lo sconto
Il caso riguarda un uomo condannato per la detenzione illecita di trentaquattro grammi di cocaina, equivalenti a centonove dosi. L'imputato ha proposto ricorso in Cassazione lamentando la mancata riqualificazione del reato nella fattispecie di lieve entità dello spaccio e un errore nel calcolo della pena. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che la lieve entità dello spaccio va esclusa non solo per il dato quantitativo, ma anche per la qualità della sostanza e per il confessato inserimento del soggetto in un'ampia e strutturata attività di spaccio. Inoltre, la questione sul calcolo della pena non era stata sollevata in appello. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese e di tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Lieve entità dello spaccio: quando il bilancino costa la condanna
L'Imputato è stato condannato per il reato di lieve entità dello spaccio di sostanze stupefacenti. Le forze dell'ordine hanno rinvenuto nella sua disponibilità circa 1,6 grammi di cocaina, materiale per il confezionamento, un bilancino di precisione con tracce di droga e la somma di 1.015 euro in contanti, non giustificata da alcuna attività lavorativa lecita. L'Imputato ha proposto ricorso in Cassazione, sostenendo che la droga fosse per uso personale e chiedendo l'applicazione della causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. I giudici hanno stabilito che il possesso di strumenti di confezionamento, unito al denaro contante ingiustificato e ai residui di droga sul bilancino, dimostra un'attività di spaccio sistematica e organizzata, escludendo così sia l'uso personale sia la particolare tenuità del fatto.
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Lieve entità dello spaccio: la rete organizzata nega lo sconto
Due persone venivano arrestate per spaccio di stupefacenti e sottoposte a custodia in carcere. La difesa contestava la competenza territoriale del Tribunale di Ivrea, sostenendo che la detenzione fosse iniziata a Torino, e richiedeva la riqualificazione del reato nella fattispecie di lieve entità dello spaccio. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso. Sulla competenza, ha stabilito che in mancanza di prove certe sull'inizio della condotta, rileva il luogo del fermo. Sulla qualificazione del fatto, ha escluso la lieve entità dello spaccio a causa dell'organizzazione del gruppo, evidenziata dall'uso comune di un unico telefono cellulare per eludere i controlli, confermando la misura cautelare.
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Lieve entità dello spaccio: no sconti per chi vende ai domiciliari
L'Imputato, già ristretto in regime di arresti domiciliari, è stato trovato in possesso di un significativo quantitativo di sostanze stupefacenti, strumenti idonei al confezionamento in dosi e una cospicua somma di denaro di provenienza ingiustificata. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso volto a ottenere la riqualificazione del reato nella fattispecie di lieve entità dello spaccio e l'esclusione della recidiva. I giudici hanno confermato la gravità della condotta, evidenziando come la detenzione di droga durante l'esecuzione di una misura cautelare domestica, unita al possesso di materiale da taglio e denaro contante, escluda categoricamente la lieve entità dello spaccio. L'Imputato perde definitivamente il ricorso e viene condannato al pagamento delle spese processuali e di tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Lieve entità dello spaccio: no allo sconto per vendite ripetute
Il Tribunale di Bari ha applicato la misura degli arresti domiciliari nei confronti del Ricorrente per reati di spaccio di cocaina. Il Ricorrente ha proposto ricorso in Cassazione, chiedendo la riqualificazione del reato nella fattispecie di lieve entità dello spaccio, sostenendo la modestia dell'attività illecita e l'assenza di un'organizzazione complessa. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso. I giudici hanno chiarito che la lieve entità dello spaccio non può essere riconosciuta solo in base al quantitativo di droga. Occorre una valutazione complessiva che, nel caso di specie, ha evidenziato una continuità dell'attività di spaccio, vendite ripetute in pochi giorni e la collaborazione con più complici. Di conseguenza, la Cassazione ha confermato la misura cautelare degli arresti domiciliari e ha condannato il Ricorrente al pagamento delle spese processuali.
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Lieve entità dello spaccio: quando scatta comunque il carcere
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un indagato contro l'ordinanza che disponeva la custodia cautelare in carcere per traffico di stupefacenti. La difesa chiedeva la riqualificazione del fatto nella lieve entità dello spaccio, evidenziando la modica quantità delle singole cessioni. I giudici hanno invece confermato la gravità della condotta, evidenziando l'esistenza di una piazza di spaccio strutturata con turni, vedette e nascondigli per la droga. Di conseguenza, l'indagato rimane in carcere e deve pagare le spese processuali.
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