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Lieve Entità Dello Spaccio

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64 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Lieve entità dello spaccio: maxi scorta esclude lo sconto di pena
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un uomo condannato a quattro anni di reclusione per la detenzione di 145 grammi di cocaina, suddivisa in 305 involucri. La difesa chiedeva la riqualificazione del fatto nella fattispecie di lieve entità dello spaccio. I giudici hanno respinto la richiesta, confermando che l'elevato numero di dosi, le modalità di confezionamento e la capacità di rifornimento escludono la minima offensività della condotta. Inoltre, la Suprema Corte ha ritenuto legittima l'applicazione della recidiva, evidenziando la persistente capacità criminale dell'imputato. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Lieve entità dello spaccio: l’organizzazione nega lo sconto
La Corte di Cassazione ha rigettato i ricorsi di due soggetti condannati per spaccio di stupefacenti, confermando l'esclusione della circostanza della lieve entità dello spaccio. Gli imputati avevano richiesto la riqualificazione del reato, ma i giudici di merito hanno accertato un'attività organizzata, continuativa e con canali stabili di approvvigionamento. La Suprema Corte ha ribadito che la diversità delle sostanze trattate non esclude automaticamente la lieve entità dello spaccio, ma richiede una valutazione complessiva di tutti gli elementi concreti. Nel caso specifico, l'organizzazione e la frequenza delle cessioni giustificano l'applicazione della pena ordinaria.
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Lieve entità dello spaccio: quando la droga in casa costa cara
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un uomo condannato per detenzione di droga. La difesa chiedeva la riqualificazione del reato nella fattispecie di lieve entità dello spaccio, sostenendo la mancanza di prove sulla destinazione della sostanza. La Suprema Corte ha confermato la decisione dei giudici di merito, evidenziando che il quantitativo rilevante, il confezionamento in dosi, l'alto principio attivo e il materiale da imballaggio escludono la lieve entità dello spaccio. Inoltre, i numerosi precedenti penali del soggetto giustificano il riconoscimento della recidiva e il diniego di un trattamento sanzionatorio più favorevole. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Spaccio blindato: perché non è lieve entità dello spaccio
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibili i ricorsi di due imputati contro la custodia cautelare. I giudici hanno escluso la qualificazione del reato come lieve entità dello spaccio a causa della complessa organizzazione della loro attività. Le forze dell'ordine avevano infatti scoperto una vera e propria centrale dello spaccio protetta da porte blindate in ferro, un sistema di videosorveglianza con tredici telecamere, monitor interni, bilancini di precisione e un'agenda con la contabilità dei clienti. La Suprema Corte ha stabilito che la presenza di una struttura così sofisticata e impenetrabile è incompatibile con il concetto di piccolo spaccio, anche se le dosi sequestrate al momento dell'arresto erano di modesta entità. Di conseguenza, i ricorrenti perdono la causa e devono pagare le spese processuali e una sanzione pecuniaria.
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Lieve entità dello spaccio: no sconti per 6000 dosi
Due imputati, condannati per detenzione illecita di sostanze stupefacenti da cui erano ricavabili ben 6080 dosi, hanno proposto ricorso in Cassazione. I ricorrenti lamentavano la mancata riqualificazione del reato nella fattispecie di minore gravità. La Suprema Corte ha dichiarato inammissibili i ricorsi, confermando che l'elevato quantitativo di droga sequestrato, le modalità allarmanti dell'attività e gli indici di professionalità escludono categoricamente la concessione della circostanza attenuante della lieve entità dello spaccio. Di conseguenza, i ricorrenti sono stati condannati al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Spaccio di cocaina purissima: no alla lieve entità dello spaccio
L'Imputata è stata condannata a quattro anni di reclusione e 30.000 euro di multa per la detenzione di oltre 103 grammi di cocaina purissima, idonea a confezionare ben 579 dosi. La difesa ha richiesto la riqualificazione del reato nella fattispecie di lieve entità dello spaccio, sostenendo che la donna avesse agito come corriere occasionale e valorizzando l'esito negativo della perquisizione domiciliare. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando la condanna. I giudici hanno chiarito che la lieve entità dello spaccio richiede una valutazione globale di tutti gli elementi del caso. Nel caso specifico, l'elevata quantità e l'altissima percentuale di principio attivo (87%) escludono l'occasionalità della condotta, dimostrando un inserimento stabile in circuiti criminali. La condanna è quindi definitiva.
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Cocaina in casa: esclusa la lieve entità dello spaccio
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un'imputata condannata a quattro anni di reclusione per la detenzione di 90 grammi di cocaina purissima. La difesa richiedeva la riqualificazione del reato nella fattispecie di lieve entità dello spaccio, evidenziando l'assenza di materiale da taglio. I giudici hanno invece confermato la gravità del fatto, poiché dal quantitativo sequestrato erano ricavabili ben 456 dosi medie giornaliere, elemento che esclude la minima offensività della condotta. La Suprema Corte ha inoltre ritenuto corretto il bilanciamento tra la recidiva e le attenuanti generiche operato dai giudici di merito, condannando la ricorrente al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Crisi da pandemia e lieve entità dello spaccio: no allo sconto
L'Imputato è stato condannato per la detenzione a fini di spaccio di oltre 13 chili di hashish. La difesa ha richiesto la riqualificazione del reato nella fattispecie di lieve entità dello spaccio, sostenendo che l'uomo avesse agito spinto dalla crisi economica causata dalla pandemia per mantenere la famiglia. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno evidenziato che l'enorme quantitativo di droga, suddiviso in panetti e idoneo a produrre circa 18.000 dosi, dimostra un collegamento stabile con la criminalità organizzata. Inoltre, le difficoltà economiche dovute al lockdown non possono integrare uno stato di necessità idoneo a giustificare il commercio di sostanze stupefacenti. Di conseguenza, la condanna originaria è stata confermata.
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Lieve entità dello spaccio: condanna anche con la confessione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso de L'Imputato, confermando la condanna a quattro anni di reclusione per spaccio di stupefacenti. L'Imputato era stato sorpreso con 28,4 grammi di eroina (pari a 105 dosi) mentre si recava a consegnare la sostanza a un soggetto agli arresti domiciliari. La difesa richiedeva la riqualificazione del reato nella fattispecie di lieve entità dello spaccio, valorizzando la confessione del reo. I giudici hanno invece escluso la lieve entità dello spaccio a causa della quantità della droga, delle modalità della consegna pianificata e dei precedenti penali specifici dell'uomo, elementi che dimostrano una condotta non occasionale. Di conseguenza, L'Imputato è stato condannato anche al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Lieve entità dello spaccio: no allo sconto se vendi in strada
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna a due anni e sei mesi di reclusione per un uomo sorpreso a detenere dosi di hashish e marijuana pronte per la vendita, insieme a denaro contante. I giudici hanno escluso la qualificazione del fatto come lieve entità dello spaccio a causa delle modalità della condotta: il soggetto vendeva la sostanza in pieno giorno, sulla pubblica via, con dosi già confezionate e denaro in piccolo taglio. La Suprema Corte ha inoltre ritenuto valide le notifiche processuali e ha confermato il diniego delle circostanze attenuanti generiche, evidenziando che l'assenza di un lavoro e di una dimora stabile giustificano la confisca del denaro trovato in suo possesso. Il ricorso è stato rigettato.
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Lieve entità dello spaccio: esclusa se l’attività è organizzata
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibili i ricorsi di tre soggetti condannati per spaccio di cocaina, marijuana e hashish. I ricorrenti chiedevano il riconoscimento della lieve entità dello spaccio, l'applicazione della particolare tenuità del fatto e le attenuanti generiche. La Suprema Corte ha confermato il diniego della lieve entità dello spaccio a causa del quantitativo di droga, della serialità delle condotte e della fiorente attività organizzata sul territorio. Inoltre, ha stabilito che la causa di non punibilità per particolare tenuità non può essere richiesta per la prima volta in sede di legittimità. I ricorrenti sono stati condannati al pagamento delle spese processuali e di tremila euro ciascuno alla Cassa delle ammende.
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Lieve entità dello spaccio: no allo sconto se c’è organizzazione
Tre imputati hanno proposto ricorso in Cassazione contestando le pene inflitte per reati di droga e associazione. Il Primo Ricorrente lamentava la mancata qualificazione del fatto come lieve entità dello spaccio, nonostante l'inserimento in una strutturata piazza di spaccio di cocaina e crack gestita dallo zio. Gli altri due ricorrenti contestavano il mancato riconoscimento o la misura di specifiche attenuanti legate alla collaborazione. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibili tutti i ricorsi. I giudici hanno chiarito che non si può applicare la lieve entità dello spaccio in contesti organizzati e continuativi, né si possono ridiscutere in sede di legittimità le valutazioni di merito del giudice sulla concessione delle attenuanti, se logicamente motivate. I ricorrenti sono stati condannati al pagamento delle spese e della sanzione pecuniaria.
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Lieve entità dello spaccio: quando il bilancino nega lo sconto
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un soggetto condannato per detenzione e spaccio di sostanze stupefacenti (cocaina, hashish e marijuana). L'imputato richiedeva la riqualificazione del reato nella fattispecie di lieve entità dello spaccio e l'applicazione dell'attenuante del danno di speciale tenuità. I giudici hanno confermato che la lieve entità dello spaccio deve essere esclusa quando anche un solo elemento (come la presenza di diverse droghe, bilancino di precisione, denaro contante e occultamento nel veicolo) indichi un'attività organizzata e non occasionale. Inoltre, la richiesta di attenuante è stata ritenuta inammissibile poiché presentata per la prima volta in Cassazione. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Lieve entità dello spaccio: i bilancini superano l’uso personale
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per il reato di lieve entità dello spaccio a carico di un giovane trovato in possesso di hashish, cocaina e tre bilancini di precisione. L'imputato sosteneva l'uso personale della droga e l'uso lecito dei bilancini. I giudici hanno invece ritenuto legittima la valutazione complessiva del tribunale, basata sulla varietà delle sostanze e sulla presenza degli strumenti di pesatura. La Suprema Corte ha inoltre escluso l'applicazione della causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto, poiché la diversità delle droghe e l'attrezzatura dimostrano una condotta non trascurabile. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile, con condanna del ricorrente alle spese e al versamento di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Lieve entità dello spaccio: sì anche se il reato è continuato
La Corte di Cassazione ha esaminato i ricorsi di diversi soggetti condannati per traffico di droga. Per due ricorrenti, i ricorsi sono stati dichiarati inammissibili poiché basati su censure generiche circa l'attendibilità dei collaboratori di giustizia. Per altri due coimputati, la Corte ha annullato la sentenza limitatamente all'aumento di pena per continuazione, privo di adeguata motivazione. Infine, per il ricorrente accusato di spaccio singolo, i giudici hanno accolto il ricorso sul mancato riconoscimento della lieve entità dello spaccio. La Cassazione ha chiarito che l'assoluzione dal reato associativo rende contraddittorio escludere la lieve entità dello spaccio solo per una presunta contiguità con il gruppo criminale, e che l'attività continuativa non è incompatibile con tale attenuante. La causa è stata rinviata per un nuovo giudizio.
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Lieve entità dello spaccio: quando l’esclusiva esclude lo sconto
L'Imputato è stato condannato per la cessione di due partite da 100 grammi di marijuana. La difesa ha proposto ricorso in Cassazione chiedendo la riqualificazione del reato nella fattispecie di lieve entità dello spaccio, sostenendo l'incapacità del soggetto di gestire grandi traffici. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno confermato la gravità della condotta a causa del sistematico inserimento dell'Imputato in un mercato di spaccio locale con canali di fornitura esclusivi. L'Imputato perde la causa e viene condannato a pagare le spese processuali e tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Lieve entità dello spaccio: quando l’hotel diventa centrale
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna a tre anni di reclusione per un uomo sorpreso in una camera d'albergo con sostanze stupefacenti. La difesa chiedeva la riqualificazione del reato nella fattispecie di lieve entità dello spaccio, sostenendo la mancanza di prove sulla sua partecipazione attiva. I giudici hanno dichiarato il ricorso inammissibile. La quantità di droga sequestrata, equivalente a oltre duecento dosi medie e con un valore stimato di cinquemila euro, unita alla presenza di materiale per il confezionamento in serie, esclude l'applicazione della circostanza attenuante. L'imputato perde la causa e deve pagare le spese processuali e tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Droga in carcere: no alla lieve entità dello spaccio
Il caso riguarda Il Ricorrente, condannato per aver tentato di introdurre hashish in un istituto penitenziario per consegnarlo a un detenuto. La difesa ha impugnato la sentenza chiedendo la riqualificazione del reato nella fattispecie di lieve entità dello spaccio (art. 73, comma 5, d.P.R. 309/90). La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno confermato che non si può applicare la lieve entità dello spaccio a causa del peso significativo della droga, dell'elevata percentuale di principio attivo e delle modalità professionali della condotta, elementi incompatibili con una minima offensività del fatto. Il Ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese e di tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Lieve entità dello spaccio: quando tremila dosi costano caro
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un uomo condannato per detenzione di stupefacenti. L'imputato nascondeva in un sottoscala un secchio con marijuana equivalente a quasi tremila dosi e possedeva oltre settemila euro in contanti non giustificati. La difesa chiedeva il riconoscimento della lieve entità dello spaccio e delle attenuanti generiche. I giudici hanno respinto la richiesta a causa dell'ingente quantitativo di droga, delle modalità di occultamento e dell'irrilevanza della confessione tardiva. Di conseguenza, l'imputato perde definitivamente la causa, con l'obbligo di pagare le spese processuali e una sanzione pecuniaria alla Cassa delle Ammende.
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Lieve entità dello spaccio: quando il ricorso è inutile
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato da un imputato condannato per spaccio continuato di sostanze stupefacenti. Il ricorrente lamentava la mancata concessione della circostanza attenuante della lieve entità dello spaccio, sostenendo un vizio di motivazione della sentenza d'appello. I giudici di legittimità hanno invece rilevato che le contestazioni erano una mera riproposizione di questioni già ampiamente e correttamente analizzate e respinte nei precedenti gradi di giudizio. Di conseguenza, la Cassazione ha confermato la decisione precedente, condannando il ricorrente al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria a favore della Cassa delle ammende.
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