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Licenziamento Per Giustificato Motivo Oggettivo

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74 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Licenziamento e repechage: onere della prova
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 11941/2023, ha ribadito i principi in materia di licenziamento per giustificato motivo oggettivo. La Suprema Corte ha specificato che l'onere di provare l'impossibilità di ricollocare il lavoratore (obbligo di repechage) spetta interamente al datore di lavoro, confermando l'illegittimità del licenziamento in caso di prova insufficiente.
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Licenziamento per giustificato motivo oggettivo nullo
La Corte di Cassazione ha confermato la nullità di un licenziamento per giustificato motivo oggettivo, ritenendolo un atto elusivo di una precedente ordinanza di reintegra. Il datore di lavoro aveva licenziato una dipendente per soppressione del posto, ma la Corte ha accertato che le mansioni erano state affidate ad altri lavoratori assunti a termine, dimostrando la non veridicità del motivo addotto e l'intento fraudolento di aggirare la decisione del giudice.
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Licenziamento per giustificato motivo oggettivo e prova
Un lavoratore veniva licenziato per giustificato motivo oggettivo basato su una presunta riduzione del personale. Tuttavia, la Corte di Cassazione ha confermato l'illegittimità del licenziamento, valorizzando un estratto INPS prodotto in giudizio che dimostrava nuove assunzioni successive al recesso. La Suprema Corte ha ritenuto tale documento prova sufficiente a smentire le ragioni addotte dalla società, respingendo il ricorso dell'azienda in quanto mirava a una non consentita rivalutazione dei fatti.
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Licenziamento per giustificato motivo: onere della prova
La Corte di Cassazione, con una recente ordinanza, interviene sul tema del licenziamento per giustificato motivo oggettivo. Il caso riguardava un dipendente licenziato a seguito di una riorganizzazione aziendale che aveva portato alla soppressione della sua posizione. La Suprema Corte ha ribadito che l'onere della prova spetta interamente al datore di lavoro, il quale deve dimostrare non solo l'effettività della riorganizzazione e la soppressione del posto, ma anche l'impossibilità di ricollocare il lavoratore in altre mansioni (c.d. obbligo di repechage).
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Licenziamento per giustificato motivo oggettivo: analisi
La Cassazione si pronuncia su un caso di licenziamento per giustificato motivo oggettivo, confermando l'illegittimità del recesso per mancata prova dell'obbligo di repêchage. L'ordinanza analizza la natura del rapporto di lavoro, distinguendolo dall'agenzia e applicando le tutele per la collaborazione etero-organizzata. Viene inoltre chiarito che precedenti accordi di conciliazione non impediscono l'accertamento della natura del rapporto per i periodi successivi.
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Centro unico di imputazione: prova rigorosa richiesta
Una Corte d'Appello ha riesaminato un caso di licenziamento in cui un lavoratore sosteneva l'esistenza di un centro unico di imputazione tra più società. La Corte ha ribaltato la decisione di primo grado, negando l'esistenza di un datore di lavoro unico per mancanza di prove rigorose sulla fusione delle attività. Tuttavia, ha confermato l'illegittimità del licenziamento per violazione dell'obbligo di repechage da parte della sola società datrice formale, condannandola a un risarcimento economico.
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Licenziamento per motivo oggettivo: il ricorso in Cassazione
Una dirigente impugna il proprio licenziamento per giustificato motivo oggettivo, dovuto a una riorganizzazione aziendale. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando le sentenze dei gradi inferiori. La Corte ha stabilito che i motivi del ricorso erano inammissibili in quanto miravano a una rivalutazione dei fatti, non consentita in sede di legittimità, e ha chiarito che eventuali errori procedurali, come il mutamento del rito processuale, devono essere supportati dalla prova di un concreto pregiudizio al diritto di difesa.
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Licenziamento giustificato motivo oggettivo e stage
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 5622/2025, ha dichiarato illegittimo un licenziamento per giustificato motivo oggettivo. La decisione si basa sul fatto che l'azienda, poco dopo aver licenziato un dipendente per soppressione del posto, ha avviato una ricerca di stagisti da inserire nella medesima posizione. Questo comportamento è stato interpretato come prova presuntiva che la soppressione del posto di lavoro non era effettiva, ma solo un pretesto.
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Licenziamento oggettivo: illegittimo se si cerca stagista
La Corte di Cassazione ha confermato l'illegittimità di un licenziamento per giustificato motivo oggettivo in un caso in cui l'azienda, dopo aver dichiarato soppressa la posizione di una lavoratrice, aveva avviato la ricerca di stagisti per svolgere mansioni sostanzialmente identiche. Secondo la Corte, l'effettiva soppressione del posto di lavoro è un accertamento di fatto che può essere smentito anche tramite presunzioni, come la ricerca di nuovo personale a breve distanza dal recesso, a prescindere dalla forma contrattuale proposta.
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Licenziamento oggettivo: quando è legittimo?
La Corte di Cassazione ha confermato la legittimità di un licenziamento per giustificato motivo oggettivo di una segretaria a seguito della soppressione della posizione del suo superiore. La Corte ha ribadito che non può riesaminare i fatti, ma solo verificare la corretta applicazione della legge, e ha ritenuto assolto l'obbligo del datore di lavoro di cercare una ricollocazione (repêchage) per la dipendente.
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Licenziamento senza motivi: nullo con reintegra
La sentenza analizza un caso di licenziamento per giustificato motivo oggettivo in cui la lettera di recesso era totalmente priva di motivazione. Il Tribunale ha dichiarato il licenziamento nullo, e non solo inefficace, a causa della totale assenza delle ragioni fondanti la scelta espulsiva. Di conseguenza, ha ordinato la reintegrazione del lavoratore nel posto di lavoro, la corresponsione di un'indennità risarcitoria pari alle retribuzioni perse e il pagamento delle somme dovute ma non corrisposte, data anche la contumacia dell'azienda.
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Licenziamento dirigente: quando è legittimo? Analisi
Una recente sentenza del Tribunale del Lavoro ha affrontato il caso di un licenziamento dirigente per giustificato motivo oggettivo. La ricorrente, ex dirigente, ha impugnato il licenziamento sostenendo che fosse basato su un motivo illecito e discriminatorio, frutto di una finta riorganizzazione aziendale e di comportamenti vessatori. Il Tribunale ha rigettato il ricorso, stabilendo che la riorganizzazione era effettiva e finalizzata a un risparmio di spesa. La corte ha inoltre chiarito che la categoria dei dirigenti non costituisce un gruppo protetto ai fini della normativa antidiscriminatoria e che le prove fornite (registrazioni di conversazioni) non erano sufficienti a dimostrare l'intento illecito del datore di lavoro.
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Licenziamento oggettivo: quando è legittimo?
Una lavoratrice impugna il suo licenziamento per giustificato motivo oggettivo, sostenendo che la riorganizzazione aziendale fosse un pretesto. Il Tribunale di Verona ha respinto il ricorso, ritenendo il licenziamento legittimo. La corte ha verificato l'effettività della riorganizzazione produttiva, che ha reso eccessivo l'orario di lavoro della dipendente. Il rifiuto della lavoratrice di accettare una riduzione dell'orario o un trasferimento in un'altra sede ha validato la decisione dell'azienda.
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Licenziamento per giustificato motivo oggettivo: il caso
La Corte d'Appello di Genova conferma l'illegittimità di un licenziamento per giustificato motivo oggettivo. Nonostante il datore di lavoro avesse addotto un calo dell'attività, i giudici hanno ritenuto il motivo pretestuoso. L'azienda, infatti, mostrava dati economici in miglioramento, aveva assunto un'altra dipendente subito dopo e non aveva ruotato la lavoratrice licenziata in CIG con le colleghe. La decisione sottolinea che l'onere della prova di una reale crisi aziendale spetta interamente al datore di lavoro.
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