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Libertà Vigilata

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197 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Legittimo impedimento difensore: il lutto conta?
La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso di un imputato, chiarendo i limiti del legittimo impedimento del difensore. Nonostante il lutto familiare del legale, la Corte ha ritenuto che il tempo trascorso fosse sufficiente per nominare un sostituto, negando il rinvio dell'udienza. Confermato l'aggravamento della misura di sicurezza per la persistente pericolosità sociale del soggetto.
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Libertà Vigilata: Lavoro e Pericolosità Sociale
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un individuo sottoposto alla misura della libertà vigilata. L'uomo contestava sia la valutazione della sua pericolosità sociale, basata su una condanna non definitiva, sia il mancato adeguamento delle prescrizioni alla sua attività lavorativa che richiedeva spostamenti su tutto il territorio nazionale. La Corte ha stabilito che la valutazione della pericolosità era ragionevole e che l'esigenza di vigilanza prevale sulla necessità lavorativa, rendendo di fatto incompatibile la misura con un impiego itinerante a livello nazionale.
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Pericolosità sociale: non è automatica per art. 416-bis
La Corte di Cassazione ha annullato una sentenza limitatamente alla misura di sicurezza della libertà vigilata, applicata a una donna condannata per partecipazione ad associazione mafiosa. La Corte ha stabilito che la valutazione della pericolosità sociale non può basarsi su una mera presunzione, ma richiede un accertamento concreto e attuale, tenendo conto anche della collaborazione con la giustizia. Il resto del ricorso, relativo alla sussistenza del reato e alla pena, è stato rigettato.
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Pericolosità sociale: valutazione post-pena
Un uomo, terminata la pena per associazione mafiosa e altri reati, si vede applicare la misura di sicurezza della libertà vigilata. La Corte di Cassazione ha rigettato il suo ricorso, confermando che la valutazione sulla pericolosità sociale deve basarsi su un'analisi complessiva della biografia criminale, della condotta e dell'atteggiamento del soggetto, non essendo sufficiente il buon comportamento tenuto in carcere o l'assenza di pendenze recenti per escluderla.
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Revoca libertà vigilata: quando è inammissibile?
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un collaboratore di giustizia che chiedeva la revoca di una misura di sicurezza della libertà vigilata. Il soggetto, già ammesso alla liberazione condizionale, era sottoposto a una diversa e assorbente misura di libertà vigilata accessoria a tale beneficio. La Corte ha ritenuto il ricorso privo di interesse attuale e concreto, dato che la revoca della vecchia misura, peraltro non eseguita, non avrebbe portato alcun vantaggio pratico al ricorrente.
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Libertà Vigilata: quando si aggrava la misura?
La Corte di Cassazione conferma l'aggravamento della misura di sicurezza della libertà vigilata con l'assegnazione a una casa lavoro per un soggetto che, durante il periodo di prova, ha ripreso la sua condotta criminale associativa. La Corte ha ritenuto che la ripresa di tali attività, anche in un ruolo di minor rilievo, costituisca una trasgressione grave che dimostra un'accresciuta pericolosità sociale e giustifica la sostituzione della misura, a prescindere dall'applicazione preliminare di sanzioni più lievi.
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Aggravamento misura di sicurezza: quando è legittimo?
La Corte di Cassazione ha annullato un'ordinanza che disponeva l'aggravamento di una misura di sicurezza (dalla libertà vigilata alla casa di lavoro). Il caso riguardava un condannato la cui misura era stata inasprita sulla base di reati commessi prima dell'applicazione della misura stessa, ma scoperti successivamente. La Corte ha stabilito che l'aggravamento misura di sicurezza è legittimo solo in caso di trasgressione delle prescrizioni imposte durante l'effettiva esecuzione della misura, e non può basarsi su una semplice rivalutazione della pericolosità sociale fondata su fatti pregressi.
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Pericolosità sociale: valutazione attuale obbligatoria
La Corte di Cassazione ha annullato un'ordinanza che applicava la libertà vigilata a un condannato per associazione di tipo mafioso. La Corte ha stabilito che la valutazione della pericolosità sociale non può essere automatica o basata solo sulla condanna passata, ma richiede un'analisi concreta e attuale della situazione del soggetto, considerando tutti i nuovi elementi emersi, come la buona condotta e l'esito di altri procedimenti.
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Pericolosità sociale: rissa e proroga misura sicurezza
La Corte di Cassazione ha confermato la decisione di prorogare una misura di sicurezza di libertà vigilata nei confronti di un soggetto condannato per reati di stampo mafioso. Nonostante un percorso di reinserimento positivo, un recente episodio di rissa condominiale è stato ritenuto un indicatore sufficiente di una persistente pericolosità sociale, giustificando così la continuazione della misura. La Corte ha stabilito che la valutazione deve essere globale e che un singolo evento negativo recente può prevalere su precedenti progressi, se ritenuto sintomatico di un atteggiamento non modificato.
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Particolare tenuità del fatto: no se c’è violenza
La Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato in libertà vigilata che chiedeva l'applicazione della causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto. La condotta violenta verso i pubblici ufficiali per impedire i controlli è stata ritenuta non di scarsa offensività, confermando la decisione della Corte d'Appello.
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Pericolosità sociale: quando la Cassazione conferma
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un detenuto contro la proroga della misura di sicurezza. La valutazione della pericolosità sociale, basata su un passato criminale grave e legami attuali con l'ambiente mafioso, è stata ritenuta logica e ben motivata, superando le dichiarazioni di dissociazione dell'interessato.
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Pericolosità sociale: quando è legittima la misura?
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un soggetto contro l'ordinanza che ne confermava la pericolosità sociale e la misura di sicurezza della libertà vigilata. La Corte ha ritenuto corretta la valutazione del Tribunale di Sorveglianza, basata sui gravi precedenti penali per associazione mafiosa, sulla lunga durata del vincolo con il clan di appartenenza e sul suo re-inserimento nello stesso contesto territoriale e familiare, respingendo la richiesta di una nuova valutazione dei fatti.
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Pericolosità sociale: ricorso inammissibile
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un individuo condannato per associazione mafiosa, confermando la sua pericolosità sociale e la misura della libertà vigilata. La decisione si basa sui gravi precedenti, sui legami persistenti con il clan e sull'assenza di un'attività lavorativa, ritenendo l'appello una mera richiesta di riesame del merito.
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Concordato in appello: limiti al ricorso Cassazione
Un'ordinanza della Corte di Cassazione chiarisce l'inammissibilità del ricorso avverso una sentenza emessa a seguito di 'concordato in appello' (art. 599-bis c.p.p.). La Corte ha stabilito che l'accordo sulla pena implica la rinuncia ai motivi di merito, precludendo la possibilità di sollevare in sede di legittimità questioni relative al vizio di motivazione o alla sussistenza del reato. Il ricorso è stato quindi dichiarato inammissibile, con condanna dei ricorrenti alle spese e a una sanzione pecuniaria.
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Pericolosità sociale: motivazione apparente annulla misura
La Corte di Cassazione ha annullato un'ordinanza che applicava una misura di sicurezza basata sulla pericolosità sociale di un individuo. La Corte ha ritenuto la motivazione del Tribunale di Sorveglianza 'apparente' e generica, poiché fondata su informative di polizia non circostanziate e sulla gravità di reati passati, senza un'analisi concreta e attuale degli elementi che dimostrassero un effettivo pericolo. Il caso è stato rinviato per un nuovo giudizio che dovrà basarsi su prove concrete e non su mere presunzioni.
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Competenza misure di sicurezza: chi decide?
La Corte di Cassazione risolve un conflitto di giurisdizione tra un Tribunale e un Magistrato di Sorveglianza. La sentenza stabilisce che la competenza per le misure di sicurezza personali spetta in via funzionale ed esclusiva alla magistratura di sorveglianza. Questa decisione chiarisce che, in materia di esecuzione di misure come la libertà vigilata, la competenza specialistica del Magistrato di Sorveglianza prevale sulla regola generale che individua come competente il giudice che ha emesso la sentenza.
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Pericolosità sociale: quando il lavoro non basta
La Cassazione ha confermato la misura della libertà vigilata per un individuo, ritenendo attuale la sua pericolosità sociale nonostante avesse un lavoro e avesse cambiato residenza. La decisione si basa sulla gravità del reato pregresso e sui legami non recisi con un'organizzazione criminale, elementi che prevalgono sugli aspetti positivi presentati dal ricorrente.
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