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Legittimario

63 provvedimenti applicano questo termine

Definizione

Soggetto a cui la legge riserva obbligatoriamente una quota dell'eredità, indipendentemente dalle volontà espresse nel testamento.

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Eredità: Diritto all’Azione di Riduzione in Natura, non solo denaro
Una Figlia, erede legittimaria, ha contestato le disposizioni testamentarie della Madre defunta, chiedendo l'azione di riduzione per reintegrare la sua quota di eredità. Il Tribunale aveva riconosciuto la lesione della quota paterna (di cui la Figlia era erede), ma aveva liquidato il risarcimento solo in denaro. La Figlia ha insistito per l'azione di riduzione in natura, ovvero per ottenere una parte dei beni stessi. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso della Figlia, stabilendo che il legittimario ha diritto a ottenere la propria quota di eredità in natura, salvo eccezioni specifiche. La sentenza è stata cassata per un nuovo esame, ribadendo il diritto del legittimario ai beni.
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Eredità Contesa: La Lesione di legittima e le Donazioni Nascoste
Una coniuge ha agito in giudizio per tutelare la sua **lesione di legittima** contro gli eredi del marito. Il defunto aveva effettuato donazioni indirette (vendite a prezzi irrisori, configurando un *negotium mixtum cum donatione*) e disposizioni testamentarie che avevano ridotto la quota spettante alla moglie. La Corte di Cassazione ha confermato che la domanda di riduzione delle donazioni non era nuova, anche se inizialmente era stata richiesta la collazione, poiché i fatti erano già stati esposti. Ha ribadito che il legittimario, agendo per la **lesione di legittima**, è considerato terzo e può provare la simulazione con ogni mezzo. La Cassazione ha rigettato i ricorsi, confermando il diritto della coniuge a ricevere un risarcimento per la quota di eredità lesa.
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Donazione Indiretta: La Cassazione conferma la prova per indizi
Un figlio ha contestato il testamento della madre, ritenendo lesa la sua quota di legittima. Le sorelle hanno sostenuto che un immobile intestato al fratello fosse una donazione indiretta della madre, acquistato con denaro materno. La Corte d'Appello ha riconosciuto questa donazione indiretta basandosi su indizi come la giovane età del figlio, la sua dichiarazione di studente e una procura rilasciata alla madre. La Cassazione ha confermato questa decisione. Ha ribadito che è legittimo usare presunzioni semplici (indizi gravi, precisi e concordanti) per provare una donazione indiretta, anche se le prove testimoniali sono contraddittorie. Il ricorso del figlio è stato rigettato, confermando la donazione indiretta e l'integrità della quota di legittima.
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Riunione fittizia: come calcolare la quota disponibile
Un padre ha disposto dei propri beni tramite testamento ed effettuate diverse donazioni in vita a favore del figlio, della figlia e di una nipote. Alla sua morte, tra i coeredi è sorta una controversia per la divisione dell'eredità. La Corte d'Appello ha escluso dal calcolo della quota disponibile le donazioni effettuate alla nipote e quelle al figlio dispensate dalla collazione. Il figlio e la nipote hanno proposto ricorso in Cassazione. La Suprema Corte ha accolto il ricorso, stabilendo che la riunione fittizia deve necessariamente includere tutte le donazioni fatte in vita dal defunto, a prescindere da chi ne abbia beneficiato o dalla presenza di una dispensa. La decisione di appello è stata cassata con rinvio per effettuare il ricalcolo corretto.
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Donazione simulata: Cassazione annulla sentenza su eredità familiare
La Corte di Cassazione ha esaminato un caso complesso di eredità, dove una figlia contestava la vendita di un immobile fatta dai genitori alla nuora, sostenendo si trattasse di una donazione simulata che ledeva la sua quota di legittima. La Corte d'Appello aveva riconosciuto la natura di donazione simulata per entrambi gli atti di vendita (quello alla nuora e un altro alla figlia stessa), ma aveva rigettato la domanda della figlia perché aveva ricevuto un valore maggiore. La Cassazione ha annullato questa decisione, evidenziando che la Corte d'Appello aveva erroneamente esteso le conclusioni sulla donazione simulata da un atto all'altro senza prove specifiche e aveva applicato in modo scorretto le regole probatorie e l'imputazione ex se. Il caso tornerà alla Corte d'Appello per una nuova valutazione.
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Legato in sostituzione di legittima: niente quota senza rinuncia
Due figlie hanno citato i fratelli e la madre lamentando la lesione della quota di riserva a causa del testamento paterno, che lasciava loro solo una somma di denaro e assegnava gli immobili agli altri familiari. Le figlie chiedevano la riduzione testamentaria. I giudici hanno qualificato l'attribuzione in denaro come legato in sostituzione di legittima. La Corte di Cassazione ha confermato il rigetto delle domande delle eredi: chi riceve un legato sostitutivo perde automaticamente il diritto di agire per la quota di riserva se non rinuncia preventivamente e formalmente al legato stesso. Poiché le figlie non hanno rinunciato al legato, l'azione di riduzione resta preclusa in radice, rendendo irrilevante accertare se l'importo sia stato materialmente incassato.
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Legato di liberazione di debito: tra condono e lesione della legittima
La Corte di Cassazione ha esaminato un caso di successione in cui il Defunto aveva disposto un "legato di liberazione di debito" in favore dei figli, imputandolo alla loro quota di legittima. Una Figlia contestava la validità e la riducibilità di tale legato, sostenendo l'inesistenza del debito e la sua natura di remissione. Le Altre Eredi incidentali lamentavano errori nella quantificazione dei beni e delle spese. La Cassazione ha rigettato il ricorso della Figlia, confermando che il legato di liberazione di debito in conto di legittima è soggetto a riduzione se lesivo. Ha dichiarato inammissibile il ricorso incidentale delle Altre Eredi e ha condannato sia la Figlia che le Altre Eredi a rimborsare le spese legali al Fratello.
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Lesione di legittima: come tutelare la propria quota
Il Tribunale ha accolto l'azione di riduzione proposta da una figlia esclusa dal testamento paterno a favore della matrigna. Attraverso il calcolo dell'asse ereditario, comprensivo di donazioni simulate effettuate poco prima del decesso, è stata accertata una lesione di legittima. La sentenza ha dichiarato l'inefficacia parziale delle disposizioni testamentarie, reintegrando la quota di un terzo del patrimonio spettante all'erede legittimaria.
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Rinuncia al legato sostitutivo: validità anche in causa
Un uomo riceve per testamento dalla moglie deceduta un legato in sostituzione della quota riservata per legge. Il coniuge intende recuperare la propria quota di legittima impugnando le donazioni fatte dalla defunta ai nipoti. Durante il processo, il coniuge dichiara formalmente la rinuncia al legato sostitutivo. I giudici di merito ritengono tardiva tale dichiarazione, affermando la necessità di una rinuncia antecedente all'inizio della causa. La Corte di Cassazione accoglie il ricorso e ribalta la decisione. I giudici supremi stabiliscono che la rinuncia al legato sostitutivo può validamente intervenire anche nel corso del giudizio, purché avvenga prima della decisione finale e non sia stata preceduta da un'effettiva accettazione del legato stesso.
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Azione di riduzione: le prove della sorella salvano il fratello
In una causa per la divisione dell'eredità materna, una sorella ha promosso un'azione di riduzione per lesione di legittima contro il fratello. Il fratello ha sostenuto che la sorella avesse ricevuto donazioni in vita dalla madre, da calcolare nella sua quota. La Corte d'appello ha ritenuto inammissibili le prove del fratello perché presentate in ritardo. La Cassazione ha invece accolto il ricorso del fratello: la richiesta di calcolare le donazioni ricevute dall'attore (imputazione ex se) costituisce un'eccezione in senso lato, rilevabile d'ufficio dal giudice anche in appello se i fatti emergono dagli atti. Inoltre, per il principio di acquisizione, i documenti presentati dalla sorella stessa provavano tali donazioni e dovevano essere valutati dal giudice. La sentenza è stata cassata con rinvio.
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Azione di riduzione: scontro tra erede unico e terzo
L'Erede, unico successore legittimo, ha avviato un'azione di riduzione contro Il Terzo per ottenere la restituzione di donazioni lesive della sua quota di riserva e di somme prelevate abusivamente dal conto corrente del defunto. Il Tribunale di Roma si era dichiarato incompetente, ritenendo che si trattasse di una causa ereditaria da radicare nel luogo dell'aperta successione. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso dell'Erede, stabilendo che le regole speciali sulle cause ereditarie non si applicano quando l'azione è proposta dall'unico erede contro un soggetto estraneo alla successione. Di conseguenza, la Suprema Corte ha dichiarato la competenza del Tribunale di Roma, ordinando la riassunzione della causa.
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Donazione dissimulata: finta vendita al figlio annullata
Il caso nasce dall'impugnazione di un atto di cessione di quote societarie tra un padre e un figlio. La madre e la sorella, in qualità di legittimarie, hanno promosso l'azione legale sostenendo che la vendita fosse fittizia e nascondesse una donazione dissimulata, lesiva della loro quota di riserva. L'assegno di pagamento non era mai stato incassato dal padre. La Corte d'Appello ha accertato la simulazione e dichiarato nulla la donazione per mancanza di testimoni. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso del figlio, confermando che i legittimari che agiscono a tutela della propria quota sono considerati terzi e possono provare la simulazione con ogni mezzo, comprese le presunzioni. Di conseguenza, le quote societarie rientrano nell'asse ereditario, determinando la vittoria della madre e della sorella.
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Simulazione relativa: l’erede senza eredità può usare indizi
Un figlio ha impugnato la vendita di un immobile effettuata dalla madre in favore del fratello, sostenendo che l'atto nascondesse una donazione (simulazione relativa) e che avesse azzerato l'asse ereditario. I giudici di merito hanno rigettato la domanda per mancanza di prova scritta dell'accordo simulatorio. La Cassazione ha ribaltato la decisione stabilendo che, quando l'erede legittimario agisce per dimostrare la simulazione di un atto che ha svuotato l'eredità, egli tutela la propria quota di riserva. Di conseguenza, assume la qualità di terzo e può provare la simulazione senza limiti, anche tramite testimoni e presunzioni, senza dover presentare una formale e tempestiva domanda di riduzione. La sentenza è stata cassata con rinvio.
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Azione di riduzione delle donazioni: tempo batte proporzionalità
Alla morte del padre, una delle figlie avvia l'azione di riduzione delle donazioni effettuate in vita dal genitore per integrare la propria quota di legittima. La Corte d'Appello riduce proporzionalmente le donazioni fatte a distanza di quattro giorni a due fratelli, considerandole "quasi coeve", e dispone la restituzione anche a favore di un'altra sorella che non aveva mai agito in giudizio. La Cassazione accoglie il ricorso del primo fratello donatario. La Suprema Corte stabilisce che l'ordine cronologico di riduzione delle donazioni ex art. 559 c.c. è tassativo e inderogabile, escludendo la riduzione proporzionale per atti non simultanei. Inoltre, ribadisce che l'azione di riduzione è un diritto strettamente personale e non può essere disposta d'ufficio dal giudice per chi non l'ha espressamente richiesta.
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Finta vendita o donazione? La simulazione della vendita si svela
Un uomo ha citato in giudizio la madre e la sorella per accertare la simulazione della vendita di alcuni immobili. La madre aveva finto di vendere la nuda proprietà alla figlia, nascondendo una donazione. La sorella sosteneva che il fratello non potesse agire in giudizio finché la madre fosse rimasta in vita. La Corte di Cassazione ha invece confermato che i futuri eredi hanno un interesse concreto ad agire subito. Questo serve per trascrivere l'atto di opposizione e tutelare la futura quota di eredità. I giudici hanno accertato la simulazione della vendita basandosi su indizi precisi, come la restituzione del denaro tramite assegni. La Corte ha rigettato il ricorso della sorella, condannandola a pagare le spese processuali.
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Nullità parziale compravendita: il fratello perde la casa demaniale
Un uomo ha citato in giudizio il fratello per ottenere la nullità parziale compravendita di un immobile demaniale. Il fratello aveva acquistato l'intero lotto dichiarando falsamente di esserne l'unico assegnatario, escludendo l'altro fratello che vi risiedeva da anni. I giudici di merito hanno accolto la domanda, trasferendo la proprietà della porzione spettante all'effettivo assegnatario dietro pagamento del prezzo. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dell'erede del fratello acquirente, confermando la decisione. La Suprema Corte ha stabilito che l'acquisto di beni demaniali da parte di chi non ne ha diritto, a scapito del reale assegnatario in possesso dei requisiti di legge, determina la nullità parziale dell'atto di acquisto.
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Azione di riduzione per lesione di legittima: finta vendita ko
Un figlio (poi rappresentato dalla propria erede) ha contestato due finte compravendite immobiliari effettuate dal padre defunto a favore dei nipoti, sostenendo che si trattasse in realtà di donazioni che ledevano la sua quota di eredità. Ha quindi proposto un'azione di riduzione per lesione di legittima. La Corte di Cassazione ha confermato che il figlio, agendo per tutelare la propria quota di riserva, va considerato come "terzo" rispetto ai contratti simulati. Di conseguenza, egli può dimostrare la simulazione senza i limiti di prova previsti per le parti contraenti. Inoltre, la Corte ha accolto il ricorso dell'erede del figlio stabilendo che un assegno ricevuto dalla madre dopo la morte del padre, proveniente da fondi personali di quest'ultima, non deve essere sottratto dalla massa ereditaria del padre. La sentenza è stata cassata con rinvio su questo specifico punto.
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Collazione di donazione indiretta: la casa cointestata va divisa
Il caso nasce dalla richiesta di un erede di determinare la propria quota di legittima. La madre e la sorella hanno eccepito che l'erede aveva acquistato un immobile e un garage con denaro fornito in vita dal padre, configurando una donazione indiretta. La Corte d'Appello ha stabilito l'obbligo di collazione di donazione indiretta limitatamente alla quota di metà dell'immobile intestata all'erede, escludendo la moglie in quanto estranea alla successione. La Cassazione ha confermato questa decisione, rigettando il ricorso dell'erede. La Corte ha chiarito che l'acquisto di un bene con denaro del defunto costituisce donazione indiretta dell'immobile stesso e non del denaro. Di conseguenza, la collazione avviene per imputazione del valore della quota del bene al momento dell'apertura della successione, garantendo la parità tra i coeredi.
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Azione di riduzione: legittima in natura e non in denaro
Un padre nomina la figlia erede universale e lascia al figlio alcuni immobili come legato. Il figlio rinuncia al legato e promuove un'azione di riduzione per ottenere la sua quota di legittima. Il Tribunale e la Corte d'Appello accolgono la domanda, condannando la sorella a pagare una somma in denaro. La Corte di Cassazione, tuttavia, accoglie il ricorso della sorella: la reintegrazione della quota di legittima deve avvenire, in linea di principio, in natura (cioè mediante la comproprietà dei beni ereditari) e non in denaro, a meno che non vi sia l'accordo di entrambe le parti. Chi subisce l'azione di riduzione non può essere costretto a pagare in contanti se preferisce restituire una quota dei beni fisici. La sentenza viene quindi cassata con rinvio.
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Riduzione della donazione in natura: confini certi, non calcoli
Un erede ha agito in giudizio per ottenere la riduzione della donazione in natura di un terreno, effettuata dal defunto padre in favore del fratello e della cognata, per lesione della propria quota di legittima. La Corte d'Appello ha accolto la domanda disponendo la riduzione in natura, ma ha omesso di individuare materialmente la porzione di terreno da distaccare, rinviando genericamente a un successivo frazionamento catastale. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso dell'erede, stabilendo che il giudice non può limitarsi a un calcolo matematico astratto. La sentenza deve identificare con precisione la porzione fisica del bene da attribuire al legittimario, poiché il frazionamento ha solo un ruolo esecutivo e non può integrare una decisione incompleta.
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