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Leasing Traslativo

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144 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Clausola penale leasing: il potere del giudice
Una società di leasing ha agito contro il garante per il pagamento di somme dovute a seguito della risoluzione di un contratto di leasing immobiliare. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza in esame, ha stabilito un principio fondamentale sulla clausola penale leasing: il giudice ha il potere, esercitabile anche d'ufficio, di ridurre una penale manifestamente eccessiva. Tale potere sussiste anche in presenza di un contratto autonomo di garanzia, poiché mira a tutelare un interesse generale all'equità contrattuale, impedendo l'indebito arricchimento del creditore.
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Leasing traslativo: le regole prima della riforma 2017
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 20653/2024, ha stabilito che per i contratti di leasing traslativo risolti prima dell'entrata in vigore della Legge 124/2017, continua ad applicarsi in via analogica l'art. 1526 c.c. La società concedente è quindi tenuta a restituire i canoni riscossi, salvo il diritto a un equo compenso. La Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso principale della società di leasing e accolto quello incidentale del fallimento sulla liquidazione delle spese legali, ritenute inferiori ai minimi tariffari.
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Insinuazione al passivo leasing: oneri del creditore
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di una società di leasing, confermando la reiezione della sua domanda di insinuazione al passivo leasing. La sentenza ribadisce che, in caso di contratto risolto prima del fallimento dell'utilizzatore, si applica l'art. 1526 c.c. e il creditore ha l'onere di presentare una domanda 'completa', fornendo una stima attendibile del valore del bene restituito per determinare il proprio credito.
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Nullità contratto leasing: La Cassazione chiarisce
Due società in liquidazione hanno contestato la validità di un contratto di leasing immobiliare, sostenendo la nullità del contratto di leasing per l'assenza di un necessario frazionamento urbanistico. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, confermando che per la validità del contratto è sufficiente la menzione del titolo edilizio abilitativo nell'atto, indipendentemente dalla conformità sostanziale dell'immobile. Il ricorso incidentale della banca è stato dichiarato inammissibile.
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Leasing traslativo: nullità clausola e onere prova
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 18235/2024, si è pronunciata su un caso di leasing traslativo. Un'impresa aveva sospeso il pagamento dei canoni a causa di presunti vizi del bene fornito. La Corte ha rigettato il ricorso dell'utilizzatore, stabilendo che la clausola penale che prevede il pagamento dei canoni futuri è valida, sebbene riducibile dal giudice in caso di manifesta eccessività. Inoltre, ha ribadito che l'onere di provare l'esistenza dei vizi del bene grava sull'utilizzatore e che la mancata indicazione dell'ISC/TAEG non comporta la nullità del contratto.
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Leasing traslativo: la clausola penale è valida
In un caso di leasing traslativo immobiliare risolto per inadempimento dell'utilizzatore, la Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di una società alberghiera. È stata confermata la validità della clausola penale che permette al concedente di trattenere i canoni riscossi e pretendere quelli futuri, a condizione che venga detratto l'importo ricavato dalla vendita del bene. La Corte ha inoltre ribadito la rigidità delle regole processuali sull'introduzione di nuove prove in appello.
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Frazionamento del credito nel leasing: è lecito?
Una società di leasing ha ottenuto prima un'ingiunzione per la restituzione di un escavatore e poi una seconda per i canoni non pagati. I debitori hanno contestato questa pratica come un illegittimo frazionamento del credito. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, chiarendo che il diritto alla restituzione del bene e quello al pagamento dei canoni sono diritti distinti, anche se derivanti dallo stesso contratto, e possono quindi essere perseguiti con azioni legali separate e successive.
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Clausola penale leasing: gli oneri del creditore
Una società di leasing, dopo aver risolto due contratti per inadempimento, ha chiesto l'ammissione al passivo del fallimento dell'utilizzatore per i canoni scaduti. La Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che la domanda di insinuazione basata su una clausola penale leasing è inammissibile se il creditore non indica la somma ricavata dalla riallocazione del bene o non allega una stima attendibile del suo valore di mercato. Questa omissione impedisce al giudice di valutare l'eventuale eccessività della penale, rendendo la domanda incompleta.
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Leasing traslativo: la Cassazione sulla risoluzione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di una società di leasing contro l'esclusione del proprio credito dal passivo fallimentare di una società utilizzatrice. L'ordinanza ribadisce che, per un contratto di leasing traslativo risolto prima del fallimento dell'utilizzatore e prima dell'entrata in vigore della L. 124/2017, si applica in via analogica l'art. 1526 c.c. La società concedente deve formulare una domanda completa, che includa la restituzione dei canoni e la richiesta di un equo compenso, non potendosi limitare a chiedere le rate insolute.
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Clausola penale leasing: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 18063/2024, ha rigettato il ricorso dell'erede di un fideiussore contro una società bancaria. La Corte ha stabilito che la clausola penale in un contratto di leasing traslativo, anteriore alla riforma del 2017, non è nulla ma può essere equamente ridotta dal giudice. Ha inoltre confermato la validità della rinuncia preventiva alla tutela ex art. 1957 c.c. da parte del fideiussore, chiarendo che tale clausola non necessita di approvazione specifica. L'ordinanza affronta anche questioni procedurali sulla competenza territoriale e sui vizi di motivazione, dichiarando i relativi motivi inammissibili.
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Improcedibilità del ricorso: errore formale fatale
La Corte di Cassazione ha dichiarato l'improcedibilità del ricorso in un caso relativo a un contratto di leasing nautico. La decisione non è entrata nel merito della presunta vessatorietà delle clausole penali, ma si è basata su un vizio procedurale: il mancato deposito della relazione di notifica della sentenza impugnata. Questo errore formale ha reso impossibile per la Corte verificare la tempestività dell'appello, portando alla sua inammissibilità e alla condanna dei ricorrenti al pagamento delle spese legali.
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Leasing traslativo: restituzione rate e equo compenso
La Corte di Cassazione si pronuncia su un caso di risoluzione di un contratto di leasing traslativo per mancato pagamento del prezzo di riscatto. L'ordinanza chiarisce che, in caso di risoluzione, l'utilizzatore deve restituire il bene ma ha diritto alla restituzione delle rate pagate, al netto di un equo compenso per l'uso del bene. Tuttavia, il diritto alla restituzione sorge solo dopo l'effettiva riconsegna del bene. Il ricorso della società finanziaria è stato dichiarato inammissibile.
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Leasing traslativo e fallimento: le regole
La Cassazione chiarisce la disciplina applicabile al leasing traslativo risolto prima del fallimento dell'utilizzatore. Con l'ordinanza n. 15009/2024, si conferma che in questi casi non si applica la normativa speciale fallimentare (art. 72-quater l.fall.), bensì l'art. 1526 c.c. sulla vendita con riserva di proprietà. La società di leasing non ha diritto ai canoni residui, ma a un equo compenso. Per ottenerlo, deve però fornire al giudice gli elementi per calcolarlo, come il valore del bene recuperato.
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Leasing traslativo: la clausola penale è valida?
La Cassazione, con l'ordinanza 15000/2024, chiarisce la validità della clausola penale nel leasing traslativo, ma subordina l'ammissione al passivo fallimentare all'onere del creditore di provare il valore del bene restituito per permettere al giudice di valutarne l'equità e ridurla se eccessiva. L'omissione di tale prova rende la domanda inammissibile.
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Leasing traslativo: regole pre-fallimento e clausole
Una società di leasing ha richiesto l'ammissione al passivo fallimentare per canoni insoluti derivanti da un contratto di leasing traslativo risolto prima del fallimento. La Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando che in tali casi si applica l'art. 1526 c.c. e non la legge fallimentare, e ha sottolineato l'onere del creditore di provare gli elementi per la valutazione delle clausole penali.
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Leasing traslativo e fallimento: le regole applicabili
Una società di leasing ha richiesto l'ammissione al passivo del fallimento di un'azienda sua cliente per canoni non pagati, relativi a un contratto di leasing traslativo risolto prima della dichiarazione di fallimento. Il tribunale aveva respinto la domanda, applicando la disciplina della vendita con riserva di proprietà (art. 1526 c.c.). La Corte di Cassazione, con l'ordinanza in esame, ha dichiarato inammissibile il ricorso della società di leasing, confermando che per i contratti risolti prima dell'entrata in vigore della L. 124/2017, si applica l'art. 1526 c.c. e non la nuova normativa, che non è retroattiva. La Corte ha inoltre precisato l'onere della prova a carico del concedente che intende far valere una clausola penale.
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Leasing traslativo: le regole prima del fallimento
Un caso di leasing traslativo di un'auto di lusso, risolto prima del fallimento dell'utilizzatore. La società finanziaria ha chiesto l'ammissione al passivo per i canoni non pagati, basandosi sulla legge fallimentare. La Cassazione ha respinto il ricorso, confermando che per i contratti già risolti si applica l'art. 1526 c.c., che prevede un equo compenso e non il pagamento dei canoni. La domanda basata su tale norma è stata però ritenuta tardiva e quindi inammissibile.
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Leasing immobiliare: diritti in caso di vizi
La Corte di Cassazione interviene su un caso di leasing immobiliare, stabilendo principi chiave sui diritti dell'utilizzatore. Una società aveva contestato il contratto per vizi dell'immobile (altezza inferiore e mancanza di agibilità) e per un canone basato su un valore di acquisto gonfiato. La Corte ha respinto le censure sul calcolo del canone, ma ha accolto quelle relative ai vizi, affermando che un giudice non può negare una consulenza tecnica e poi rigettare la domanda per mancanza di prova. Ha inoltre stabilito che la risoluzione del contratto per inadempimento non è automatica se questo è giustificato da vizi del bene.
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Leasing traslativo: cosa succede in caso di fallimento?
Una società di leasing ha richiesto il pagamento di canoni insoluti a un'azienda fallita, per un contratto di leasing risolto prima della dichiarazione di fallimento. La Corte di Cassazione ha respinto la richiesta, confermando l'applicazione dell'art. 1526 c.c. per il leasing traslativo. Secondo la Corte, la società concedente deve restituire i canoni riscossi e ha diritto solo a un equo compenso per l'uso del bene, una pretesa che deve essere formulata correttamente includendo la stima del valore del bene recuperato.
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Eccezione riconvenzionale e leasing: la difesa chiave
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 13345/2024, ha chiarito un punto cruciale in materia di leasing e fallimento. Una società di leasing, citata in giudizio dal fallimento di un'azienda utilizzatrice per la restituzione dei canoni pagati, si era difesa chiedendo un equo indennizzo. I giudici di merito avevano ritenuto tardiva tale richiesta. La Cassazione ha ribaltato la decisione, specificando che la richiesta non era una domanda nuova, ma una eccezione riconvenzionale, finalizzata unicamente a paralizzare la pretesa avversaria. Questa qualificazione permette di presentarla nei termini previsti per le difese, cambiando l'esito della causa.
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