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Lavoro Accessorio

6 provvedimenti applicano questo termine

Definizione

Una forma di lavoro occasionale, oggi non più in vigore, che veniva retribuita tramite buoni (voucher) e prevedeva limiti massimi di compenso annuale.

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Rapporto di lavoro subordinato o a chiamata: decide la Cassazione
Una lavoratrice ha chiesto l'accertamento di un rapporto di lavoro subordinato a tempo pieno e l'inefficacia del licenziamento verbale subito da un'impresa. La Corte d'Appello ha respinto la domanda. I giudici hanno accertato che le mansioni avvenivano solo su chiamata e in base alla disponibilità della donna, senza orari fissi o continuità. La Suprema Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso della lavoratrice. Il giudice di legittimità non può rivalutare le testimonianze e le prove di fatto già esaminate in modo logico nei gradi precedenti. Gli elementi sussidiari come i voucher o l'uso di strumenti aziendali non bastano a dimostrare la subordinazione in assenza di un potere direttivo e disciplinare effettivo.
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Azienda speciale e contributi previdenziali: regole private
L'Azienda Speciale ha impugnato i verbali ispettivi di INPS e INAIL che richiedevano oltre 152.000 euro per irregolarità contributive su contratti a progetto, collaborazioni coordinate e lavoro accessorio non genuini. L'ente sosteneva di non dover applicare le regole del settore privato a causa della sua natura pubblica. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando che l'azienda speciale di un ente locale è un ente pubblico economico. Di conseguenza, i suoi rapporti di lavoro sono interamente regolati dal diritto privato. La Suprema Corte ha stabilito che in tema di azienda speciale e contributi previdenziali si applica la disciplina previdenziale ordinaria dei datori di lavoro privati, rendendo legittime le sanzioni e i recuperi contributivi richiesti dagli enti previdenziali.
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Lavoro subordinato: i falsi voucher condannano la cooperativa
Una cooperativa sociale e il suo liquidatore hanno impugnato i verbali di accertamento di INPS e INAIL, i quali contestavano l'uso irregolare di voucher per prestazioni che in realtà mascheravano un vero e proprio lavoro subordinato. La Corte d'Appello ha confermato la riqualificazione dei rapporti di lavoro, evidenziando che il giudice può sempre verificare la natura concreta dell'attività svolta, al di là del modello formale utilizzato. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso della cooperativa inammissibile. I giudici hanno ribadito che l'accertamento degli indici di subordinazione spetta esclusivamente al giudice di merito e non può essere ridiscusso in sede di legittimità. Di conseguenza, la cooperativa perde la causa e deve pagare le differenze contributive, i premi assicurativi ricalcolati e le spese di giudizio.
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Conversione lavoro accessorio: superare i limiti non basta?
Un'azienda ha superato il limite di compenso annuo per due lavoratori con contratti di lavoro accessorio. L'Ente Previdenziale ha sostenuto che ciò comportasse l'automatica conversione del rapporto in un contratto a tempo indeterminato, chiedendo maggiori contributi. La Corte di Cassazione, tuttavia, non ha emesso una decisione finale. Ha ritenuto la questione sulla automatica conversione del lavoro accessorio, secondo la legge del 2015, troppo importante e complessa per essere decisa con procedura semplificata. Pertanto, ha rinviato il caso a una pubblica udienza per un esame più approfondito, lasciando la questione in sospeso.
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Superamento limite compenso lavoro accessorio: conversione o no?
Un'azienda aveva utilizzato contratti di lavoro accessorio per sette lavoratori, superando il limite di compenso annuo previsto dalla legge. L'Ente previdenziale ha sostenuto che questo superamento dovesse comportare la conversione automatica dei rapporti in contratti di lavoro subordinato a tempo indeterminato. I giudici di merito hanno respinto questa tesi, affermando che fosse necessaria la prova concreta della subordinazione. La Corte di Cassazione, investita della questione, ha ritenuto l'argomento di tale importanza da non poter essere deciso con procedura semplificata. Ha quindi rinviato la causa a una pubblica udienza per una decisione definitiva sul tema del superamento limite compenso lavoro accessorio, senza ancora stabilire chi ha ragione.
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Lavoro accessorio: piattaforma INPS KO non giustifica
L'amministratore di una società che gestisce una discoteca è stato sanzionato per aver impiegato undici lavoratori tramite il sistema del lavoro accessorio (voucher) senza la dovuta comunicazione preventiva. L'imprenditore si è difeso sostenendo che la piattaforma INPS era fuori servizio, ma la Corte di Cassazione ha confermato la sanzione. Secondo i giudici, un guasto tecnico non costituisce forza maggiore se l'azienda non prova di aver tentato ogni via alternativa per comunicare l'avvio della prestazione lavorativa, dimostrando così la propria colpa.
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