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Iva Di Gruppo

15 provvedimenti applicano questo termine

Definizione

Un regime fiscale opzionale che permette a un gruppo di società legate da un rapporto di controllo di compensare i propri debiti e crediti IVA, versando all'Erario solo l'eventuale saldo netto a debito del gruppo. La società controllante è responsabile del versamento e della dichiarazione consolidata.

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Sottofatturazione cessione immobile: OMI e presunzioni fiscali
L'Agenzia delle Entrate ha contestato a una società la sottofatturazione cessione immobile, rideterminando il valore di un compendio immobiliare sulla base delle quotazioni OMI e di anomalie contrattuali, come la compagine sociale coincidente e l'immediata locazione del bene alla venditrice. Il Fisco ha inoltre negato la rateizzazione della plusvalenza occultata. La Corte di Cassazione ha confermato che i valori OMI, uniti a elementi indiziari gravi, precisi e concordanti, dimostrano l'occultamento dei ricavi. Inoltre, la Corte ha escluso la rateizzazione quinquennale per le plusvalenze non dichiarate spontaneamente. I giudici hanno tuttavia accolto il ricorso limitatamente all'omessa pronuncia sulla neutralizzazione dell'IVA di gruppo, rinviando il giudizio tributario per tale specifico riesame.
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IVA di gruppo e compensazione: Cassazione ribalta sentenza
L'Agenzia delle Entrate ha sanzionato un'Azienda per indebita compensazione di un credito IVA. L'Azienda aveva utilizzato un credito IVA del 2006 nel 2007, pur avendo aderito nel 2007 al regime di IVA di gruppo, che imponeva il trasferimento di tutti i crediti alla società controllante. I giudici di primo e secondo grado avevano annullato le sanzioni, ritenendo inammissibile l'appello dell'Agenzia. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso dell'Agenzia, stabilendo che l'appello era sufficientemente specifico. La sentenza è stata cassata con rinvio, per un nuovo esame della questione sull'IVA di gruppo e compensazione.
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IVA di gruppo: il debito proprio nega il regresso nel fallimento
Una società controllata chiedeva di essere ammessa al passivo del fallimento della società controllante per oltre otto milioni di euro. La somma era stata pagata all'erario per debiti derivanti dal regime di IVA di gruppo. La controllata sosteneva di avere un diritto di regresso, avendo già fornito la provvista alla controllante. Il Tribunale ha respinto la richiesta, rilevando che l'IVA di gruppo ha natura procedurale e ogni società resta debitrice dell'imposta da essa stessa generata. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso della controllata. I giudici hanno confermato che, nei rapporti interni, la controllata non può pretendere il rimborso delle somme pagate per estinguere un debito proprio, mancando inoltre la prova di un effettivo trasferimento di denaro alla controllante.
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Iva di gruppo: la controllata paga se il credito altrui salta
Una società controllata aderiva al regime dell'Iva di gruppo. L'Amministrazione Finanziaria le notificava un accertamento per omesso versamento dell'imposta, a causa del disconoscimento di un credito apportato da un'altra società del gruppo. La Corte di Cassazione ha chiarito che l'adesione alla procedura di liquidazione di gruppo non cancella la soggettività fiscale delle singole società. Se la compensazione fallisce perché il credito di un'altra consociata viene annullato, la società controllata risponde in solido con la controllante per il proprio debito originario non versato. Di conseguenza, la Suprema Corte ha rigettato il ricorso della società, condannandola al pagamento delle spese di giudizio.
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Compensazione del credito IVA: limiti per il regime di gruppo
L'Agenzia delle Entrate ha impugnato la decisione che riteneva legittima la compensazione, effettuata da una società capogruppo, di un debito IRES con un credito IVA trimestrale non risultante dalla dichiarazione annuale di gruppo. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso dell'ufficio tributario, stabilendo che la compensazione del credito IVA in modo orizzontale (con altre imposte) è consentita solo per i crediti effettivamente confluiti nella dichiarazione annuale di gruppo. Di conseguenza, i singoli crediti trimestrali non ancora inseriti nel riepilogo annuale non possono essere usati autonomamente per compensare debiti di altre imposte del gruppo. La sentenza d'appello è stata cassata con rinvio.
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IVA di gruppo e sequestro: quote bloccate ma sanzioni a rischio
Una società controllata partecipava al regime dell'IVA di gruppo. Nel corso dell'anno d'imposta, le quote dell'intero gruppo societario venivano sottoposte a sequestro preventivo penale con la conseguente nomina di custodi giudiziari. L'Agenzia delle Entrate ha disconosciuto l'agevolazione per perdita del requisito del controllo societario, emettendo una cartella di pagamento per sanzioni e interessi. La Corte di Cassazione ha confermato che il sequestro delle quote toglie ai soci il diritto di voto e la disponibilità delle azioni, escludendo così il requisito del controllo necessario per l'IVA di gruppo. Tuttavia, la Suprema Corte ha accolto il ricorso limitatamente alla mancata valutazione, da parte dei giudici d'appello, della richiesta di annullamento delle sanzioni per obiettiva incertezza della legge, rinviando la causa per questo specifico esame.
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Compensazione IVA di gruppo: senza garanzia scatta il recupero
Una società capogruppo e le sue controllate hanno effettuato una compensazione IVA di gruppo senza presentare la garanzia fideiussoria o la dichiarazione sostitutiva richiesta dalla legge. L'Agenzia delle Entrate ha quindi emesso un atto di recupero dell'imposta. Le società hanno impugnato l'atto sostenendo che la garanzia non fosse obbligatoria per le dichiarazioni annuali e lamentando una doppia imposizione. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che la compensazione IVA di gruppo si perfeziona solo con la prestazione della garanzia prescritta. In mancanza di questa, l'importo compensato deve essere versato allo Stato, escludendo qualsiasi doppia imposizione poiché si tratta di un semplice recupero di imposta non pagata. Vince l'Agenzia delle Entrate.
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Omessa pronuncia nel processo tributario: sanzioni IVA ko
L'Amministrazione Finanziaria ha irrogato sanzioni a una Società Controllante per l'asserito omesso versamento dell'IVA di gruppo, contestando l'inesistenza del credito della Società Controllata. Il giudice di primo grado ha confermato le sanzioni basandosi sulla indetraibilità dell'IVA della controllata. In appello, la Società Controllante ha eccepito l'estraneità di tale questione rispetto all'oggetto del giudizio, ma la Commissione Tributaria Regionale ha ignorato questo motivo di gravame. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso, ravvisando un'ipotesi di omessa pronuncia nel processo tributario. La Suprema Corte ha chiarito che il giudice d'appello ha violato l'obbligo di corrispondenza tra chiesto e pronunciato, omettendo di valutare se la questione della detraibilità fosse estranea alla contestazione originaria sulle sanzioni. La sentenza è stata cassata con rinvio.
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Operazioni oggettivamente inesistenti: Fisco ko in Cassazione
L'Agenzia delle Entrate ha contestato a una società controllante l'indebita detrazione dell'imposta derivante da operazioni oggettivamente inesistenti effettuate da due sue controllate nell'ambito della procedura di IVA di gruppo. I giudici di merito hanno annullato gli atti impositivi poiché il Fisco non ha fornito prove concrete dell'inesistenza delle transazioni, e i relativi accertamenti sulle controllate erano già stati annullati. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dell'amministrazione finanziaria, ritenendo inammissibili le censure sollevate. La Suprema Corte ha confermato che spetta all'Amministrazione dimostrare l'inesistenza delle transazioni e che il giudice di legittimità non può rivalutare il merito delle prove se la motivazione della sentenza impugnata è logica e coerente. L'Agenzia delle Entrate è stata condannata al pagamento delle spese processuali.
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Contenzioso IVA: l’estinzione del giudizio dopo la sanatoria
Una società ha ricevuto un atto di recupero IVA per aver compensato un credito di gruppo senza presentare la necessaria garanzia. Dopo aver fatto ricorso, durante il processo in Cassazione, la società ha aderito a una sanatoria fiscale, pagando il dovuto. Di conseguenza, ha rinunciato al ricorso. La Corte di Cassazione ha quindi dichiarato l'estinzione del giudizio per definizione agevolata, chiudendo definitivamente la causa. I giudici hanno anche stabilito che ogni parte dovesse pagare le proprie spese legali, data la scelta della società di risolvere la pendenza tramite la procedura agevolata.
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IVA di gruppo: no compensazione con debiti terzi
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 167/2026, ha stabilito un importante principio in materia di IVA di gruppo. Un rimborso IVA spettante alla società controllante non può essere sospeso per compensarlo con debiti fiscali (nella specie, IRES e IRAP) di altre società del gruppo, soprattutto se tali debiti si riferiscono a periodi d'imposta in cui la struttura del gruppo era diversa. La Corte ha chiarito che il regime dell'IVA di gruppo è una procedura meramente liquidatoria per l'IVA e non estende la responsabilità solidale della capogruppo ai debiti di altra natura delle controllate, mancando il presupposto della reciprocità per la compensazione.
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IVA di gruppo: la responsabilità della controllante
Una società controllante ha ricevuto una cartella di pagamento per omesso versamento IVA a seguito di un controllo automatizzato. La società ha impugnato l'atto, sostenendo che l'Amministrazione Finanziaria non avesse considerato la posizione consolidata dell'IVA di gruppo. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che, secondo la normativa applicabile all'epoca dei fatti, ogni società del gruppo mantiene la propria autonomia e responsabilità fiscale. Pertanto, è legittimo l'accertamento rivolto alla singola società, indipendentemente dal calcolo complessivo del gruppo.
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Operazioni inesistenti e IVA: la decisione della Corte
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 15355/2024, ha rigettato il ricorso di due società (una controllante e una controllata) contro un avviso di accertamento per IVA indetraibile. Il caso riguardava operazioni inesistenti realizzate tramite una fattura da 18 milioni di euro per la cessione di un progetto immobiliare. La Corte ha confermato che l'onere della prova sulla realtà dell'operazione spetta al contribuente e che l'Agenzia delle Entrate può legittimamente basarsi su presunzioni gravi, precise e concordanti. È stata inoltre ribadita la responsabilità solidale della società controllante nel regime dell'IVA di gruppo.
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Travisamento della prova: quando è infondato?
Una società cooperativa ha contestato una cartella di pagamento emessa a seguito di un provvedimento di sgravio parziale ritenuto errato. L'Amministrazione Finanziaria ha proposto ricorso in Cassazione lamentando un travisamento della prova da parte dei giudici di merito. La Suprema Corte ha rigettato il ricorso, chiarendo che la valutazione del giudice di merito non costituiva un errore di percezione del fatto (travisamento della prova), ma una legittima interpretazione della documentazione, come tale non sindacabile in sede di legittimità. La decisione sottolinea la distinzione tra errore revocatorio e valutazione probatoria.
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Dichiarazione sostitutiva: obbligatoria per rimborso IVA
Un gruppo societario ha richiesto un rimborso IVA tramite compensazione, omettendo di allegare la necessaria dichiarazione sostitutiva alla dichiarazione annuale. L'Agenzia delle Entrate ha contestato l'operazione. La Corte di Cassazione, accogliendo il ricorso dell'Agenzia, ha stabilito che la presentazione della dichiarazione sostitutiva non è una mera formalità sanabile a posteriori, ma un requisito sostanziale e costitutivo che deve avvenire contestualmente alla dichiarazione dei redditi per poter beneficiare del rimborso senza prestare garanzia.
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