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1338 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Impugnazione estratto di ruolo: nuove regole Cassazione
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza 6529/2024, ha dichiarato inammissibile il ricorso di un contribuente contro un estratto di ruolo. La decisione si fonda su una nuova legge che limita l'impugnazione estratto di ruolo ai soli casi in cui il contribuente dimostri un pregiudizio concreto e attuale derivante dall'iscrizione a ruolo, come l'impossibilità di partecipare ad appalti. La Corte ha stabilito che questa norma si applica anche ai giudizi in corso, richiedendo al ricorrente di provare la persistenza del proprio interesse ad agire, cosa non avvenuta nel caso di specie.
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Restituzione somme lorde: la Cassazione chiarisce
In un caso di riforma di una sentenza di condanna a favore di un lavoratore, la Corte di Cassazione ha affrontato il tema della restituzione delle somme versate dal datore di lavoro. L'ordinanza chiarisce un principio fondamentale sulla restituzione somme lorde: il lavoratore è tenuto a restituire esclusivamente l'importo netto effettivamente incassato. Il datore di lavoro, che aveva versato le ritenute fiscali all'Erario, non può richiederle al dipendente, ma deve attivarsi per ottenerne il rimborso direttamente dall'amministrazione finanziaria.
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Indennità risarcitoria forfettaria: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 6381/2024, ha stabilito la legittimità dell'applicazione retroattiva della legge n. 183/2010, che introduce un'indennità risarcitoria forfettaria per i contratti a termine illegittimi. La Corte ha rigettato il ricorso di una lavoratrice, confermando che la nuova disciplina si applica anche ai giudizi in corso al momento della sua entrata in vigore. Di conseguenza, la lavoratrice è stata condannata a restituire le somme percepite in eccesso in base a una precedente sentenza, poi riformata.
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Liquidazione spese legali: dovere di motivazione
La Corte di Cassazione ha stabilito che la liquidazione spese legali da parte del giudice di rinvio deve essere completa e trasparente. In un caso di lavoro, un giudice aveva omesso di liquidare le spese dei primi gradi di giudizio e aveva unito quelle successive in un unico importo non motivato. La Suprema Corte ha annullato tale decisione, ribadendo che il giudice deve pronunciarsi sulle spese di tutte le fasi del processo e deve specificare i criteri di calcolo per consentire la verifica del rispetto delle tariffe professionali.
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Valore registro e plusvalenza: la Cassazione decide
Un contribuente ha venduto un terreno edificabile. L'Agenzia delle Entrate ha accertato una maggiore plusvalenza basandosi esclusivamente sul valore determinato ai fini dell'imposta di registro. Il contribuente ha contestato l'atto, sostenendo che i criteri di valutazione sono diversi. Dopo aver perso nei primi due gradi di giudizio, il caso è giunto in Cassazione. La Suprema Corte ha accolto il ricorso, stabilendo che il valore utilizzato per l'imposta di registro non è sufficiente da solo a dimostrare un prezzo di vendita superiore ai fini IRPEF. L'amministrazione finanziaria deve fornire ulteriori prove gravi, precise e concordanti. La causa è stata rinviata per un nuovo esame.
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Benefici penitenziari: la nuova legge per non cooperatori
La Corte di Cassazione ha annullato l'ordinanza di un Tribunale di Sorveglianza che negava i benefici penitenziari a un detenuto per reati di narcotraffico. La Corte ha stabilito che il giudice deve applicare la nuova normativa del 2022, che trasforma la presunzione di pericolosità per i non collaboranti da assoluta a relativa, imponendo una valutazione approfondita sulla persistenza di legami con la criminalità organizzata.
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Tempus commissi delicti: limiti del giudice esecutivo
La Corte di Cassazione ha stabilito che il giudice dell'esecuzione non può modificare il 'tempus commissi delicti' (il momento di commissione del reato) di un reato permanente, come l'associazione mafiosa, se tale durata è stata accertata, anche implicitamente, nel giudizio di cognizione e non è stata contestata. La questione della durata del reato, una volta coperta da giudicato, non può essere riaperta in fase esecutiva per ottenere l'applicazione di una legge più favorevole.
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Dichiarazione integrativa: sì alla modifica tardiva
Una società energetica aveva omesso di indicare un credito d'imposta per incertezza sulla cumulabilità dei benefici. A seguito di un chiarimento normativo, ha presentato una dichiarazione integrativa tardiva, respinta dall'Agenzia delle Entrate. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso dell'azienda, stabilendo che la modifica è ammissibile in caso di oggettiva incertezza interpretativa risolta da una legge successiva (ius superveniens). Inoltre, ha chiarito che per documentare l'investimento non è necessaria una perizia giurata, ma è sufficiente una perizia semplice valutata insieme alla contabilità aziendale.
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Accesso locale promiscuo: quando serve l’autorizzazione?
Un contribuente contesta un accertamento fiscale sostenendo l'illegittimità dell'accesso della Guardia di Finanza nel suo studio, ritenuto un locale promiscuo perché comunicante con l'abitazione. La Cassazione ha accolto il ricorso, stabilendo che il verbale della GDF non ha fede privilegiata assoluta sulla descrizione dei luoghi. Il giudice di merito deve rivalutare tutte le prove, inclusa quella documentale del contribuente, per stabilire se l'accesso al locale promiscuo necessitasse della preventiva autorizzazione del Pubblico Ministero.
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Locale promiscuo: quando serve l’autorizzazione?
In un caso di accertamento fiscale, la Corte di Cassazione ha chiarito i requisiti per qualificare un immobile come locale promiscuo. L'ordinanza stabilisce che non basta dimostrare l'esistenza di una porta di comunicazione tra studio e abitazione, ma è necessario provare che questa consentisse un 'agevole passaggio' al momento dell'ispezione. La Corte ha cassato la decisione precedente, rinviando il caso per una nuova valutazione delle prove e chiarendo i limiti del valore probatorio del verbale di constatazione (pvc).
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Accertamento bancario: onere della prova del contribuente
La Cassazione ha annullato una sentenza di appello in un caso di accertamento bancario, ritenendo la motivazione 'apparente'. L'Agenzia delle Entrate aveva contestato redditi non dichiarati sulla base di movimenti bancari. La Corte ha ribadito che spetta al contribuente fornire una prova analitica per ogni singola operazione, prova che il giudice di merito deve verificare rigorosamente, non potendosi limitare a formule generiche.
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Impugnazione estratto di ruolo: quando è possibile?
Una società ha contestato un estratto di ruolo relativo a cartelle esattoriali mai notificate. La Corte di Cassazione, applicando principi giuridici sopravvenuti, ha dichiarato il ricorso inammissibile. La Corte ha stabilito che l'impugnazione dell'estratto di ruolo è ammessa solo se il contribuente dimostra di subire un pregiudizio specifico e attuale a causa dell'iscrizione a ruolo, come l'esclusione da gare pubbliche. In assenza di tale prova, manca l'interesse ad agire.
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Reati ostativi: no a benefici senza prove concrete
La Cassazione ha rigettato il ricorso di un condannato per reati ostativi legati al narcotraffico, a cui era stato negato l'affidamento in prova. La Corte ha chiarito che, anche con le nuove norme più favorevoli (D.L. 162/2022), per ottenere benefici penitenziari non basta la mera dissociazione o l'impossibilità di collaborare. È necessario dimostrare attivamente l'adempimento degli obblighi civili, la partecipazione a un percorso rieducativo e iniziative a favore delle vittime.
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Prezzo massimo di cessione: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha annullato una sentenza d'appello relativa a una controversia sul prezzo massimo di cessione di un immobile in edilizia convenzionata. La Corte ha stabilito che i giudici di merito hanno errato nel non applicare una nuova legge (ius superveniens) che consente al venditore di rimuovere il vincolo di prezzo tramite la procedura di 'affrancazione', la quale sospende la richiesta di rimborso dell'acquirente. Il caso è stato rinviato per un nuovo esame.
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Costi soggettivamente inesistenti: deducibilità e limiti
Una società ha ricevuto avvisi di accertamento per IRES e IRAP, contestando l'indeducibilità di costi fatturati da una società estera schermo, per operazioni definite soggettivamente inesistenti. La Corte di Cassazione ha stabilito che i termini di accertamento possono essere raddoppiati per IRES in presenza di un'ipotesi di reato tributario, ma non per IRAP. Inoltre, ha affermato la deducibilità dei costi soggettivamente inesistenti, a condizione che siano stati effettivamente sostenuti e siano inerenti all'attività d'impresa, cassando la sentenza di merito e rinviando alla Corte di Giustizia Tributaria per una nuova valutazione.
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Agevolazioni fiscali associazioni: quando si perdono?
Un'associazione sportiva dilettantistica perde le sue agevolazioni fiscali per aver effettuato pagamenti in contanti oltre la soglia di legge. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione, rigettando la tesi dell'associazione basata sul principio del favor rei. La sentenza chiarisce che la perdita di un beneficio fiscale non è una sanzione, ma un ritorno al regime ordinario di tassazione.
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Servizi accessori IVA: la Cassazione chiarisce
Una società di servizi di pagamento ha contestato un accertamento IVA relativo al suo servizio di "cattura dati", sostenendo che fosse parte di un'operazione finanziaria esente. La Corte di Cassazione ha stabilito che, sebbene un servizio tecnico non sia di per sé esente, il giudice di merito ha errato nel non valutare se tale servizio potesse qualificarsi come uno dei servizi accessori IVA rispetto alla prestazione principale. Di conseguenza, la sentenza è stata annullata con rinvio per un nuovo esame su questo specifico punto.
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Operazioni inesistenti: onere della prova e ricavi
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 5026/2024, ha rigettato il ricorso di un'impresa di ingegneria contro un avviso di accertamento per operazioni inesistenti. La Corte ha confermato che spetta al contribuente l'onere di provare l'effettività delle operazioni contestate dall'Amministrazione Finanziaria. Inoltre, ha stabilito che per ottenere la sterilizzazione dei ricavi correlati a costi indeducibili, il contribuente deve dimostrare la fittizietà anche di tali ricavi, una prova non fornita nel caso di specie.
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Recesso per giusta causa: la Cassazione fa chiarezza
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 5019/2024, ha rigettato il ricorso di un'impresa edile, confermando la legittimità del recesso per giusta causa esercitato dai committenti. La Corte ha stabilito che, in caso di inadempimenti reciproci in un contratto di appalto, il recesso del committente è valido se l'inadempimento dell'appaltatore (in questo caso, un significativo ritardo nei lavori) è prevalente rispetto a quello del committente (un parziale mancato pagamento). La sentenza ha inoltre chiarito che le nuove norme sui tassi di interesse non si applicano retroattivamente ai procedimenti già in corso.
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Impugnabilità estratto ruolo: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 4995/2024, ha rigettato il ricorso di alcuni contribuenti che avevano impugnato degli estratti di ruolo per contestare cartelle di pagamento mai notificate. La Corte ha applicato la nuova normativa (art. 12, c. 4-bis, d.P.R. 602/1973), che limita l'impugnabilità dell'estratto di ruolo, richiedendo al contribuente di dimostrare un interesse ad agire concreto e attuale, non essendo più sufficiente la mera mancata notifica della cartella. La decisione conferma che questa nuova, più restrittiva, disciplina si applica anche ai giudizi pendenti.
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