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Ius Superveniens

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1338 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Impugnazione estratto di ruolo: limiti e condizioni
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 30341/2025, ha stabilito che l'impugnazione estratto di ruolo non è ammissibile se il contribuente non dimostra un pregiudizio concreto e attuale. Applicando una nuova normativa (ius superveniens) anche ai processi in corso, la Corte ha annullato la decisione precedente, dichiarando inammissibile il ricorso originario del contribuente poiché non era stato provato un interesse ad agire qualificato, come la perdita di un beneficio o l'esclusione da appalti pubblici.
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Impugnazione estratto di ruolo: limiti e condizioni
Un contribuente ha impugnato un estratto di ruolo per contributi previdenziali prescritti. La Corte di Cassazione, applicando una nuova normativa (art. 12, comma 4-bis, d.P.R. 602/1973), ha respinto il ricorso. La Corte ha stabilito che l'impugnazione dell'estratto di ruolo è inammissibile se il ricorrente non dimostra un pregiudizio specifico e attuale, come previsto tassativamente dalla legge, confermando un orientamento restrittivo.
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Legittimazione ad causam: socia e società estinta
La Corte di Cassazione ha stabilito che il socio di una società estinta e cancellata dal registro delle imprese è privo di legittimazione ad causam per impugnare un avviso di accertamento indirizzato esclusivamente alla società. La notifica dell'atto al socio non è sufficiente a conferirgli tale legittimazione. La Corte ha annullato senza rinvio la sentenza impugnata, rilevando d'ufficio il difetto originario di legittimazione, poiché la ricorrente non poteva agire in nome e per conto di un ente giuridicamente non più esistente al momento della notifica dell'atto.
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Scorrimento graduatorie: no al diritto soggettivo
Una dipendente pubblica otteneva in appello il diritto alla promozione tramite scorrimento di una graduatoria di un concorso interno del 2007. La Corte di Cassazione ha annullato tale decisione, stabilendo che lo scorrimento graduatorie non è un diritto soggettivo del candidato idoneo, ma una scelta discrezionale della Pubblica Amministrazione. Inoltre, la Corte ha affermato che le nuove leggi (ius superveniens), come il D.Lgs. 150/2009 che limita le progressioni puramente interne, si applicano anche alle graduatorie preesistenti, precludendo lo scorrimento se la procedura originaria non è conforme alle nuove norme.
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Art. 20 imposta di registro: stop alla riqualificazione
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 15720/2024, ha stabilito che, ai fini dell'imposta di registro, l'Amministrazione Finanziaria non può riqualificare una serie di atti giuridici collegati considerandoli come un'unica operazione economica. La decisione si fonda sull'interpretazione autentica dell'Art. 20 imposta di registro (D.P.R. 131/1986), che impone di valutare ogni singolo atto presentato per la registrazione solo in base alla sua natura intrinseca e ai suoi effetti giuridici, senza considerare elementi extratestuali o altri negozi. Nel caso di specie, una sequenza di operazioni (costituzione di società, conferimento di ramo d'azienda e cessione di quote) è stata ritenuta legittima e non riqualificabile come una cessione d'azienda.
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Impugnazione estratto di ruolo: il giudicato vince
Un contribuente impugna un estratto di ruolo per prescrizione del debito. Nonostante una nuova norma preveda l'inammissibilità di tale azione, la Corte di Cassazione rigetta il ricorso dell'ente previdenziale. La ragione risiede nel principio del 'giudicato interno': l'ente non aveva appellato la decisione di primo grado che ammetteva il ricorso, rendendo tale punto definitivo e non più contestabile, neppure alla luce della nuova legge. La decisione finale ha confermato la nullità degli avvisi di addebito per prescrizione.
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Rimborso tasse: quando scade il termine biennale?
Un contribuente chiedeva il rimborso di imposte versate, basandosi su una legge successiva che garantiva agevolazioni fiscali per calamità naturali. La Corte di Cassazione ha stabilito che il termine biennale per la richiesta di rimborso tasse decorre dall'entrata in vigore della legge che genera il diritto, non da successive proroghe. La richiesta del contribuente, presentata oltre tale termine, è stata quindi respinta.
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Rimborso sisma Sicilia: limiti e onere della prova
Un contribuente, lavoratore autonomo colpito dal sisma siciliano del 1990, ha richiesto il rimborso di IRPEF e IVA. Con l'ordinanza n. 29787 del 2025, la Corte di Cassazione ha stabilito che il rimborso sisma Sicilia è soggetto alle norme UE sugli aiuti di Stato. Se per l'IRPEF il rimborso è ammissibile a patto di dimostrare il rispetto dei limiti 'de minimis' (anche con autocertificazione), per l'IVA è categoricamente escluso in quanto viola il principio UE di neutralità fiscale.
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Scorrimento graduatorie: stop da nuove leggi?
Una dipendente pubblica si era vista riconoscere in primo e secondo grado il diritto alla promozione tramite scorrimento di una graduatoria di un concorso interno del 2007. La Corte di Cassazione ha ribaltato la decisione, accogliendo il ricorso del Ministero. La Corte ha stabilito che lo scorrimento delle graduatorie è precluso se una nuova legge ('ius superveniens'), come il d.lgs. 150/2009, modifica le regole di accesso, vietando le progressioni basate su concorsi interamente riservati. La normativa applicabile è quella vigente al momento della decisione di scorrimento, non quella del bando.
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Scorrimento graduatorie: stop con una nuova legge
La Corte di Cassazione ha stabilito che lo scorrimento graduatorie non è un diritto acquisito. Se una nuova legge (ius superveniens) modifica le regole per le progressioni di carriera, questa si applica anche a procedure concorsuali bandite in precedenza, bloccando di fatto lo scorrimento se non più conforme alla nuova disciplina. Il caso riguardava dipendenti pubblici che, pur idonei in una graduatoria per una progressione verticale, si sono visti negare l'assunzione a seguito dell'entrata in vigore del D.Lgs. 150/2009, che ha imposto nuove e più restrittive modalità per le progressioni interne.
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Scorrimento graduatorie: no al diritto soggettivo
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 14917/2024, ha stabilito che lo scorrimento delle graduatorie nel pubblico impiego non costituisce un diritto soggettivo per i candidati idonei. Il caso riguardava due dipendenti pubblici risultati idonei in una procedura di progressione verticale, i quali chiedevano l'assunzione tramite scorrimento. La Corte ha accolto il ricorso dell'Amministrazione, affermando che la sopravvenuta normativa (D.Lgs. 150/2009), che impone il concorso pubblico per tali progressioni, prevale e impedisce l'utilizzo di graduatorie derivanti da procedure interamente interne, anche se bandite in precedenza.
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Scorrimento graduatorie: stop a nomine post-riforma
La Corte di Cassazione ha stabilito che non è possibile procedere allo scorrimento di graduatorie di concorsi interni banditi prima della Riforma Brunetta (D.Lgs. 150/2009) se la decisione di assumere avviene dopo l'entrata in vigore della stessa. Il caso riguardava tre dipendenti ministeriali risultati idonei a una progressione verticale, la cui assunzione tramite scorrimento graduatorie è stata bloccata. La Corte ha chiarito che si applica la legge vigente al momento della decisione di scorrere la graduatoria (ius superveniens), la quale impone concorsi pubblici e limita le riserve interne, rendendo illegittimo lo scorrimento di graduatorie puramente interne.
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Canone Telecomunicazioni Autostrade: Cassazione chiarisce
Una società di telecomunicazioni installava cavi in fibra ottica lungo la rete autostradale in base ad accordi che prevedevano un canone annuo. Con l'entrata in vigore del Codice delle Comunicazioni Elettroniche (CCE), la società interrompeva i pagamenti, sostenendo che la nuova legge avesse eliminato tale onere. La Corte di Cassazione ha stabilito che, nonostante il principio generale del CCE volto a rimuovere oneri per favorire la concorrenza, una norma specifica (Art. 94) per le autostrade conferma l'obbligo di pagare un'indennità. Di conseguenza, il canone telecomunicazioni autostrade resta dovuto. La causa è stata rinviata alla Corte d'Appello per una nuova valutazione.
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Decadenza riscossione tributaria per sisma: la Cassazione
La Corte di Cassazione ha confermato la decisione di merito che dichiarava la decadenza della riscossione tributaria a carico di un contribuente. Il caso riguardava cartelle di pagamento per tributi sospesi a seguito del sisma in Sicilia del 1990. La Corte ha stabilito che la sospensione dei termini non è automatica ma richiede una domanda del contribuente. In assenza di prova di tale domanda da parte dell'Amministrazione finanziaria, si applicano i termini di decadenza ordinari, rendendo tardiva la notifica delle cartelle.
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Scorrimento graduatoria: stop con nuova legge
La Corte di Cassazione ha stabilito che lo scorrimento graduatoria di un concorso interno non è più possibile se una nuova legge (ius superveniens) modifica le modalità di progressione di carriera, imponendo concorsi pubblici. Nel caso di specie, il D.Lgs. 150/2009 ha impedito a un'amministrazione pubblica di promuovere dipendenti attingendo da una graduatoria di un concorso puramente interno bandito prima del 2010, annullando la decisione favorevole della Corte d'Appello.
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Scorrimento graduatoria: nuove regole e ius superveniens
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 14732/2024, ha stabilito che lo scorrimento graduatoria di un concorso interno non è un diritto soggettivo dei candidati. La normativa applicabile è quella vigente al momento della decisione di coprire i posti vacanti (ius superveniens), non quella del bando. Pertanto, l'entrata in vigore del d.lgs. n. 150/2009 ha legittimamente impedito la promozione di dipendenti pubblici idonei in una graduatoria precedente, in quanto la nuova legge ha modificato le modalità di progressione verticale, richiedendo concorsi pubblici.
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Revoca incarico dirigenziale: il risarcimento del danno
La Corte di Cassazione chiarisce la natura del danno risarcibile in caso di revoca di un incarico dirigenziale da parte della Pubblica Amministrazione, avvenuta prima della registrazione del contratto da parte della Corte dei Conti. L'ordinanza stabilisce che l'illegittimità del comportamento della PA, che viola il legittimo affidamento del dirigente, non dà diritto al risarcimento dello stipendio non percepito (danno da interesse positivo), bensì solo al rimborso delle spese sostenute e delle occasioni di lavoro perse (danno da interesse negativo), che devono essere specificamente provate.
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Assegnazione alloggio popolare: no a leggi successive
Una cittadina, occupante un alloggio pubblico, si è vista respingere la richiesta di assegnazione formale. La sua domanda si basava su una legge che richiedeva l'occupazione entro una data specifica, requisito che non è riuscita a provare. Successivamente, ha tentato di avvalersi di una nuova legge più permissiva, ma la Corte di Cassazione ha rigettato il suo ricorso. La Corte ha stabilito che la nuova legge non è retroattiva e che invocarla costituisce una domanda nuova, inammissibile nelle fasi avanzate del processo. La decisione conferma che i requisiti per l'assegnazione alloggio popolare devono esistere al momento della richiesta originaria e che una semplice autodichiarazione non è prova sufficiente.
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Impugnazione estratto di ruolo: quando si può agire?
Un professionista ha impugnato un estratto di ruolo per contributi previdenziali non versati. La Corte di Cassazione, applicando una nuova normativa (ius superveniens), ha dichiarato l'azione inammissibile. La Corte ha stabilito che l'impugnazione estratto di ruolo è consentita solo se il contribuente dimostra un pregiudizio concreto e specifico, come l'impossibilità di partecipare a gare d'appalto o la perdita di benefici. In assenza di tale prova, manca l'interesse ad agire, condizione essenziale per l'azione legale. La sentenza d'appello è stata quindi annullata senza rinvio.
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Danno alla professionalità: limiti del risarcimento
Un lavoratore chiede il risarcimento per danno alla professionalità per un periodo di inattività forzata. La Corte di Cassazione accoglie parzialmente il ricorso dell'azienda, stabilendo che il risarcimento non può estendersi al periodo precedente la sentenza di conversione del contratto, poiché tale periodo è già coperto da una penale di legge. La Corte ha chiarito i limiti della domanda giudiziale, annullando la decisione che aveva concesso un risarcimento per un periodo non richiesto dal lavoratore.
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