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Ius Novum

5 provvedimenti applicano questo termine

Definizione

Letteralmente 'diritto nuovo'. In ambito processuale, indica una domanda o un'eccezione nuova, presentata per la prima volta in appello o in Cassazione, e che per questo è generalmente inammissibile.

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Validità contratti collettivi: il giudicato tutela la retribuzione
Un gruppo di Lavoratori, esperti linguistici di un'Università, ha contestato la riduzione della propria retribuzione. L'Università aveva applicato un Contratto Collettivo Integrativo (CCI) del 2014 con presunto effetto retroattivo, sostenendo la nullità del precedente CCI del 2006 per mancanza di copertura finanziaria. I Lavoratori avevano già ottenuto decreti ingiuntivi definitivi per mensilità precedenti. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso dei Lavoratori. Ha stabilito che il giudicato formatosi sulla validità contratti collettivi del 2006 si estende ai periodi successivi. Questo impedisce all'Università di contestare nuovamente la validità di quel contratto. La sentenza d'Appello che aveva dato ragione all'Università è stata annullata. La causa tornerà in Appello per una nuova decisione, che dovrà tenere conto della validità accertata del CCI 2006.
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Errore di Fatto Revocatorio: No alla Revoca se è Errore di Diritto
Una società subappaltatrice tenta di annullare una sentenza definitiva della Cassazione tramite il rimedio della revocazione, lamentando un errore di fatto revocatorio. Sostiene che la Corte abbia erroneamente qualificato come nuove le sue contestazioni sulla nullità del contratto e abbia citato precedenti giuridici in modo improprio. La Cassazione, però, respinge il ricorso. Stabilisce che le critiche della società non riguardano una svista materiale sui fatti, ma un disaccordo con la valutazione giuridica della Corte. Si tratta quindi di un 'errore di diritto', non di un errore di fatto revocatorio. Di conseguenza, la richiesta di revocazione viene dichiarata inammissibile, confermando la decisione precedente.
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Permesso premio per reati ostativi: la Cassazione annulla il no
Un detenuto condannato per un reato associativo si è visto negare il permesso premio perché non aveva collaborato con la giustizia. Il Tribunale di Sorveglianza ha ritenuto che non avesse superato la presunzione di pericolosità. La Corte di Cassazione ha annullato questa decisione, stabilendo un principio fondamentale: per negare il permesso premio per reati ostativi non basta la mancata collaborazione. Il giudice deve effettuare una valutazione completa di tutti gli elementi disponibili (condotta, percorso rieducativo, assenza di contatti) per verificare se i legami con la criminalità siano effettivamente cessati. La Cassazione ha quindi rinviato il caso al Tribunale per un nuovo esame basato su questo criterio più ampio.
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Concordato in appello: quando il ricorso è inammissibile
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 46057/2023, ha dichiarato inammissibili i ricorsi di alcuni imputati che avevano precedentemente raggiunto un accordo sulla pena in appello. La Corte ha chiarito che il 'concordato in appello' preclude la possibilità di impugnare la sentenza, anche qualora intervengano nuove norme più favorevoli, come la Riforma Cartabia che ha modificato la procedibilità del reato di furto. La decisione ribadisce che l'accordo sulla pena implica una rinuncia ai motivi di gravame che non può essere superata da successive modifiche legislative.
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Motivazione atto impositivo: i limiti per il Fisco
Un contribuente si è visto revocare un piano di rateizzazione per un presunto ritardo. In tribunale, l'Agenzia delle Entrate ha introdotto nuove motivazioni. La Cassazione ha annullato la decisione, riaffermando il principio che la motivazione dell'atto impositivo non può essere modificata in corso di causa, poiché ciò viola il diritto di difesa del cittadino.
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