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Istanza Di Dissequestro

8 provvedimenti applicano questo termine

Definizione

La richiesta formale presentata al giudice per ottenere la liberazione di beni sottoposti a sequestro e la loro restituzione a chi ne ha diritto.

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Istanza di dissequestro: vietati nuovi motivi in Cassazione
Un imprenditore ha presentato un'istanza di dissequestro per riottenere i beni aziendali bloccati a seguito di indagini per reati tributari. L'interessato ha motivato la domanda iniziale con la sola urgenza di riprendere le normali attività d'impresa. I giudici territoriali hanno respinto la richiesta. L'imprenditore ha quindi proposto ricorso per Cassazione, introducendo per la prima volta motivi giuridici del tutto nuovi, tra cui la prescrizione di alcuni reati e l'annullamento di precedenti contestazioni. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. Chi impugna un provvedimento cautelare non può sollevare questioni mai indicate nella domanda originaria. Il ricorrente deve inoltre pagare le spese processuali e una sanzione economica.
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Sequestro probatorio: Riesame e opposizione a confronto
L'Indagato subisce il sequestro probatorio di una somma di denaro pari a 15.800 euro nell'ambito di un'indagine per delitti aggravati dal metodo mafioso. La difesa richiede la restituzione della somma sostenendo la liceità della provenienza economica e l'assenza del nesso con il reato. A seguito del rifiuto del Pubblico Ministero, l'Indagato presenta opposizione dinanzi al Giudice per le Indagini Preliminari. Il Giudice dichiara l'inammissibilità della richiesta poiché le contestazioni sulla validità genetica della misura spettano esclusivamente al Tribunale del Riesame. La Corte di Cassazione conferma integralmente la pronuncia: l'opposizione al diniego di dissequestro serve solo a verificare la persistenza delle esigenze d'indagine e non a rimettere in discussione la legittimità originaria del sequestro probatorio.
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Istanza di dissequestro: no alla decisione senza udienza
Il G.I.P. del Tribunale di Roma respingeva immediatamente l'opposizione presentata dall'Indagato contro il rifiuto del Pubblico Ministero di restituire un business plan sequestrato nell'ambito di un'indagine per traffico di stupefacenti. La decisione veniva presa lo stesso giorno del deposito, senza convocare le parti. L'Indagato proponeva ricorso per cassazione denunciando la violazione delle regole sul contraddittorio. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso, stabilendo che la decisione sull'istanza di dissequestro non può essere assunta senza garantire il confronto tra le parti. Di conseguenza, la Suprema Corte ha annullato l'ordinanza impugnata e ha ordinato la trasmissione degli atti al Tribunale di Roma affinché decida nuovamente nel pieno rispetto del diritto di difesa.
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Istanza di dissequestro: persi i soldi senza prove di lavoro
Il Condannato, ritenuto colpevole di spaccio di stupefacenti, ha subito la confisca di oltre 46.000 euro poiché la somma era sproporzionata rispetto al suo unico reddito ufficiale, costituito dall'assegno di disoccupazione. La difesa ha presentato un'istanza di dissequestro sostenendo che il denaro derivasse da un regolare lavoro svolto in passato. Il Tribunale ha respinto la richiesta e la Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che, dopo una sentenza di condanna che dispone la confisca, non è possibile chiedere nuovamente la restituzione dei beni basandosi sugli stessi elementi già valutati dal giudice del processo. Per proporre una nuova istanza occorrono fatti del tutto nuovi. Di conseguenza, il ricorrente ha perso definitivamente la somma e dovrà pagare le spese processuali.
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Sequestro sproporzionato: PC restituito dopo la copia forense
Un uomo, indagato per riciclaggio, chiede la restituzione dei suoi dispositivi informatici sequestrati. Il giudice nega la richiesta, nonostante le autorità avessero già eseguito una copia forense dei dati. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso dell'indagato, stabilendo un principio fondamentale: il sequestro non può durare più del tempo strettamente necessario per le analisi. Trattenere gli originali dopo aver fatto le copie costituisce un sequestro probatorio sproporzionato e illegittimo, a meno che non ci siano specifiche e comprovate difficoltà tecniche. La Corte ha quindi annullato la decisione e rinviato il caso al giudice per una nuova valutazione.
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Appello cautelare: l’interesse personale è decisivo
Un imprenditore e le sue due società ricorrono in Cassazione contro un'ordinanza di sequestro per reati fiscali. La Suprema Corte accoglie il ricorso dell'imprenditore per i beni personali, riconoscendo il suo interesse diretto, ma dichiara inammissibili i ricorsi delle società. La decisione chiarisce i requisiti procedurali per l'appello cautelare, sottolineando la distinzione tra la posizione della persona fisica e quella del legale rappresentante e l'importanza di sollevare le eccezioni nei tempi corretti.
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Terzo in buona fede: come tutelarsi nel sequestro
Un investitore aveva depositato oro presso una società tramite un contratto di investimento. A seguito di un sequestro preventivo dei beni della società per reati tributari, l'investitore ha chiesto la restituzione del suo oro. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il suo ricorso, chiarendo che il terzo in buona fede non può agire con un appello diretto per il dissequestro, ma deve insinuare il proprio diritto di credito nelle apposite procedure di verifica dello stato passivo previste dal Codice Antimafia. La decisione si basa sull'impossibilità di identificare fisicamente l'oro specifico dell'investitore, che era confluito nel patrimonio generale della società sequestrata.
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Sequestro beni: il terzo creditore e la tutela
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un investitore che chiedeva la restituzione di oro, o del suo controvalore, da una società soggetta a sequestro beni per reati tributari. La Corte ha stabilito che, non essendo l'oro specificamente identificato e separato, e essendo stato venduto dall'amministratore giudiziario, il diritto dell'investitore si è trasformato da diritto di proprietà a mero diritto di credito. Pertanto, la tutela non risiede nell'istanza di dissequestro, ma nella procedura di verifica dei crediti prevista dal Codice Antimafia.
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